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Cinema Fortunato

“Terapia di famiglia” è Truffaut rispetto alla concorrenza italiana

Di Simone Fortunato
07 Agosto 2026
La commedia di Lemort si difende molto meglio di certi titoli nostrani. Super Jodie Foster in “Nell”. Quattro Oscar meritati per “Gente comune”. “Lake Placid” spreco totale. Una settimana di film da vacanza sul lago
Fotogramma del film “Terapia di famiglia” di Arnaud Lemort

Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì.

Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma | ★ imbarazzante

Terapia di famiglia ★★

Di Arnaud Lemort
Dove vederlo: al cinema

Commedia brillante, un po’ telefonata, sostenuta però da un buon cast in palla e da una regia che conferisce un ritmo discreto e comunque sufficiente per arrivare ai 90 minuti senza troppa stanchezza. Lo spunto è piccolo piccolo: un rinomato psicanalista (il bravo Christian Clavier) scopre che il nuovo fidanzato di sua figlia, invitato nella sua splendida villa sul lago di Ginevra raggiungibile solo in barca per festeggiare il trentesimo anniversario di matrimonio, è proprio un suo ex paziente ansioso e fobico. Commedia degli equivoci, mai volgare e anche coraggiosa nel trattare certi tabù come la malattia mentale. È un prodotto di bassa fascia del cinema francese che però, confrontato ad analoghi titoli italiani, sembra Truffaut per qualità di scrittura, produzione più che decente e qualche buona battuta.


Fotogramma del film “Nell” di Michael Apted con Jodie Foster e Liam Neeson

Nell ★★★

Di Michael Apted
Anno di uscita: 1994
Dove vederlo: Prime Video

Una donna cresciuta in totale isolamento sulle rive del Fontana Lake, nel North Carolina, parla una lingua tutta sua e ignora le convenzioni del mondo che la scopre dopo la morte della madre. Jodie Foster costruisce un personaggio fisico, quasi pre-verbale, che mette in discussione chi sia davvero “normale” tra lei e chi la osserva come un esperimento. Il lago e la montagna che lo circonda non sono sfondo, ma condizione stessa della sua identità: tolta da lì, Nell smette di essere se stessa. Il film rischia più volte la deriva melodrammatica, specie nel confronto finale in tribunale, ma la performance della brava Foster, che sviluppò personalmente, con l’aiuto di linguisti, il linguaggio inventato del personaggio, tiene in piedi anche i passaggi più fragili della sceneggiatura, trasformando quella che poteva essere una curiosità in un vero atto di empatia verso la diversità.


Fotogramma del film “Gente comune” di Robert Redford con Mary Tyler Moore e Timothy Hutton

Gente comune ★★★★

Di Robert Redford
Anno di uscita: 1980
Dove vederlo: Chili

Un ragazzo sopravvive a un naufragio in barca a vela sul lago Michigan in cui muore il fratello maggiore, e da quel momento la sua famiglia crolla. Roberto Redford, al suo esordio da regista, osserva con mano ferma la disgregazione di un nucleo familiare incapace di attraversare il lutto insieme, dove il silenzio della madre pesa più di qualunque urlo. Vinse quattro Oscar, incluso quello per il miglior film: un esame di coscienza collettivo, più che un dramma familiare. Timothy Hutton, al suo debutto cinematografico, restituisce con precisione dolorosa il senso di colpa del sopravvissuto, mentre Mary Tyler Moore sovverte con freddezza calcolata l’immagine solare a cui il pubblico americano era abituato. Una tragedia collettiva senza catarsi ma anche una grande prova di bravura dell’intero cast e di Redford, che racconta il dolore senza mai eccedere nel sentimentalismo.


Fotogramma del film “Lake Placid - Il terrore corre sul lago” di Steve Miner

Lake Placid – Il terrore corre sul lago ★

Di Steve Miner
Anno di uscita: 1999
Dove vederlo: Prime Video

Un coccodrillo gigante terrorizza le acque di un lago del Maine, e attorno a lui si agita un cast sprecato (Bill Pullman, Bridget Fonda, Betty White) in un horror-commedia che non riesce a essere né spaventoso né davvero divertente: il lago qui è solo un acquario sovradimensionato, privo di qualunque tensione reale. Gli effetti speciali dello studio di Stan Winston restano l’unico elemento davvero curato dell’operazione, ma non bastano a reggere una sceneggiatura che alterna battute forzate a momenti horror mai davvero inquietanti. Il risultato è un ibrido incerto, che non soddisfa né chi cerca lo spavento né chi cerca la parodia.

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