Clima e incendi? Una relazione complicata e aperta

Di Francesco Ramella
08 Agosto 2026
Qualche numero da conoscere prima di gridare all’apocalisse climatica o di minimizzare dando solo la colpa ai piromani. E una certezza: tagliare le emissioni non spegnerà i fuochi
Un vigile del fuoco cerca di contenere un incendio scoppiato vicino a Saumos, nella Gironda francese, lo scorso 29 luglio
Un vigile del fuoco cerca di contenere un incendio scoppiato vicino a Saumos, nella Gironda francese, lo scorso 29 luglio (foto Ansa)

Si ode a sinistra un grido: la Francia e la Spagna bruciano, si tratta di eventi senza precedenti ed è tutta colpa del cambiamento climatico. Fate presto. Bisogna accelerare la transizione. Più rinnovabili per tutti e il problema è risolto. Replicano a destra: macché, d’estate ha sempre fatto caldo e gli incendi ci sono sempre stati; è tutta colpa dei piromani.

Clima e incendi, iniziamo dai numeri

Per cercare di capire come stanno davvero le cose guardiamo i numeri. La superficie bruciata da inizio anno in Francia è pari a 96 mila ettari, il valore più alto dal 2012; il dato spagnolo è il terzo in classifica nello stesso periodo. Oltralpe, un evento peggiore per estensione a quello registrato a luglio si registrò, sempre nella regione della Gironda, nel 1949. Anche il bilancio umano fu all’epoca molto più pesante: le vittime, soprattutto tra vigili del fuoco e soccorritori furono ottantatré.

Se allarghiamo lo sguardo alla intera Unione Europea il dato (435 mila ettari interessati da incendi) risulta superiore al valore mediano ma lontano dal massimo (806 mila ettari) registrato nel 2012.

Vi sono, dunque, paesi, in particolare quelli nell’area dei Balcani, che quest’anno registrano una situazione migliore del solito. Ma, come accade sempre in questi casi, il dato positivo non fa notizia.

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2026, un anno da record… al contrario

Osservando la serie storica della Ue scopriamo che non vi è evidenza di un trend in aumento e, anzi, se si prende in considerazione un periodo più lungo, dal 1980 ad oggi, la tendenza è quella di una riduzione.

incendi nell'Unione europea

Quanti europei lo sanno? È un dato del tutto sconosciuto non diversamente da quanto accade per la qualità dell’aria che quasi tutti pensano stia peggiorando quando invece i livelli di inquinamento sono da decenni in forte calo.

Così come solo pochissimi sono consapevoli che finora nel mondo intero il 2026 è stato sì un anno eccezionale, ma in direzione opposta a quella che emerge dal “dettaglio” europeo: mai negli ultimi quindici anni l’area bruciata da incendi era stata così ristretta.

incendi

Tutto a posto allora? Non proprio

Tutto a posto, dunque? Il cambiamento climatico non esiste o, se esiste, non ha alcun legame con gli incendi? Non è così, l’aumento delle temperature è un fatto e le mutate condizioni climatiche costituiscono un fattore che rende gli incendi più probabili; questa influenza è destinata ad amplificarsi in futuro. Non è però l’unico fattore a determinare l’impatto del fenomeno e neppure quello più importante. Ci sono molte più cose in cielo e in terra, dell’unica che hanno in mente i catastrofisti climatici: quanto combustibile si è accumulato, se avviene un innesco (nel 90 per cento dei casi responsabilità degli esseri umani), la minore o maggiore efficacia nella soppressione degli eventi.

Ma non solo la diagnosi è approssimativa. I professionisti del clima ci dicono che dobbiamo puntare tutto su una terapia, la riduzione delle emissioni, la cui efficacia nel breve-medio termine è quasi nulla. Sembrano dimenticare che noi, italiani ed europei (ma anche, in misura minore, gli americani), abbiamo già ridotto fortemente la quantità di CO2 immessa in atmosfera, mentre quella a scala mondiale ha continuato a crescere.

incendi emissioni co2

Clima e incendi, dove si gioca la partita

Il riscaldamento futuro e le sue conseguenze su incendi e ondate di calore dipendono quasi solo da quello che faranno gli altri. È giusto che noi facciamo la nostra parte, poiché le nostre emissioni danneggiano tutti, ma con ragionevolezza, valutando i costi e senza illuderci di avere in mano le carte migliori: la partita del clima si giocherà soprattutto in trasferta. A questo occorre aggiungere che le azioni odierne di taglio delle emissioni faranno sentire i loro effetti solo nel lungo termine.

Nel breve-medio periodo contano quasi solo le azioni di prevenzione e contenimento, tra le quali un aumento degli incendi controllati e il diradamento meccanico della vegetazione che negli ultimi decenni ha conosciuto un aumento della densità oltre che della estensione: in Italia a seguito dell’abbandono di terreni agricoli e pascoli nelle zone collinari e montane, dal 1990 a oggi la superficie coperta da foreste è passata dal 25 al 31 per cento (nella Unione Europea dal 37 al 41 per cento). Come sempre, la realtà sfugge allo schematismo ideologico. Conoscerla è il primo passo per deliberare con razionalità.

foreste incendi

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