«Il mio sì al referendum per avere un giudice davvero terzo»

Di Francesco Amicone
15 Febbraio 2026
«Se ci sono due squadre in campo, l’arbitro non può far parte di una delle due. È una necessità che va al di là della buona fede dei singoli». Intervista al giornalista Pierluigi Battista
magistrati, inaugurazione anno giudiziario

«La separazione delle carriere dei magistrati è un passo importante per garantire la terzietà del giudice e l’equidistanza dalle parti, l’accusa e la difesa» dice Pierluigi Battista a Tempi. Come il comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi di cui fa parte, l’editorialista storico del Corriere della Sera e da qualche anno dell’Huffington Post si è schierato a favore della riforma della giustizia portata avanti dal ministro Carlo Nordio (su cui Tempi ha organizzato un incontro a Milano il 13 marzo).

Pierluigi Battista (foto Ansa)
Pierluigi Battista (foto Ansa)

Chi vota “no” al referendum sostiene che la separazione delle carriere non servirebbe.

L’articolo 111 della Costituzione parla chiaro sul giudice imparziale che deve essere una garanzia per tutti. Oggi esiste solo una separazione delle funzioni. Giudici e pubblici ministeri sono colleghi e condizionano le rispettive carriere. La loro valutazione dipende dalle stesse correnti politiche della magistratura. Non c’è merito. Molti vengono scelti per incarichi direttivi solo se si affidano a una “cosca”.

Una “corrente”?

Sono nate con degli ideali, ma ora sono solo un centro di potere. Ci sono giochi di equilibrio che vanno a scapito della giustizia. La riforma serve anche per difendere l’autonomia dei singoli magistrati da questo centro di potere.

I giudici italiani sono già imparziali e terzi, si dice. Infatti, la metà delle sentenze penali sono assoluzioni…

Questa percentuale elevata significa che molti di quei processi sono inutili. I giudici dell’indagine/udienza preliminare accolgono le richieste dell’accusa nel 90 per cento dei casi. Arrivano al dibattimento processi penali che non dovrebbero esistere.

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La separazione delle carriere come aiuterebbe?

Nella sua semplice essenza garantisce che il giudice sia imparziale e terzo. So che è un esempio logoro, ma è efficace. Se ci sono due squadre in campo, l’arbitro non può far parte di una delle due. È una necessità che va al di là della buona fede dei singoli.

I giudici sono condizionati?

Sì, c’è una questione psicologica. Se so che da te pubblico ministero dipende la mia carriera, il mio atteggiamento sarà diverso da quello che avrò con la difesa.

Questa è una riforma della destra che vuole assoggettare il pm all’esecutivo” si sente dire da molti sostenitori del “no”.

Viene proiettato nel futuro un pericolo che non c’è. La questione è il rapporto tra giustizia e cittadino. Un cittadino non dovrebbe sospettare che il giudice favorisca l’accusa. Mina la fiducia nella giustizia. E poi come si fa a essere contrari alla separazione delle carriere perché Casa Pound vota “sì”? Erano sostenitori anche esponenti del Pd, come Deborah Serracchiani, prima di cambiare idea… Si dimenticano Giuliano Vassalli, Gian Domenico Pisapia?

Anche il magistrato Giovanni Falcone era favorevole alla separazione delle carriere.

Sì, e il procuratore Nicola Gratteri ha citato in televisione un’intervista dove Falcone avrebbe detto il contrario. Peccato fosse falsa.

La riforma interviene anche sul Consiglio superiore della magistratura.

L’introduzione del sorteggio invece delle nomine per i componenti del Csm dovrebbe liberare la magistratura dal dominio delle correnti. La terza gamba della riforma è l’istituzione dell’Alta Corte, che modifica l’apparato disciplinare. Per quanto riguarda le sanzioni, per ora al Csm spadroneggia l’omertà.

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