Nagorno Karabakh. La guerra va fermata prima che diventi «genocidio»

Mentre la Turchia continua a inviare mercenari siriani a sostegno dell’Azerbaigian, si delinea uno scenario inquietante che può far deflagrare il conflitto in modo irreparabile

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Centinaia di ribelli siriani hanno accettato circa duemila dollari di paga dalla Turchia per andare a combattere con l’Azerbaigian contro gli armeni del Nagorno Karabakh. Altre centinaia di islamisti si stanno arruolando e sono pronti a partire per il fronte. È quanto rivelano due fonti siriane al Wall Street Journal.

«LAGGIÙ È UN INFERNO»

Da metà settembre, spiega un ribelle, cioè oltre due settimane prima che l’Azerbaigian attaccasse la Repubblica dell’Artsakh, i ribelli sono stati inviati con voli turchi in Azerbaigian a gruppi di cento. Molti sono già morti, altri hanno chiesto di ritornare in Siria, sconvolti dalla violenza degli scontri. «Andare in Libia o in Azerbaigian è diventato normale», dichiara un mercenario al Wsj. «Alla gente non interessa per chi o per che cosa combatte, pensa solo ai soldi. Ma laggiù è l’inferno».

Il cessate il fuoco raggiunto sabato con la mediazione della Russia ha retto poche ore. Le armi sono presto tornate a parlare e da questo punto di vista, spiega l’Associated Press, la situazione è impari. Se le forze del Nagorno Karabah fanno ancora affidamento su vecchie armi sovietiche, l’Azerbaigian è ormai dotato di droni moderni e sistemi missilistici a lungo raggio, forniti dai paesi confinanti e dalla Turchia, e ha l’assistenza degli F-16 di Erdogan.

LO SCENARIO PEGGIORE

«Se le forze armene nel Nagorno Karabakh dovessero cominciare a perdere terreno, l’Armenia potrebbe alzare il livello del conflitto riconoscendo l’indipendenza della regione separatista e affrontando apertamente l’Azerbaigian dal punto di vista militare». L’Armenia è dotata di potenti sistemi missilistici Iskander ad alta precisione, acquistati dai russi, ma non li ha ancora mai utilizzati.

Se la guerra si mettesse male, però, potrebbe essere «tentata di usarli» magari per «colpire la condotta petrolifera che porta il petrolio dal mar Caspio fino in Turchia e in Occidente». Se la condotta strategica fosse distrutta, l’Azerbaigian potrebbe però rispondere puntando i suoi missili contro la centrale nucleare di Metsamor, una minaccia già avanzata dagli azeri, che «le autorità armene hanno denunciato come tentativo di “genocidio”».

RUSSIA CONTRO TURCHIA

Se però l’Azerbaigian attaccasse direttamente l’Armenia , in basso al patto militare firmato da Erevan e Mosca, la Russia di Vladimir Putin sarebbe costretta a intervenire in difesa degli armeni. A quel punto, «difficilmente Erdogan starebbe a guardare». Ce n’è a sufficienza per capire che anche l’Unione Europea deve fare ogni sforzo possibile per fermare la guerra immediatamente.

Foto Ansa