Allarme in Francia: atti omofobi aumentati del 78 per cento (ma lo dice l’associazione che taccia di omofobia perfino la Manif)

I dati del rapporto annuale di SOS Homophobie, già smentiti in passato da organi del governo, sono viziati da una visione liberticida

Secondo il rapporto annuale dell’associazione SOS Homophobie nel 2013 in Francia gli atti omofobi sono aumentati del 78 per cento. Il numero di atti «omofobi, lesbofobi, bifobi e transfobi sono esplosi nel 2013» raggiungendo i 3.517 casi. Su internet, in particolare, i messaggi omofobi sono «triplicati»: dai 656 del 2012 ai 1.723 del 2013.

CENSORI DOC. La laica République è dunque diventata nel giro di qualche mese un conglomerato di trogloditi retrogradi? Sembrerebbe. Ma forse non è così, soprattutto se si considerano i poco lusinghieri precedenti dell’associazione che ha raccolto questi numeri. SOS Homophobie detiene il record di censure su Twitter. Nel 2013 il social network ha ricevuto in totale 425 richieste di cancellazione di messaggi: 306 di queste (87 per cento) dalla Francia, seguita dalla Russia (14 per cento). A chiedere di censurare così tanti cinguettii non è stato però il ministero degli Interni ma SOS Homophobie, responsabile di 283 domande di censura su 306 (80,2 per cento del totale mondiale).

francia-sos-homophobie-rapportoNUMERI BALLERINI. Inoltre, nel precedente rapporto annuale, SOS Homophobie ha registrato un aumento di atti omofobi nel 2012 rispetto al 2011 del 27 per cento. Questi dati però sono stati smentiti seccamente dal report annuale ufficiale dell’Osservatorio nazionale della delinquenza e delle risposte penali, secondo cui nel 2012 il tasso di insulti omofobi si è attestato allo 0,3 per cento, in controtendenza rispetto alla media dello 0,4 per cento del periodo 2006-2011.

COS’È UN ATTO OMOFOBO? Come mai c’è così tanta discrepanza tra i numeri dell’associazione e quelli del ministero? La risposta sta nei criteri utilizzati da SOS Homophobie: «È omofobo un atto che rifiuta nell’agire quotidiano un diritto, un bene, un servizio a una persona, uomo o donna, in ragione della sua omosessualità reale o presunta», si legge sul loro sito. Per non parlare della «aggressione fisica, scritta o verbale».

CHI PROTESTA È OMOFOBO. Per esemplificare, chiunque si opponga al matrimonio tra due persone dello stesso sesso esponendo le sue ragioni su Twitter o manifestando in piazza è omofobo. Chiunque indossi una maglietta con il disegno di un papà, una mamma e due bambini è omofobo. Chiunque ricordi l’insegnamento della Chiesa cattolica sull’omosessualità è omofobo. Chiunque non sia d’accordo ad estendere la fecondazione assistita alle coppie di lesbiche o ad approvare l’utero in affitto per permettere alle coppie di uomini di avere bambini è omofobo.

«LATENTE OMOFOBIA». Se consideriamo, poi, che nel 2013 il governo socialista di François Hollande ha approvato la legge Taubira sul matrimonio e l’adozione gay, e che milioni di francesi sono scesi in piazza con la Manif pour tous per protestare rivendicando un’idea diversa (tradizionale) di famiglia e genitorialità, ecco spiegato l’aumento del 78 per cento di atti omofobi.
Ma quella gente – salvo rare eccezioni riportate anche nei rapporti ufficiali per un totale di 0,3 per cento – non insultava né discriminava le persone in base al loro orientamento sessuale, protestava semplicemente contro una legge rivendicando il diritto a pensarla diversamente dal governo. Quei milioni di persone non sapevano ancora che l’atto di pensarla diversamente dal mainstream culturale sarebbe stato chiamato un giorno da SOS Homophobie in un rapporto «latente omofobia».