Attrazione per la meta

C’è UNA CONCILIAZIONE TRA CRISTIANESIMO E SOGNO AMERICANO CHE NON SI RIDUCE ALLA SEPARAZIONE TRA FEDE E VITA: è QUELLA DELLA GRAZIA PER CUI LA META ENTRA NELLA NOSTRA VITA

«Il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati ma nel tendere continuamente alla meta». Leggo questa frase a un gruppo di persone che non sa nulla del Meeting di Rimini né di Comunione e Liberazione. Alcuni hanno pensato che questa provenisse dalla campagna elettorale di Bush o Kerry e l’hanno liquidata come uno slogan dal sapore politico. Il resto della platea mi ha chiesto quale fosse il suo significato. «è la reale definizione di progresso», ha aggiunto qualcuno. Raggiungere la meta blocca tutto il progresso. «è ciò di cui è fatta la vita», hanno detto altri. Smettere di impegnarsi significa morire. Quando ho rivelato che la frase arrivava da una fonte cattolica, alcuni hanno pensato che si trattasse della descrizione della “vita mistica”, qualcosa come i livelli della contemplazione di san Giovanni della Croce o santa Teresa d’Avila. Il resto degli uditori ha interpretato la frase come la descrizione della “ricerca della santità”, o altre domande spirituali. Nessuno è stato realmente colpito o provocato da essa. Tutti consideravano la frase più o meno ovvia. Per essere onesto, in effetti questo è il problema di questa frase quando è letta fuori dal contesto. Non c’è nulla di sorprendente in essa. Effettivamente, suona molto “americana”. Questa nazione è tenuta insieme da un “impegno continuo”. La nostra unità è sostenuta da un impegno verso il futuro, visto che non c’è un passato comune che unisca la sbalorditiva varietà di razze, gruppi etnici, nazionalità d’origine e culture che caratterizzano la nostra cittadinanza. Questo “impegno finalizzato verso la meta” (libertà, felicità, successo economico, ecc) è ciò che rappresenta il cosiddetto “sogno americano” e se mai pensassimo di essere veramente “arrivati”, la nostra storia cesserebbe. Di più; “impegnarsi ma non essere ancora arrivati” sembra assicurare la possibilità di cambiamento e questo è importante per il “sogno americano”. La libertà sembra che richieda la possibilità di cambiare i sentieri della ricerca della felicità tanto quanto l’aperta mancanza di una fine nel non essere arrivati. è stato esattamente questo spirito che ha dato vita all’espansione verso Ovest nella nostra storia e alla fascinazione tutta americana per i grandi spazi. La libertà sembra inoltre richiedere la possibilità di scegliere e cambiare la meta verso la quale noi progrediamo. Questa meta può essere pianificata da una comunità di persone ma ultimamente ciò che conta è il diritto individuale di pianificare la propria meta personale. Il cristianesimo americano deve accettare queste condizioni o altrimenti sarà considerato un ostacolo alla realizzazione del “progetto” che definisce la nazione americana. E fino a tempo recente, prima che il secolarismo traesse le logiche conclusioni da questa visione della storia, il cristianesimo protestante americano accettò nel complesso queste condizioni. è stato il cattolicesimo a porre una minaccia alla libertà americana come “sforzo verso la meta che non si raggiunge mai” e alla libertà individuale di scegliere e cambiare meta. Il problema era pretesa cattolica di essere la via. Interiorizzando o spiritualizzando la meta – cioè, accettando la divisione tra fede ed esperienza che costituisce la condizione moderna per la tolleranza religiosa – molti cattolici americani trovarono una via per accettare le condizioni per una compatibilità culturale col progetto americano. Si può notare questo nell’insistenza di John Kerry (che parla a nome di molti politici cattolici in entrambi gli schieramenti) sul fatto che, sebbene pensi personalmente che la vita comincia con il concepimento e che l’aborto sia quindi immorale, ritiene di non poter “imporre la sua fede” agli altri cercando di cambiare la legislazione che riguarda l’aborto. Improvvisamente, i vescovi hanno minacciato di negargli la comunione. è importante capire che la posizione di Kerry e di altri politici cattolici non è necessariamente un trucco politico. è il risultato della implicita accettazione della divisione tra fede ed esperienza della vita necessaria per provare la compatibilità del cattolicesimo con la libertà americana. è comprensibile che questi politici ora siano sorpresi da ciò che vedono come un cambio delle tattiche, un tradimento di come il Concilio Vaticano II fu interpretato per i cattolici americani come una rimozione finale di tutte le tensioni tra cattolicesimo e sogno americano. Questa interpretazione del tema del Meeting è un esempio di ciò che don Giussani (in Perché la Chiesa) chiama la difficoltà presente nel capire il vocabolario cristiano. Le parole sono le stesse – progresso, impegno, arrivo, meta – ma non significano ciò che significano nel vocabolario cristiano. Il vocabolario cristiano presuppone l’esperienza della grazia, cioè, di un’attrazione che non può essere spiegata da nient’altro che sia stato incontrato prima, e che indica la presenza di qualcosa di radicalmente nuovo e sempre nuovo. “Progresso”, quindi, è il movimento in una direzione che non abbiamo cominciato verso una meta che non abbiamo posto noi. La meta, per così dire, entra nella nostra vita, nel nostro mondo, e genera l’attrazione che governa il progresso. Per la sua natura di qualcosa sempre di nuovo, noi non siamo mai tentati di cambiare la meta. La nostra esperienza è di un’attrazione che ci porta sempre al di là delle possibilità dei nostri sforzi. è per questo che piuttosto che limitare la nostra libertà, questa meta la rende possibile permettendoci di andare oltre le possibilità intrinseche ai particolari momenti del nostro cammino verso di essa. Questa esperienza non può essere ridotta al livello della “vita interiore”. Essa impegna qualsiasi cosa nella nostra vita. Ci apre la possibilità di novità in questo mondo e per questo mondo, permettendo che si trasformi sempre in un nuovo mondo, impedendo ad ogni potere o ideologia totalitaria di assoggettarci alla sua visione di ciò che è possibile o desiderabile. Una meta del genere, una attrazione simile, non rappresenta alcuna minaccia alla ricerca della felicità. Al contrario, dischiude sempre la possibilità di superare gli ostacoli che si frappongono ad essa, inclusa la morte. La nostra meta è la vita dell’umanità risorta di Cristo comunicataci attraverso lo Spirito Santo creatore. Non è qualcosa che succede solo alla nostra “anima”, ma a tutta la nostra umanità, al nostro rapporto con gli altri, con tutto il creato, e con il Mistero del nostro destino. Ogni singolo momento e occasione diventano un nuovo inizio, un nuovo punto di partenza. Per questo noi diciamo che il nostro progresso non consiste nel presumere di aver raggiunto la meta ma nel continuo impegno per raggiungerla. Se l’esperienza dell’incontro con Cristo è assente, questa frase è senza significato, o pericolosa.