Affari sinistri, gli immigrati e i ricercati di Bianco e le pistolettate di Repubblica

La settimana dei fatti non separati dalle opinioni

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Di tangenti rosse non ne vogliamo sapere A proposito della commissione d’inchiesta parlamentare su Tangentopoli, martedì 25, l’avvocato Carlo Taormina ha pubblicamente annunciato un dossier sulle inchieste più scottanti gestite in modo “a dir poco parziale da certe procure”. Intervistato dal Giornale, Taormina si è detto pronto a mettere a disposizione dei politici il materiale ora custodito lontano dal suo studio “per evitare spiacevoli incursioni notturne”. Si tratterebbe di carte che “permetteranno alla commissione di riscontrare la parzialità di certe indagini da parte di alcuni magistrati che non hanno avviato l’azione penale di fronte a precise notizie di reato su tangenti rosse e su importanti personaggi della politica. Di tutto ciò ne darò conto attraverso atti giudiziari già assunti dai quali risultano i coinvolgimenti di esponenti della sinistra”. Le procure interessate? “Le principali. Innanzitutto Milano, Palermo, poi Roma, Brescia, Genova, Torino, fino a Reggio Calabria e Messina”. Taormina ha spiegato anche di averli già tirati fuori a suo tempo i dossier, “ma non sono stato ascoltato e anzi sono stato vittima di reazioni brutali di cui darò anche qui, ampia dimostrazione”.

La notizia, quindi, è che in merito a una delle vicende più controverse della storia repubblicana che, in seguito anche ai riflessi drammatici delle ultime settimane, ha condotto alle decisione di istituire una commissione d’inchiesta parlamentare, l’avvocato Taormina avrebbe documenti di straordinario valore. E cosa succede? Che, Giornale a parte, nessun altro organo di informazione riferisce la notizia. Poi si dice la “par condicio”…

London Court Lunedì 24, in un’intervista al Corriere della Sera, Francesco Cossiga ha dichiarato: “L’altro giorno è stata pubblicata una ragnatela del potere economico che trova espressione nel potere politico dei Ds: parlo di un potere economico collegato e controllato dai Ds. In questa mappa – oltre a istituti come il Monte dei Paschi di Siena e la Bnl – veniva data una posizione particolare alla London Court, una giovane, vivace, coraggiosa, piccola banca d’affari. Ora sappiamo che queste banche servono a promuovere affari e organizzare le costellazioni del potere politico. Ma in un regime reale di economia privata non si vede perché – per fare delle scelte – si debbano salire le scale di Palazzo Chigi e chiedere il permesso…”. Sabato 29 gennaio, Piero Ostellino, sempre sul Corriere della Sera, riprendeva le parole di Cossiga chiedendo all’ex presidente della Repubblica “perché non ci dice qualcosa di più? Coraggio, non ci lasci sulle spine, a sospettare chissà che cosa…”.

Ci uniamo anche noi alla richiesta di Ostellino: che cosa avrà voluto intendere Cossiga citando palazzo Chigi, banche d’affari e conflitti d’interesse? 500mila immigrati per noi posson bastare…

Dopo gli scontri di sabato 29 gennaio verificatosi a Milano nel corso delle manifestazioni contro il centro di permanenza per immigrati di via Corelli, il ministro degli Interni Enzo Bianco, lunedì 31 gennaio ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera in cui, tra l’altro ha dichiarato che “entro la fine dell’anno arriveranno 200mila immigrati regolari poiché li chiedono le aziende che necessitano di manodopera”.

Nel corso dell’ultima sanatoria dell’88 sono state presentate 88mila domande di regolarizzazione e 312mila prenotazioni: considerando anche la migliore delle ipotesi, ovvero che le prenotazioni comprendano anche le domande, avremo 312mila regolarizzazioni. Siamo sicuri che un paese che ha un tasso di disoccupazione ufficiale superiore all’11% necessiti di un ingresso di 500mila immigrati in due anni? Forse con un tasso di crescita dell’8%, non dell’1% quale l’attuale italiano. Bianco, comunque, lunedì avrebbe potuto chiedere il parere dei disoccupati dell’hinterland napoletano che chiedono la conversione dei lavori socialmente utili in assunzioni nell’amministrazione pubblica, come pare avvenga di solito, tra le proteste dei sindaci locali.

Pietrostefani e Bompressi: wanted Lunedì 24 gennaio la Corte d’Appello di Venezia ha rigettato la richiesta di revisione del processo che ha condannato Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi a 22 anni di carcere per l’omicidio Calabresi. Subito dopo Sofri è rientrato in carcere mentre Pietrostefani e Bompressi hanno fatto perdere le loro tracce.

Martedì 25 il ministro degli Interni Enzo Bianco dichiarava: “Li prenderemo. Faremo di tutto per assicurarli alla giustizia”. Altro che mafia ed emergenza criminalità, il ministro Bianco ha individuato i nemici pubblici italiani n°1: Bompressi e Pietrostefani. Wanted: vivi o morti.

Pallottole e parole…

Martedì 25 gennaio Emilio Santomauro, trentaseienne consigliere comunale di Milano nelle file di An e vicepresidente della commissione urbanistica, è stato ferito a una gamba da un colpo di pistola (altri due sono andati a vuoto) sparatogli in via Santa Tecla, a due passi dal Duomo. Santomauro da un uomo che si è subito dileguato su una moto. In serata alla redazione del Giorno è arrivata una telefonata di rivendicazione delle Brigate rosse, ma gli inquirenti non ritengono credibile la pista politica.

Il giorno dopo La Repubblica riportava la notizia a pagina 23 sotto il titolo “Gambizzato consigliere di An” al quale affiancava un commento a 5 colonne con questo titolo: “Quel giovane signor Nessuno prestato alla politica per caso”. Nessuno, al momento, sa chiarire ragioni e moventi del ferimento, forse tutt’altro che politici. Ma il povero Santomauro, intanto, la pistolettata se l’è presa sul serio. E cosa direbbe certa stampa progressista se la disavventura capitasse a qualche giornalista illuminato che, per perfido calcolo o semplice dileggio, venisse definito “Quel giovane signor Nessuno prestato al giornalismo per caso”? …e parole come pallottole Il titolo di apertura di Repubblica di giovedì 27 gennaio sulla manifestazione di Forza Italia in piazza Montecitorio contro la legge sulla par condicio, nel corso della quale il segretario del Ppi Pierluigi Castagnetti sarebbe stato fatto oggetto di insulti e lancio di monetine era: “Par condicio, Polo all’assalto. Insulti e monetine a Castagnetti. La maggioranza: violenza squadrista”. Occhiello: “Berlusconi: è una montatura. Il forzista Urbani: meritereste ben altro. Violante: comportamenti irresponsabili”. Sotto il titolo incominciava il corsivo di Curzio Maltese dal titolo: “Il manganello dei liberisti”.

Dunque, se la pallottola al consigliere comunale era un episodio minore capitato a un signor Nessuno, gli insulti a Castagnetti sono un chiaro esempio di “violenza squadrista”. Di cui, in effetti, la foto pubblicata sotto il titolo di prima pagina dalla stessa Repubblica e che riportiamo qui di seguito, al pari delle altre riprodotte nelle pagine interne del quotidiano romano, è una inoppugnabile testimonianza: come riportava la didascalia “il leader Ppi (aggiungiamo noi, sorridente, ndr) tra i militanti di Forza Italia”. Sarebbe facile dire che chi di monetine ferisce (vedi, Craxi), di monetine perisce; e che se era giusta indignazione popolare quella del ’92, non si capisce perché quella del 2000 sia “squadrismo”. Ma la lezione che questi fatti ci consegnano è quella di una lobbie politica-economica-culturale unita solo dalla pervicace difesa del loro potere e dal timore della diffusa e comprensibile opposizione che monta nel paese. Un’opposizione esasperata e che vorrebbero esasperare sempre più in modo da emarginarla nel ghetto di una minoranza violenta e delegittimata. Un rischio da evitare a tutti i costi. Come dice il Foglio in certi frangenti serve intelligenza e astuzia. Oltre che nervi saldi.

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