Altro che app per il turismo Lgbt. Una vera educazione sessuale insegnerebbe ai gay l’astinenza dalla “gay life”

Il paradosso in un post del blog curato per il Fatto quotidiano dalla consigliera Pd milanese Rosaria Iardino, lesbica e promotrice dell’applicazione Milano Gay Life

milano-gay-life-appLa consigliera del Pd al Comune di Milano Rosaria Iardino ha pubblicato ieri nel suo blog ospitato dal sito del Fatto quotidiano un post assai emblematico che ci sentiamo di raccomandare a tutti come lettura istruttiva.

La Iardino, lesbica dichiarata e fervida attivista del movimento Lgbt, è stata pubblicamente attaccata nei giorni scorsi da alcuni esponenti della comunità arcobaleno durante la presentazione di “Milano Gay Life”, la app per il turismo “gay friendly” consigliata dal portale istituzionale del Comune di Milano e illustrata alla cittadinanza appunto dalla stessa Iardino insieme all’assessore Franco D’Alfonso (qui il video e la cronaca della scenata). La parte critica del mondo omosessuale milanese accusa i creatori dell’applicazione, e quindi il Comune loro sponsor, di «censura» e «sessuofobia» perché Milano Gay Life promuove tutto il “turismo gay” possibile e immaginabile – mostre, concerti, bar, discoteche, perfino l’ubicazione dei distributori di preservativi – ma omette colpevolmente di reclamizzare saune e locali di cruising, ovvero proprio i luoghi dove gli omosessuali vanno a cercare avventure.

Ebbene, l’articolo apparso ieri, intitolato non a caso “Aids tra gli omosessuali: è giusto non promuovere il sesso occasionale”, è stato scritto dalla Iardino chiaramente per ribadire le ragioni della sua contrarietà a pubblicizzare certe attività in una app “istituzionale” («non è un problema mio dove la gente va a scopare», ha risposto a chi l’attaccava durante il lancio dell’iniziativa). E il testo contiene un paio di riflessioni che vale la pena di sottolineare.

La consigliera parte dall’allarme lanciato la settimana scorsa dall’Oms in relazione ai dati preoccupanti sulla diffusione dei malati di Aids tra gli omosessuali (qui l’articolo di tempi.it sull’argomento). «Addirittura – scrive la Iardino  – l’Organizzazione, nell’aggiornamento delle sue linee guida, consiglia ai gay a rischio di assumere gli antiretrovirali, per diminuire il pericolo di infezione. A parte il fatto che sono contraria all’utilizzo dei farmaci in via preventiva ma invece favorevole ad una maggiore diffusione dell’uso del preservativo, è terribile che si sia arrivati a questo punto. A 33 anni dalla scoperta del virus dell’Hiv torna la paura per una malattia che – a torto – si considerava oramai debellata».

A cosa sono serviti dunque 33 anni di “educazione sessuale” e di campagne per il “sesso sicuro”? In Italia, prende atto la Iardino, «i numeri ci dicono che gli omosessuali “più anziani” hanno ancora in mente cosa significava ammalarsi di Aids (…) e quindi tengono un approccio al problema giustamente guardingo», mentre sono proprio «i giovani omosessuali» (ovvero – aggiungiamo noi – i diretti destinatari di tali campagne) i più predisposti ad assumere un «atteggiamento poco responsabile». Insomma, scrive «amareggiata» la consigliera, «il messaggio che è passato è che con le terapie farmacologiche con l’Aids ci si può anche convivere, ma pensare questo è sbagliato!».

Ovviamente la consigliera si sente in dovere di ribattere all’Oms che invece è meglio insistere a parlare di «rischio contagio» e «dell’importanza di prevenirsi, utilizzando il preservativo, nell’ambito di un rapporto sessuale occasionale». Tuttavia dal suo articolo traspare anche qualche problematica meno banale, per esempio quando tenta di spiegare perché il Comune di Milano ha deciso di non linkare nella sua app arcobaleno «locali di cruising e un certo circuito di saune omosessuali». In quegli ambientini, scrive, «si sa» che «è possibile consumare sesso occasionale», e «magari non in tutti ma nella maggior parte, l’utilizzo del preservativo non è affatto una priorità». Ma una istituzione può a buon diritto continuare a dirsi “gay friendly” quando consiglia agli omosessuali dove andare a beccarsi l’Aids?

Il passaggio centrale, però, è un altro. E si tratta di un autentico paradosso rivelatore, dopo 33 anni passati a offrire inutilmente preservativi (e adesso applicazioni per smartphone) alla bella “Gay Life”. «Personalmente – scrive la Iardino – sostengo qualcosa di più: ci vuole una maggiore educazione e consapevolezza sessuale, per la quale conta di più l’astensione piuttosto che rischiare inutilmente». Il neretto è dell’autrice.