«A Cuba sono tutti felicissimi. Basta embargo, è arrivato il momento di provare qualcosa di nuovo»

Intervista a padre Ramon Hernandez, sacerdote cubano scappato negli Stati Uniti: «Che alternativa avevamo? Aspettare altri 60 anni? Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco sono stai fondamentali»

«Quando l’embargo è cominciato avevo 15 anni, oggi ne ho 70. Quanto tempo ci è voluto per riconoscere un grande errore». Padre Ramon Hernandez (foto a destra) è nato a Cuba nel 1945 ed è entrato in seminario all’Havana nel 1966. Ordinato prete nel 1973, ha lasciato il Paese per gli Stati Uniti e si è stabilito a Tampa (Florida) nel 1983. Il sacerdote cubano, che sta edificando la prima chiesa a Cuba dopo 55 anni di regime comunista, non ha dubbi sulla positività dell’accordo che mira a ristabilire i legami diplomatici tra Cuba e Stati Uniti, interrotti nel 1960.

ramon-hernandez-cuba-stati-uniti-tampaPadre Hernandez, perché definisce l’embargo un «errore»?
Un problema non si risolve isolando il problema. Isolando Cuba, gli Stati Uniti hanno permesso al sistema di fare quello che voleva. Il regime di Castro per stabilizzare Cuba aveva bisogno di un nemico e gli Stati Uniti sono un grande nemico. La gente ha sofferto moltissimo per l’embargo, ma il governo no, loro avevano tutto mentre la gente non aveva niente. Dal 2000 al 2006 ho aiutato la Caritas a Cuba e ho visto quanti problemi deve affrontare la popolazione.

Tanti però sono critici.
È vero, ma io chiedo: qual è l’alternativa? Chi non vuole il disgelo, quale opzione offre? Aspettare per altri 60 anni? È arrivato il momento di provare qualcosa di nuovo. Il modo migliore per aprire un problema è entrarci dentro. Per la mia esperienza, se si vuole influenzare i laici e la popolazione bisogna incontrarli. Se si vuole cominciare a far nascere un pensiero diverso, non si può prescindere dall’andare là e parlare con quella gente. Altrimenti non accadrà niente. Io dico solo: dopo 55 anni di embargo, prendiamoci una pausa. Credo che sia questa la via giusta.

Ma non si rischia di aiutare il regime di Castro?
Io riconosco che il regime ha tanti problemi e tutto è ancora difficile, ma cosa abbiamo ottenuto in questi 60 anni? Quale altra opzione abbiamo? Vogliamo aspettarne altri 60? E poi ci sono altri motivi.

Cioè?
È chiaro che questa mossa calcola anche gli interessi economici. Perché Nixon aprì le porte alla Cina? Perché la Cina era un grande mercato, là si facevano i soldi. Perché abbiamo aperto al Vietnam dopo che sono morti 65 mila soldati americani? Perché era un business. Perché adesso apriamo a Cuba? Perché tutti commerciano con Cuba tranne noi e anche noi vogliamo essere lì. Gli interessi contano.

Cosa pensano gli esuli cubani che si trovano con lei a Tampa?
A Tampa ci sono circa 90 mila ispanici, di cui 40 mila cubani. I primi arrivati, i più anziani, gli “historicos”, magari non capiscono questo cambiamento e non lo condividono ma le nuove generazioni sono contente e la pensano diversamente. Non perché siano favorevoli al regime ma perché hanno famiglia e legami a Cuba e vogliono tornare là in futuro, vogliono aiutare. Il futuro è davanti, non indietro.

Ha chiamato a casa?
Sì, l’altra notte. A Cuba sono tutti felicissimi. Era davvero arrivato il momento di provare qualcosa di diverso. Questa mossa porterà speranza. Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) la Conferenza episcopale cubana ha diffuso una nota appoggiando questa decisione e non dimentichiamo il ruolo cruciale svolto da papa Francesco. La Chiesa è d’accordo perché Cuba era diventata una prigione umana e sono tanti anni che la gente aspetta qualcosa.

cuba-sandino-castro2Lei sta costruendo la prima chiesa a Cuba a 55 anni dalla rivoluzione castrista e dall’avvento del regime comunista. Come avete fatto a ottenere i permessi?
Quando ci si incontra le cose cambiano. La chiesa sorgerà a Sandino, Pinar del Rio. Il progetto è nato quattro anni fa, è una storia lunga (raccontata qui da tempi.it). Dopo diversi incontri con i sacerdoti locali, abbiamo raccolto già 46 mila dollari qui a Tampa, la metà dei 90 mila che ci servono. A gennaio cominceremo a costruire. Il governo alla fine ha concesso alla Chiesa la terra e ha dato il permesso di costruire. Non solo: all’Havana se ne costruirà un’altra e a Santiago ne verrà riparata una. È un grande risultato ma quanto tempo ci è voluto?

Di chi è il merito?
Senza dubbio delle visite a Cuba di Giovanni Paolo II prima e Benedetto XVI poi. Le pressioni del Papa sono servite a far cambiare la gente e il governo. È stato un processo lento ma ora ne vediamo i frutti. Se il governo non fosse stato influenzato, nel 1992 non avrebbe cambiato la Costituzione specificando che Cuba è uno Stato laico e non più ateo. Questo cambiamento è stato davvero importante.

Da quanto non torna a Cuba?
Nel 1988 sono tornato per il 25esimo anniversario della mia ordinazione sacerdotale, in occasione della visita di Giovanni Paolo II. Da allora torno a Cuba ogni anno.