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Referendum. Le ragioni per il sì ci sono. Ora serve il coraggio di sostenerle

Di Emanuele Boffi
11 Febbraio 2026
La sinistra è in campagna elettorale per bloccare la riforma Nordio, il centrodestra traccheggia. Non basta che la maggioranza degli italiani sia favorevole, bisogna mobilitarsi per convincerli ad andare a votare
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante la cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte Suprema di Cassazione, Roma 30 gennaio 2026
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante la cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte Suprema di Cassazione, Roma 30 gennaio 2026 (Foto Ansa)

L'impressione è che abbia ragione Salvatore Merlo a scrivere che «a furia di non voler fare come Renzi al referendum, Meloni rischia la fine di Renzi al referendum» (Il Foglio). Da un lato, c'è il «sì latitante», dall'altra, il «no militante». Ed è un problema perché la posta in gioco non è di poco conto e la sinistra e i suoi giornali sembrano averlo compreso, mentre il centrodestra pare traccheggiare su una linea che definire timida è poco. Così, scrive Merlo, «mentre l'opposizione organizza convegni nelle università e popola i talk show televisivi, il fronte del sì oppone una resistenza che ricorda più l'arte della latitanza che quella della presenza militante. Il risultato è che, mentre l'elettore di centrosinistra - quello sì mobilitatissimo, infervorato, pronto alla barricata - tratta il referendum come un plebiscito su Giorgia Meloni, l'elettore di centrodestra si comporta come se dovesse emendare il Codice Napoleonico». Giorgia Meloni non vuole fare la fine di Renzi, e si capis...

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