Bambini con tre genitori? Ops, non si riesce a fare

Un anno e mezzo fa il Parlamento inglese ha autorizzato l’introduzione della tecnica, nonostante le critiche della comunità scientifica. Ora, secondo Nature, la tecnica non funziona

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Un anno e mezzo fa il Parlamento inglese ha autorizzato l’introduzione di una tecnica che permette di creare embrioni con tre genitori, mischiando tre Dna diversi. Nonostante l’opposizione di una grossa fetta del mondo scientifico, per non parlare dei dubbi bioetici espressi, i sognatori di chimere eugenetiche sono andati avanti ugualmente, seguendo il mito del “se si può fare, perché no?”. Peccato che in questo caso non si possa neanche fare.

PERCHÉ NO? L’obiettivo della tecnica sarebbe quello di impedire la trasmissione di malattie genetiche, derivanti da anomalie nel Dna mitocondriale, trasmesso solo dalle donne. Per farlo, si manipolano gli ovociti sostituendo solo al Dna mitocondriale malato quello di un’altra donna sana. Di conseguenza, l’ovocita avrà due Dna, che si andranno a mischiare con quello maschile. Nessuno ha la minima idea di quali potrebbero essere gli effetti collaterali sul bambino interessato ma, seguendo il ragionamento sopra proposto degli scienziati e del Parlamento inglese, perché non provare ugualmente?

PROBLEMI TECNICI. Un articolo recentemente pubblicato da Nature ha rivelato che l’autorità inglese che deve dare il placet per l’uso della tecnica nelle cliniche di inseminazione artificiale, non si è ancora pronunciata. Perché? Perché non ci sono ancora evidenze sufficienti che la tecnica sia sicura per i bambini e perché nessuno è ancora riuscito a metterla in pratica. Non solo i Dna delle due donne devono essere compatibili ma, come riporta Assuntina Morresi su Avvenire, «nel trapianto del nucleo da un ovocita all’altro, alcuni mitocondri della persona malata vengono involontariamente ma inevitabilmente trasportati nell’ovocita della donna sana, e pur essendo pochi – 0,2% nell’esperimento riportato – durante lo sviluppo embrionale possono aumentare fino al 53,2% per poi scendere all’1%, ma non sempre».

LA RIUSCITA. Risultato? L’intera procedura è già compromessa a livello di tecnica, perché ad ogni modo per parlare di riuscita bisognerebbe assicurarsi poi che i bambini eventualmente nati non presentino effetti collaterali di qualunque genere. Non è chiaro perché il Parlamento inglese, al contrario ad esempio di quello americano, abbia approvato una tecnica sulla quale mancano evidenze scientifiche, che richiedono esperimenti su cavie umane per essere ottenute.

«SOGLIA DA NON OLTREPASSARE». Come sostenuto ufficialmente appunto dal National Institutes of Health americano, «non sovvenzioneremo in nessun modo l’uso delle tecnologie di editing dell’embrione umano», perché «la possibilità di alterare la linea germinale umana degli embrioni per scopi clinici è stata oggetto di un dibattito che dura da molti anni e affrontato da diverse prospettive». E il giudizio, «quasi universalmente unanime è che si tratta di una soglia che non dovrebbe essere oltrepassata». «L’alterazione della linea germinale ha conseguenze sulla generazione futura senza il suo consenso» ed è quindi «priva delle argomentazioni scientifiche che possano giustificarne l’uso». Chissà se anche gli inglesi lo capiranno.

Foto fecondazione da Shutterstock

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