“Ohio” di Stephen Markley è uno spaccato che dal centro dell’Occidente si allunga su ogni sua periferia, svelando il male che affligge le nostre società. Ma anche la tenacia di una incomprensibile speranza
Questo è un romanzo micidiale. Di quelli che ti pongono davanti a uno specchio a osservare quello che siamo diventati o stiamo diventando. Ohio di Stephen Markley in effetti è ambientato nel 2013 e mostra tutte le piaghe del morbo sociale che da noi, in Italia, in Europa, si sarebbero manifestate dieci anni dopo.
È il racconto di quattro giovani tortuose storie, di quattro giovani disgraziati come milioni di altri che si rincontrano una sera a New Canaan, paese (immaginario) dell’Ohio dimenticato da Dio e dagli uomini come milioni di altri e per questo ombelico e palcoscenico universale di un’America satolla e disperata.
Sono passati dieci anni da quando i quattro ragazzi si sono lasciati alla fine della scuola per cominciare i loro percorsi di disillusione, spesso violenza e autodistruzione. Sei anni prima un loro compagno, Rick Brinklan, aveva già terminato la sua corsa in qualche piana desolata dell’Iraq, ma alla parata in sua memoria, tra striscioni, bandiere a stelle e strisce e...
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