Gli incendi a Los Angeles causati dai cambiamenti climatici? «Sciocchezze»
«Sciocchezze». Steven Koonin non ha esitazioni nel definire la tesi di chi incolpa i cambiamenti climatici per gli incendi che nei giorni scorsi hanno devastato Los Angeles. Sciocchezze. Koonin è uno che sa di cosa parla: fisico, ex direttore del Center for Urban Science and Progress della New York University, membro per quasi tre decenni del California Institute of Technology per quasi, per cinque anni scienziato capo alla Bp nell’ambito delle rinnovabili, ex sottosegretario per la scienza al Dipartimento dell’Energia nell’amministrazione Obama, da qualche anno si occupa di smontare scientificamente l’allarmismo climatico che vede nel riscaldamento globale causato dall’uomo la causa di ogni male e ogni catastrofe del nostro pianeta.
Intervistato da The Free Press sul disastro californiano, ha spiegato perché dare la colpa al clima che cambia per quello che è successo è un alibi che non regge più: «Se vogliamo evitare il tipo di disastri che abbiamo appena visto nel bacino di Los Angeles, ci sono così tante cose che potremmo fare molto più direttamente e facilmente che cercare di ridurre le emissioni di CO2».
Gli incendi a Los Angeles e i cambiamenti climatici
Come ha scritto Francesco Ramella su Tempi, «c’è una specie in via di estinzione sui mezzi di informazione: si tratta dei disastri naturali che non sono causati dal cambiamento climatico. Qualsiasi evento eccezionale viene infatti abitualmente ricondotto ad esso come unico o, quanto meno, prevalente fattore scatenante».
Ma, spiega Koonin, in California «ci sono stati incendi come questo per centinaia di migliaia di anni. ProPublica ha scritto un articolo qualche anno fa sui pericoli della nostra politica di soppressione degli incendi, che alla fine si traduce in incendi più grandi e incontrollabili. Quell’articolo cita stime secondo cui nella California preistorica, tra 4 milioni e 11 milioni di acri bruciavano ogni anno. Confronta questo con circa 1 milione che è bruciato nel 2024 e 325 mila nel 2023 ».
L’ex sottosegretario di Obama ne ha anche per chi dice che ormai non c’è giorno senza la notizia di un evento catastrofico: «Con quale frequenza si verifica un evento meteorologico centenario? La risposta è un paio di volte al mese da qualche parte nel mondo. Con la moderna copertura mediatica globale e 24 ore su 24, i media troveranno sempre qualche evento meteorologico insolito».
La “narrazione” del catastrofismo climatico
L’insistenza sul catastrofismo climatico degli ultimi anni è soprattutto una questione di “narrazione” e di interessi diversi che si allineano: «I media vogliono clic e visibilità, e quando succede qualcosa di catastrofico è una notizia. I politici possono usare il “cambiamento climatico” come un nemico vago e amorfo da incolpare per le cose brutte, invece della loro incompetenza. E questo dà loro una scusa per distribuire denaro o mettere in atto delle normative “per risolvere il problema”. E se hai fondato una Ong per salvare il mondo e la conclusione è che le cose non vanno poi così male, sei fuori dal mercato. Ho scoperto che quando ci si siede e si parla in privato con degli scienziati, sono quasi sempre molto ragionevoli su ciò che sappiamo e non sappiamo, e non direbbero mai che il mondo sta per finire o sta andando in pezzi».

La “lezione” degli incendi a Los Angeles
Se c’è una cosa che gli incendi di Los Angeles hanno insegnato è che dare la colpa al climate change svia l’attenzione da quello che effettivamente si potrebbe fare per contenere e prevenire eventi come quello. Il clima sta cambiando e l’attività umana influenza il clima. Ma in California invece di dare la colpa al clima per gli incendi boschivi, l’obbligo dei funzionari pubblici dovrebbe essere quello di prepararsi e, quando inevitabilmente si verificano, mitigare i danni.
L’altra lezione degli incendi californiani la spiega bene Holman W. Jenkins sul Wall Street Journal: «La CO2 emessa nell’atmosfera viene distribuita rapidamente e, a tutti gli effetti, in modo uniforme su tutto il pianeta. Forse sto affermando l’ovvio, ma è necessario sottolinearlo. Gli elettori e persino i leader politici sono sorprendentemente poco informati su questo punto. I tagli alle emissioni in California non hanno alcun effetto significativo sul clima della California. E non hanno nemmeno un effetto globale. I tagli della California sono troppo piccoli rispetto al totale globale; sono anche in gran parte illusori».
«Le industrie che emettono CO2 lasciano lo Stato. Non smettono di emettere. Se la California importa energia idroelettrica canadese per caricare i suoi veicoli elettrici, i consumatori altrove devono bruciare più carbone e gas. Se i californiani guidano veicoli elettrici, più benzina è libera di essere bruciata da altri, rilasciando più CO2 che influenza il cambiamento climatico in California e ovunque altrove».
La decarbonizzazione non ferma gli incendi, rallenta l’economia
Le falle nel sistema di prevenzione degli incendi in California sono state troppo evidenti per pensare di cavarsela ancora dando la colpa al clima che cambia per colpa nostra: «Il cambiamento climatico può esistere e tuttavia essere una variabile insignificante», spiega l’editorialista del Wsj. «Nel clima mediterraneo della California meridionale, ogni volta che venti a 100 miglia orarie iniziano a soffiare braci verso complessi residenziali densamente popolati, un incendio è certo. L’unica risposta allora è avere la manodopera e le risorse pronte a spegnere gli incendi non appena iniziano».
E non pensare che basti girare in auto elettrica e montare panneli solari e pale eoliche per risolvere il problema. Perché il problema non si risolve ma al massimo si mitiga – forse – tra tantissimo tempo. Nell’immediato succede quello che spiega Konnin: «Guardate l’Europa, in particolare la Germania, che è più avanti di noi nella decarbonizzazione. Stanno diventando un caso disperato: declino economico, deindustrializzazione e acquisto di gas da Vladimir Putin. Questo è il peggiore dei mondi, tutto causato da una corsa sconsiderata e precipitosa alla decarbonizzazione».
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Analisi realistica, veritiera, condivisibile al massimo. Raro esempio di verità in un panorama giornalistico schierato! Non mi aspetto nulla di meno da questo Giornale! Continuate così. Grazie