L’Arabia Saudita si prepara alla guerra santa

Di Leone Grotti
01 Ottobre 2026
Il gran Muftì esorta l'esercito a obbedire a Mohammed bin Salman come se fosse Maometto. Il regno wahhabita è in difficoltà e arma l'umma contro lo Yemen
Protesta a Sana'a, capitale dello Yemen, contro il leader dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman
Protesta a Sana'a, capitale dello Yemen, contro il leader dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman (foto Ansa)

«È vostro dovere, fratelli che servite in prima linea, rimanere costantemente pronti a compiere il vostro dovere, a obbedire ai governanti e ai vostri comandanti sul campo e a eseguire gli ordini con la massima precisione, come Dio onnipotente comandò ai compagni del suo profeta [Maometto]. State seguendo le orme dei compagni del profeta, difendendo i sacri luoghi dell’islam». L’appello inusuale rivolto all’esercito dell’Arabia Saudita dal gran muftì Sheikh Saleh bin Fawzan al-Fawzan trasforma di fatto lo scontro contro gli houthi nello Yemen in una sorta di guerra santa, sollevando molti interrogativi e rivelando le difficoltà che il regno wahhabita sta attraversando.

L’Arabia Saudita è in difficoltà

L’offensiva degli houthi ha colto l’Arabia Saudita di sorpresa: la milizia appoggiata dall’Iran ha conquistato questo mese la città portuale di Mokha ed esteso il controllo a tutta la costa yemenita sul Mar Rosso. In questo modo hanno raggiunto lo Stretto di Bab el-Mandeb, diventato cruciale dopo il blocco dello Stretto di Hormuz da parte del regime islamico di Teheran.

Lo Stretto di Bab el-Mandeb è cruciale non solo perché è un passaggio obbligato per tutte le navi che intendono attraversare il Canale di Suez, ma anche perché è l’unica via rimasta ai sauditi per esportare il petrolio, aggirando con l’oleodotto Petroline il blocco di Hormuz.

I conti in sospeso tra Mbs e Yemen

Ahmed Nagi, analista dell’International Crisi Group, ha dichiarato al New York Times che le parole del gran muftì potrebbero indicare che l’Arabia Saudita si prepara a una nuova guerra in Yemen. L’erede al trono saudita, Mohammed bin Salman (Mbs), ha un conto in sospeso con Sana’a: è già stato architetto di un disastroso intervento saudita in Yemen nel 2015, che ha devastato il paese, consegnandone ampie parti ad Al-Qaeda, provocando oltre 100 mila vittime e senza ottenere nulla a parte 22 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria.

L’Arabia Saudita non ha scelte facili a disposizione: gli Stati Uniti, su cui contava Mbs, si sono rifiutati di intervenire per bloccare l’avanzata degli houthi; Pakistan e Turchia hanno firmato l’Accordo di difesa comune della Mecca e in teoria dovrebbe intervenire in difesa di Riyadh, ma finora si sono limitati ai comunicati stampa.

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La modernizzazione saudita in bilico

Negli ultimi anni Mbs ha fatto di tutto per allentare la presa wahhabita sulla società, aumentando il controllo dello Stato sulla religione e limitando molte istituzioni del clero, come il Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio.

La limitazione dell’incidenza dell’islam nello spazio pubblico aveva come obiettivo per Mbs quello di accentrare il potere della monarchia e modernizzare il paese, per favorire lo sviluppo del turismo e così diminuire la dipendenza del paese dal petrolio.

Ma il progetto Saudi Vision 2030 ha bisogno innanzitutto di stabilità, proprio quella che l’Iran ha mandato in fumo bersagliando le monarchie del Golfo in risposta agli attacchi americani.

L’islam torna comodo

Se l’islam poteva essere sacrificato allo sviluppo dell’economia, ora che l’Arabia Saudita è sotto attacco – bersagliata dai missili e dai droni lanciati dagli houthi e dall’Iran – Maometto e il Corano tornano utili. E così, probabilmente imbeccato dall’alto, il gran muftì Al-Fawzan ha definito la difesa della patria «uno dei più grandi doveri per il quale le vite e le anime possono essere sacrificate nel tentativo di compiacere Dio».

Nella guerra contro i ribelli sciiti houthi, l’obbedienza ai governanti viene paragonata addirittura all’obbedienza ad Allah e Maometto. La massima autorità religiosa saudita avrebbe semplicemente potuto richiamare al dovere di difendere il paese, ma la guerra santa ultimamente va di moda e l’islam non è secondo a nessuno quando si tratta di strumentalizzare la religione per fini pratici.

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