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«Se le coppie di fatto non si assumono responsabilità, non saranno mai famiglie»

luglio 15, 2012 Carlo Candiani

Intervista a Giuseppe Zola, ex assessore milanese al Welfare, sul registro delle unioni civili: «Se una coppia vuole essere uguale alla famiglia, basta che si sposi».

Le richieste di attingere al Fondo anti-crisi, gestito dalla giunta Pisapia, delle coppie di fatto hanno superato quelle delle coppie sposate. «L’aumento del fenomeno delle coppie di fatto è innegabile, nelle città come nei paesi più piccoli. È sempre più difficile trovare persone che concepiscano la vita come assunzione di responsabilità nel tempo» commenta a tempi.it l’avvocato Giuseppe Zola, già assessore ai servizi sociali di Milano. «Domina una cultura che deriva dal ’68 e che vede come idolo l’assoluta libertà personale. Quindi le persone, sempre pronte a rompere i rapporti, sono convinte che non sposarsi renda la vita più facile».

E la politica dà loro corda.
Il fenomeno delle coppie di fatto denota un malessere in cui la cultura radicale, che ha trionfato in questo cinquantennio in Italia, si è inserita surclassando la tradizione cattolica e quella socialista popolare. La cultura radicale impone di cambiare leggi e codici andando contro la Costituzione, che viene elogiata da tutti ma poco difesa quando dice che l’Italia tutela la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

Il quotidiano Avvenire sospetta che le coppie sposate vengano addirittura discriminate a Milano.
Viviamo in una totale confusione, per cui non si riescono a distinguere le categorie elementari: se un’iniziativa è a favore della famiglia, va tutelata la famiglia in quanto tale, così come previsto dalla Costituzione. Se la platea si allarga, bisognerebbe uscire dall’equivoco e indirizzare le richieste delle famiglie di fatto in un “Fondo di aiuto alla persona, al singolo”. È giusto che un’amministrazione adotti strumenti per chi ha bisogno di una casa, ma non facciamo confusione tra famiglia e ciò che non è famiglia.

Lei a cavallo tra anni 80 e 90 che cosa ha fatto per la famiglia?
Sono stato assessore al Welfare e ho creato un ufficio che la sostenesse in quanto tale. Non mi sono speso per i singoli bisogni perché mi sono reso conto che tutte le necessità confluivano alla fine nella famiglia.

A quel tempo non si parlava di coppie di fatto.
C’erano forme equivalenti, ma nessuna si sarebbe mai sognato di chiamarle “famiglia”. Se una coppia vuole essere uguale alla famiglia, basta che si sposi. La mia sarà anche una risposta di pancia ma per avere dei diritti bisogna assumersi delle responsabilità.

La crisi influisce?
Non credo, la verità è che tutti vogliono essere liberi di “scappare”.

Anche all’interno della giunta Pisapia si sono levate voci contro il registro delle unioni civili. Ma il programma era chiaro, forse potevano pensarci prima.
Nella sua maggioranza ci sono cattolici che si professano tali. Io non li invidio, però, perché la giunta andrà avanti imperterrita in questa direzione.

Dal registro per le unioni civili alla legalizzazione delle coppie omosessuali il passo è breve?
L’obiettivo è quello. Ma sarebbe una ulteriore forzatura.

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3 Commenti

  1. Carlo scrive:

    “È sempre più difficile trovare persone che concepiscano la vita come assunzione di responsabilità nel tempo”

    Prova tu a sposarti con un contratto che tra 5 mesi scade e dopo il buio, stessa cosa la mia fidanzata! Se lo facessimo saremmo degli irresponsabili. certe cose non si possono leggere

    • Carlo Candiani scrive:

      E’ vero. Non è però discriminando o sminuendo il valore del matrimonio che si risolvono i problemi.
      Altrimenti la crisi (che c’è, eccome!), diventa un alibi

  2. Cesare scrive:

    Ho inviato al sindaco la seguente mail:
    “Egr. Sindaco di Milano Giuliano Pisapia,
    le è ben noto, a lei che è laureato in Giurisprudenza, quali siano le responsabilità, gli obblighi e i doveri che due persone, un uomo e una donna, civilmente unite nel vincolo matrimoniale si assumono tra loro stessi e sopratutto, per quanto riguarda l’aspetto sociale della loro unione, nei confronti della civile società.
    Tale unione ha quindi civile valenza, oltre che religiosa, per motivazione di impegno e di responsabilità che si assume in quanto aperta e impegnata nell’amore, aperta e impegnata nella vita, aperta e impegnata nella società. Cellula fondamentale, cellula viva e creatrice; capace di portare ricchezza alla società di tutti!
    Ma “il registro delle coppie di fatto”, che lei vuole istituire, si è mai domandato che ricchezza potrà mai portare alla società?
    Non condivido la sua iniziativa. E’ un ben calcolato disegno politico, attento ai cambiamenti dei nostri tempi, atto a carpire i consensi di una classe sociale decadente, egoista e chiusa.
    La invito a riflettere sulle responsabilità che si sta assumendo.
    Grazie. Non me ne voglia.
    Cesare Barbadoro”

    Non sarebbe il caso di bombardarlo di mail?

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