Per i suoi vent’anni da arcivescovo, Jeanbart racconta «l’ultimo flagello di Aleppo: l’esodo apocalittico dei cristiani»

«Alla fine della mia carriera, a causa di un disastro umanitario senza precedenti, mi è stato dato un nuovo mandato, con risultato incerto e incerte indicazioni»

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«Sono passati vent’anni esatti. Il 16 settembre 1995 la Chiesa mi ha ritenuto degno di essere nominato a capo della diocesi di Aleppo». Inizia così una lettera inviata ad Aid to the Church in need, e pubblicata solo ieri, dall’arcivescovo melchita Jean-Clément Jeanbart per ricordare questo importante anniversario. 

SARAJEVO DEL XXI SECOLO. La città di Aleppo è stata definita la “Sarajevo del XXI secolo” dal cardinale Angelo Scola. Divisa in due, la parte ovest in mano al governo, quella est in mano ai ribelli jihadisti, è da oltre tre anni vittima dei combattimenti. I terroristi da anni lasciano la popolazione di Aleppo ovest senz’acqua ed elettricità e fanno cadere bombe e razzi sulle case e le strade in modo indiscriminato.

«BOMBARDANO MENTRE SCRIVO». «Oggi – continua la lettera – mentre scrivo queste righe, le bombe piovono giù sui quartieri residenziali della città. Potrebbero esserci almeno 60 morti e 300 feriti. La gente è frastornata, non sa dove trovare rifugio. Tre mesi fa ho dovuto abbandonare la mia residenza nell’arcidiocesi, pesantemente danneggiata dopo un bombardamento».

NUOVA MISSIONE. Quattro anni fa, spiega l’arcivescovo, «la mia missione ha cambiato direzione. Confortare la gente e incoraggiarla a perseverare sono diventati sforzi indispensabili. Aiutare i fedeli in difficoltà ora è una priorità per me. Alla fine della mia carriera, a causa di un disastro umanitario senza precedenti, mi è stato dato un nuovo mandato, con risultato incerto e incerte indicazioni».

«L’ULTIMO FLAGELLO». Dopo aver parlato di quanto la città e la popolazione siano diventati «miserabili», monsignor Jeanbart descrive «l’ultimo flagello che ci affligge oggi: l’esodo dei cristiani». «È una forma di deportazione, che condanna i nostri fedeli a un esilio umiliante e costringe la nostra Chiesa vecchia di 2000 anni ad inaridire. Chi ci attacca voleva ottenere questo risultato. Prima di tutto, hanno terrorizzato il popolo in città; poi hanno distrutto le imprese, i commerci, le istituzioni, le case, hanno obbligato la popolazione ad andarsene. Infine, hanno reso questa fuga possibile permettendo ai trafficanti di organizzare convogli verso l’Occidente. Che tragedia!».

«ESODO APOCALITTICO». L’arcivescovo di Aleppo non esita a definire questo fenomeno «apocalittico», ma nonostante tutto «rimango fiducioso perché credo in Lui che ha promesso di restare con coloro che sono Suoi. (…) In questo anniversario del mio episcopato, mi auguro che voi vi uniate a me nel chiedere al Signore di proteggere i fedeli che mi ha affidato, perché questa Chiesa che ha due millenni possa continuare la sua presenza profetica in questa amata terra. Loro ci hanno dichiarato guerra, noi vogliamo la pace; loro cercano di distruggere, noi di costruire; loro provano a esiliarci, noi combattiamo per restare».

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