La strategia di egemonismo del regime di Pechino tra dominio delle terre rare, riarmo nucleare, mire su Taiwan. Rassegna ragionata dal web
Il presidente americano Donald Trump e quello cinese Xi Jinping al termine del vertice bilaterale di Busan, Corea del Sud, del 30 ottobre scorso (foto Ansa)
Su Fanpage Giorgio Cuscito, coordinatore della sezione Cina e Indo-Pacifico di Limes, dice: «È possibile. La Cina punterà a una tregua tattica, non a un vero disgelo. L’idea è di sfruttare la debolezza momentanea dell’America – che attraversa una profonda crisi politica interna, è impegnata su più fronti, dall’Ucraina al Medio Oriente – per consolidare le proprie posizioni. Pechino percepisce di trovarsi in una condizione di vantaggio relativo: ritiene di aver fatto progressi tecnologici significativi, di poter resistere alla pressione economica e di poter attendere che gli Stati Uniti si logorino nelle loro stesse contraddizioni. È un calcolo di lungo periodo, in cui ogni fase di distensione serve a guadagnare tempo».
La Cina ha una strategia (si è visto anche nel controllo delle “terre rare” consentitole da una Washington particolarmente a lungo sbandata), gli Stati Uniti hanno una propaganda: speriamo che la differenza di potenza (e di ideali) alla fine nonostante tutto prevalga.
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