Si risveglia l’odio del terrore islamico contro l’Occidente
Erano anni che l’Occidente non assisteva attonito a una simile ondata di terrore islamico. In pochi giorni, in parti diverse del mondo, attori distinti ma accomunati da un forte odio verso tutto ciò che è possibile etichettare come occidentale hanno colpito i loro obiettivi con sadica lucidità in Australia, in Siria ed è solo grazie all’efficace lavoro della polizia se una strage non è stata compiuta anche in Germania.
La strage di Hanukkah in Australia
L’attentato più eclatante è quello di domenica contro la comunità ebraica di Sydney, che stava festeggiando Hanukkah a Bondi Beach. Due uomini di origini pakistane, padre e figlio di 50 e 24 anni, Sajid Akram e Naveed Akram, hanno aperto il fuoco contro le famiglie ebraiche riunite a ridosso della spiaggia, circa mille persone in tutto, uccidendone almeno 15 e facendo circa 30 feriti prima di essere bloccati da un eroico passante e dalle forze dell’ordine.
Uno dei due attentatori, Sajid Akram, è rimasto ucciso mentre il figlio è stato portato in ospedale. Nella loro auto sono state trovate due bandiere dello Stato islamico e sul luogo dell’attentato sei fucili e due esplosivi.

I legami noti di Akram con l’Isis
Il primo ministro Anthony Albanese ha detto che potrebbe restringere i regolamenti per ottenere il porto d’armi e ha chiesto a tutti gli australiani di accendere una candela «per sconfiggere l’oscurità con la luce», ma questi interventi retorici non possono bastare. È sconvolgente la leggerezza con cui i due Akram sono stati lasciati liberi di operare.
Il problema più grave non è che Akram avesse il porto d’armi, ma che nel 2019 il figlio Naveed fosse stato indagato per terrorismo poiché aveva legami con Isaak al-Matari, il quale sta scontando sette anni di carcere per aver pianificato un’insurrezione dell’Isis in qualità di autoproclamato comandante australiano del gruppo terroristico.
L’indagine non ha portato ad alcun provvedimento perché Akram non è stato considerato in passato «una minaccia». Una leggerezza che ora l’Australia, e soprattutto la comunità ebraica, paga con gli interessi.
L’Isis uccide tre americani in Siria
Il giorno precedente alla strage di Hanukkah, sabato, un uomo dell’Isis appartenente alle forze di sicurezza siriane ha ucciso tre americani, due soldati e un civile, in un’imboscata a Palmira.
L’attentato ha messo in enorme imbarazzo il governo del presidente Ahmed al-Sharaa, che sotto il nom de guerre Abu Muhammad al-Jolani ha combattuto in passato sia per l’Isis che per Al-Qaeda. Il presidente ha bisogno del presidente Donald Trump per uscire dall’isolamento internazionale dovuto alle sanzioni occidentali, solo in parte sospese, e l’uccisione di soldati americani in pattuglia con colleghi siriani rischia di alienare a Damasco il sostegno Usa.

Il portavoce del ministro dell’Interno, Noureddine al-Baba, ha dichiarato che l’attentatore era stato individuato come «estremista islamico» e per questo sarebbe stato licenziato dalle forze di sicurezza «il giorno successivo all’attentato».
Al di là della veridicità della ricostruzione, l’attentato dimostra che il nuovo esercito siriano, infarcito da Al-Sharaa di ex terroristi afferenti a diverse galassie jihadiste, non è affidabile e che l’operato del presidente non è affatto gradito a tutti i suoi ex commilitoni.
L’imam incita a uccidere i cristiani
Se in Oceania sono stati colpiti gli ebrei e in Medio Oriente gli americani, la vittima degli islamisti in Europa dovevano essere i cristiani. Cinque persone – tre marocchini, un imam egiziano e un siriano – sono stati arrestati venerdì in Germania con l’accusa di pianificare un attentato in un mercatino di Natale a nord-est di Monaco, nel circondario di Dingolfing-Landau (Bassa Baviera). La località esatta non è stata rivelata.
Secondo le autorità tedesche, l’imam egiziano della moschea locale avrebbe pianificato di guidare veicoli a tutta velocità contro la folla riunita ai mercatini. I tre marocchini avrebbero accettato di portare a termine l’attentato dopo che l’imam aveva incitato all’uccisione dei cristiani durante un sermone in moschea. Il siriano si sarebbe limitato a “incoraggiarli” e la sua posizione non è ancora chiara.

L’ideologia jihadista è ancora forte
Nessuno di questi attentati può essere considerato semplicemente “locale” o giustificato da fattori politici (la guerra a Gaza di Israele o la presenza americana nel Levante). Gli attacchi in Australia, Siria e quello pianificato in Germania sono espressione di un più ampio odio dell’ideologia jihadista verso l’Occidente, un odio che sembrava sopito dopo la sconfitta dell’Isis nel 2019 e che invece sta risorgendo dopo l’esplosione nel Sahel africano.
Nessuno può ritenersi immune a questo odio o estraneo e non è un caso che due settimane fa il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, su richiesta della prefettura, abbia deciso di annullare il grande concerto di Capodanno sugli Champs-Elysées «per ragioni di sicurezza».
Come nota il Wall Street Journal, nei prossimi giorni sapremo di più sulle ragioni che hanno spinto all’organizzazione degli attentati del fine settimana. Intanto, però, «se “la guerra globale al terrorismo” può anche essere finita, la guerra terroristica globale contro di noi non lo è affatto».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!