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Yara, Bossetti: «Sono estraneo. Ero a casa con il cellulare scarico»

giugno 19, 2014 Chiara Rizzo

Il presunto omicida di Yara Gambirasio ha risposto alle domande del Gip. Ha spiegato di aver incrociato il padre di Yara in un cantiere, e fornito il suo alibi per la sera del delitto. La gemella: «So che è innocente»

Il difensore di Bossetti

Al terzo interrogatorio, quello per la convalida o meno del fermo davanti al gip di Bergamo Ezia Maccora, Massimo Giuseppe Bossetti, sospettato dell’omicidio di Yara Gambirasio, ha finalmente risposto e dato la sua versione dei fatti. «Sono completamente estraneo ai fatti»: così ha detto Bossetti al gip, secondo quanto raccontato ai giornalisti dal suo avvocato difensore (scelta d’ufficio) Silvia Gazzetti. All’interrogatorio, durato un’ora e mezzo e svoltosi nel carcere di Gleno, ha presenziato anche il pm che ha indagato sul caso, Letizia Ruggeri.

LA VERSIONE DI MASSIMO. Il difensore di Bossetti ha raccontato ai cronisti all’uscita dall’interrogatorio che «Il mio assistito non si spiega come il suo gatorio bosetti sia finito sui resti della povera Yara», e che Bossetti ha risposto a tutte le domande, compresa quella sul suo alibi la sera del 26 novembre 2010. Ha spiegato che quella sera si trovava a casa con la sua famiglia, e che aveva spento il cellulare perché la batteria era scarica. Si tratta di un punto interessante che contrasta con quanto emerso per gli inquirenti sinora, insieme ad un’altra risposta di Bossetti. L’uomo infatti ha dichiarato di aver incontrato, anche se di sfuggita, il padre di Yara Gambirasio «in un cantiere, dopo il delitto. Lo ha riconosciuto dalle foto dei giornali», ha spiegato l’avvocato Gazzetti. Quanto alle sue origini, Bossetti di essere figlio naturale di Giuseppe Guerinoni lo «ha scoperto ieri quando è stata fatta la prova del dna a Giovanni Bossetti, quello che fino a quel momento credeva fosse suo padre».

LA CELLA TELEFONICA. Il gip si è riservata ancora del tempo per decidere la convalida del fermo: il magistrato intanto aveva già ottenuto tra l’altro l’esito dell’indagine suppletiva che aveva richiesto alla procura. Una nuova perizia del dna di Massimo Giuseppe Bossetti e di quello di Giovanni, il padre putativo, che ha escluso vincoli di parentela tra i due. Ma la prova del dna da sola non basterebbe. Sin qui si è parlato degli elementi a carico di Bossetti dei tabulati telefonici che segnalano il suo cellulare attivo, il 26 novembre più o meno intorno all’ora del delitto, e agganciato alla cella di Mapello, la stessa della zona in cui è stata uccisa Yara. Ma il problema è la cella di Mapello è anche quella della via in cui abita Bossetti. L’accusa deve trovare elementi inconfutabili contro Bossetti, e questo della cella potrebbe non bastare.

CONOSCEVA IL PADRE DI YARA? Ieri i genitori di Yara, interrogati, hanno escluso al pm di aver conosciuto Bossetti: sono ancora dichiarazioni da verificare, ma oggi il settimanale Panorama riporta le versioni di alcuni colleghi di Fulvio Gambirasio, secondo i quali i due lavoravano nello stesso cantiere nei giorni della scomparsa di Yara (Fulvio con la propria ditta realizza coperture di costruzioni; Bossetti sarebbe invece stato impiegato in quel cantiere come muratore).

LA GEMELLA DI BOSSETTI: «È INNOCENTE». Laura Letizia Bossetti, sorella gemella di Massimo e figlia naturale inconsapevole di Giuseppe Guerinoni, almeno fino a pochi giorni fa, ha rilasciato un’intervista a Canale 5: «Massimo è innocente. Mio fratello è sangue del mio sangue, io lo conosco. Non sapevo di avere un altro padre, ma per me mio padre è quello che mi ha cresciuta».

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