Accusare il governo Meloni di volere le "mani libere" è ridicolo. Se c'è un organo dello Stato che fa quel che vuole, questo è la magistratura che blocca il Paese e promuove inchieste spericolate
La protesta dell'Anm contro la riforma Nordio davanti al Palazzo di Giustizia a Milano, 10 giugno 2025 (Ansa)
Ha ragione il nostro Lodovico Festa a scrivere che «sarà un anno intenso, destinato idealmente a protrarsi fino al 2027, cioè fino alla scadenza della legislatura e alle successive elezioni». La riforma della giustizia e il conseguente referendum segnano politicamente e idealmente una cesura tra due epoche. Come ha scritto sempre Festa su Tempi «occorre trovare finalmente una soluzione all’irrisolta fase storica iniziata con Mani Pulite nel 1993 e che dopo oltre trent’anni va chiusa in maniera definitiva. Con uno sconfitto e con un vincitore».
Ieri sul Giornale il politologo Giovanni Orsina ha messo bene in fila le questioni in ballo.
«Quando, la primavera prossima, voteremo al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia che ha appena completato il suo iter parlamentare, ci troveremo a dare tre voti in uno. Il primo sarà sul merito della riforma. Il secondo sul rapporto fra politica e magistratura. Il terzo, purtroppo ma inevitabilmente, sarà un voto politico pro o contro...
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