Arabia Saudita, lavoratore indiano protesta in un video virale

Il filmato diffuso da un attivista indiano ha causato l’arresto del padre di quattro figli: «Non mi pagano e non posso tornare a casa»

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Abdul-Sattar-Makandar

Si è trasferito dall’India all’Arabia Saudita per lavorare e mantenere i suoi quattro figli, si è ritrovato sfruttato e dopo aver protestato è finito in prigione. È la storia di Abdul Sattar Makandar, padre di 35 anni, nel regno wahabita da due.

«NON MI PAGANO». La settimana scorsa l’uomo ha realizzato un video per lamentare la sua situazione. «Il mio datore di lavoro non mi paga in modo appropriato, non mi dà neanche i soldi per mangiare» e mi impedisce di tornare a casa, riporta il Washington Post. Il filmato è diventato virale in India dopo essere stato pubblicato su internet da un famoso attivista locale per i diritti umani Kundan Srivastava.

LAVORATORI-SCHIAVI. In Arabia Saudita i lavoratori stranieri vengono trattati quasi come schiavi. Il caso più eclatante è quello dei migranti di nazionalità filippina, impiegati spesso come bandati o domestici, che secondo un rapporto del governo subiscono maltrattamenti, torture e abusi fisici o psicologici dal datore di lavoro nel 70 per cento dei casi. Sfuggire alle violenze è difficile perché solitamente il datore di lavoro confisca il passaporto all’impiegato.

DOPPIO ARRESTO. Dopo la diffusione del filmato Makandar è stato arrestato dalle autorità saudite con l’accusa di aver «diffuso informazioni false». La compagnia che ha assunto l’autista di camion, Al Suroor United Group, ha negato infatti i mancati pagamenti e ha intimato a Srivastava di cancellare subito il video e di scusarsi. Dopo le scuse pubbliche dell’attivista, anche Makandar è stato liberato ma solo per essere arrestato nuovamente la mattina seguente al rilascio in base ad accuse sconosciute.
Ora l’attivista sta cercando di contattare il governo indiano per ottenere aiuto, «ma nessuno mi risponde». Makandar intanto gli avrebbe scritto di temere di essere in pericolo di vita.


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