Il Paese dei Normali
Il prete che ogni mattina chiede a Dio un segno della sua esistenza
Ogni mattina, prima ancora di mettere l’acqua sul fuoco per il caffè, il prete apre la finestra della canonica e dice sempre la stessa frase: «Se ci sei davvero, oggi dammi un segno». Non succede mai niente. Nessuna voce. Nessuna luce. Nessun miracolo. Solo il rumore del camion del pane, un merlo sul campanile e la signora Bruna che attraversa la piazza con la borsa della spesa. Allora si veste, prepara la chiesa e celebra la messa.
Chi lo vede dall’ultimo banco pensa che sia un uomo dalla fede incrollabile. Ha una voce calma, conosce il Vangelo quasi a memoria e quando pronuncia il nome di Gesù lo fa con un sorriso appena accennato. Nessuno immagina che, meno di un’ora prima, abbia chiesto a Dio una prova della sua esistenza. Ogni tanto qualcuno gli dice: «Beato lei, padre. Lei non avrà mai dubbi». Lui sorride e risponde: «Magari». Poi cambia discorso. Ha capito che la gente non va dal prete per conoscere i suoi dubbi. Va a cercare qualcuno che custodisca i propri.
Come fai a credere?
Un pomeriggio una bambina del catechismo gli domanda se abbia mai visto Dio.
«No.»
La bambina resta in silenzio. Poi domanda: «E allora come fai a credere?»
«Continuo a cercarlo.»
La domenica successiva parla della resurrezione con la stessa voce di sempre. I fedeli lo ascoltano convinti che quel sorriso nasca dalla certezza. Nessuno sospetta che, forse, sia proprio il dubbio ad avergli insegnato a sperare. Quando l’ultima persona esce dalla chiesa, spegne le luci, chiude il portone e torna lentamente verso la canonica.
La mattina dopo aprirà di nuovo la finestra, guarderà il cielo ancora una volta e ricomincerà dalla stessa domanda.
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