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L’uomo è un essere complesso: per stare bene ha bisogno di risolvere una infinità di questioni, piccole e grandi; il benessere comporta disgraziatamente la totalità. Questa evidenza, in buona o cattiva fede, l’abbiamo persa quando abbiamo inventato la “cultura del benessere”.
La cultura del benessere, del welfare, è fondata su un’intuizione giusta e tutto sommato banale e superficiale: che la presenza di cose che ci piacciono (ma sarebbe meglio dire, l’assenza di cose che non ci piacciono) ci fa sentire bene. Per questo motivo la cultura del benessere è una cultura paurosa: ha come obiettivo lo scansamento della gran parte della vita quotidiana. È un tentativo universale di eliminare il suo gemello oscuro, cioè il malessere, minaccia incombente: al tentennare dell’uno, ricompare lo spettro dell’altro.
La cultura del benessere è imperdonabilmente ingenua perché si basa sull’equazione “più benessere meno malessere”: sappiamo tutti che si...
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