«Stepanakert rischia di diventare la nuova Sarajevo»

L’Azerbaigian sta vincendo la guerra nel Nagorno Karabakh: per gli armeni potrebbe essere una «catastrofe»

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L’Azerbaigian è sempre più vicino a trionfare nella guerra contro l’Armenia e il presidente Ilham Aliyev già canta vittoria e parla di come tratterà, bontà sua, gli armeni che risiedono nel Nagorno Karabakh. Le truppe azere, grazie al cruciale appoggio militare dei jet e dei droni turchi, sono a un passo dal penetrare nella città di Shushi e dal prendere il controllo del fondamentale corridoio di Lachin, il passo montuoso che divide l’Armenia dalla Repubblica dell’Artsakh e che rappresenta un territorio strategico per la guerra. «Se venisse preso il corridoio di Lachin», spiega un colonnello dell’esercito russo in pensione a Reuters, Viktor Mirakhovsky, «sarebbe una catastrofe per il Nagorno Karabakh. Per l’Armenia diventerebbe impossibile inviare cibo e gasolio alla popolazione. Una volta preso quel corridoio, la caduta del Nagorno Karabakh diventerebbe solo una questione di tempo».

«STEPANAKERT PUÒ DIVENTARE LA NUOVA SARAJEVO»

In poco più di un mese, gli azeri hanno riconquistato la maggior parte dei territori persi nel conflitto degli anni Novanta. Ormai si trovano a meno di cinque chilometri da Shushi, la cui cattedrale di Cristo San Salvatore è già stata bombardata nella scorse settimane dall’artiglieria azera: «Se l’Azerbaigian conquista la città, la capitale Stepanakert diventerà la nuova Sarajevo», ha spiegato Neil Melvin, direttore degli studi di sicurezza internazionale al think tank Rusi di Londra.

Parlando a Repubblica, il presidente Aliyev ha dichiarato: «Prometto a tutti gli armeni che oggi vivono nel Nagorno Karabakh che potranno continuare a viverci in pace e dignità. La loro situazione economica si rafforzerà e vivranno vite migliori». Ovviamente, nessuno gli crede visto il coinvolgimento della Turchia, che non ha ancora mai ammesso lo sterminio da parte del morente impero ottomano di 1,5 milioni di armeni nel genocidio del 1915. Anche il modo in cui gli azeri tentarono di radere al suolo il patrimonio culturale degli armeni negli anni Novanta non è certo di buon auspicio, per non parlare delle oltre 5.000 persone già morte nell’attuale conflitto iniziato da Baku.

«100 DOLLARI PER OGNI ARMENO DECAPITATO»

Aliyev ha anche definito una «frottola» l’impiego in guerra di mercenari siriani pagati dalla Turchia, nonostante le numerose prove riportate dagli inviati in Siria dei migliori quotidiani al mondo. Oggi l’agenzia di stampa Armen Press ha riportato le dichiarazioni rilasciate ai magistrati armeni da Yusuf Alaabet al-Hajji, mercenario siriano proveniente dalla regione di Idlib catturato in battaglia. Yusuf, partito dalla Siria 15 giorni fa e subito impiegato al fronte dall’esercito azero, ha dichiarato di aver ricevuto la promessa di uno stipendio da 2.000 dollari mensili.

Il mercenario, le cui dichiarazioni non possono essere verificate in maniera indipendente, ha anche spiegato che il comandante ha ordinato a lui e ad altre centinaia di estremisti siriani di «massacrare tutti gli armeni» che avrebbero incontrato. «Ci hanno detto che ognuno di noi avrebbe ricevuto 100 dollari in più per ogni armeno decapitato. Ci hanno anche armato di lunghi coltelli. Quelli di noi che avevano paura hanno ricevuto alcuni farmaci speciali dai militari azeri e hanno smesso di provare paura dopo averli presi».

LO STATUS QUO «È FINITO»

Mentre la guerra infuria si attendono i colloqui di Ginevra di venerdì, nella speranza che possano portare a un nuovo cessate il fuoco, anche se gli ultimi tre sono durati appena pochi minuti. Di sicuro, vista la decisione della Russia di non intervenire a fianco degli armeni e la situazione critica sul campo, il ritorno allo “status quo” sembra sempre più improbabile: «Russia e Turchia dovranno trovare una soluzione», spiega Michael Kofman, direttore del programma di studi sulla Russia del gruppo americano di ricerca Cna. «Ma la situazione del Nagorno Karabakh che dura da 30 anni non esiste più».

@LeoneGrotti

Foto Ansa