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Vignali (Pdl): «L’Iva per cassa non è a rischio. L’errore è dell’Agenzia delle entrate»

novembre 29, 2012 Matteo Rigamonti

Raffaello Vignali, deputato Pdl e vicepresidente della Commissione attività produttive alla Camera, smentisce la notizia secondo cui l’Iva per cassa sarebbe a rischio e presenta un’interpellanza urgente al ministro Grilli

L’Iva per cassa non è rischio. Sbaglia l’Agenzia delle entrate quando lascia intendere l’obbligatorietà della consultazione in sede europea del comitato Iva per gli Stati membri – e quindi anche per l’Italia – che vogliono applicare il regime di contabilità per cassa alle imprese con un fatturato superiore ai 500 mila euro e fino a 2 milioni di euro. In quei casi, infatti, consultare il comitato Iva dell’Unione europea non è necessario se tale soglia è applicata entro il 31 dicembre 2012.

FALSO ALLARME. A destare non poche preoccupazioni nel mondo delle imprese è stato un articolo apparso su ItaliaOggi del 27 novembre 2012, a firma Franco Ricca, intitolato «A rischio il regime Iva per cassa». «Dimenticata la consultazione con il comitato Iva dell’Ue», spiegava il catenaccio. Ma non si tratta di un errore del giornalista, che indubbiamente ha fatto bene il suo lavoro. Alla base del “pezzo” infatti sta una circolare dell’Agenzia delle entrate, la numero 44/E del giorno prima, che spiegava che, «come già anticipato in premessa l’articolo 167-bis, paragrafo 2, della Direttiva 2006/112/CE, come modificato dalla direttiva 2010/45/UE, prevede che gli Stati membri possono applicare il regime di contabilità per cassa alle imprese con una soglia di fatturato superiore a 500 mila euro, e fino a 2 milioni di euro, previa consultazione del Comitato Iva. Al riguardo si rappresenta che il procedimento di consultazione è ancora in corso e ne è prevista la definizione dopo il 1°  dicembre 2012». Peccato però che l’Agenzia delle entrate ha citato solo la prima parte e omesso la seconda del paragrafo 2 della Direttiva, che invece afferma: «Tuttavia tale consultazione del comitato Iva non è necessaria per gli Stati membri che al 31 dicembre 2012 abbiano applicato una soglia superiore a 500 mila euro o al controvalore in moneta nazionale».

COSA COMBINA L’AGENZIA DELLE ENTRATE? A rassicurare le imprese con volume d’affari fino a 2 milioni di euro sull’applicazione del nuovo regime Iva, è intervenuto subito l’onorevole Raffaello Vignali, deputato Pdl e vicepresidente della Commissione attività produttive alla Camera (che del nuovo regime è l’artefice). Vignali ha infatti scritto ieri una lettera al direttore di ItaliaOggi dove ha ribadito che «poiché la norma per innalzare il limite dell’Iva per cassa alle imprese con volume d’affari fino a 2 milioni di euro, che è perfettamente rispettosa della Direttiva 2010/45/UE, è stata introdotta da un mio emendamento nel corso della conversione in legge del dl 38/2012 del luglio scorso (c.d. Decreto Crescita) ed entra in vigore il primo dicembre prossimo, e quindi è applicata all’Italia prima del 31 dicembre 2012, non si riesce francamente a comprendere perché l’Agenzia delle entrate abbia sottoposto la norma all’Ufficio Iva di Bruxelles non essendo tenuta a farlo».

L’INTERPELLANZA. E proprio per questa ragione, «al fine di escludere ogni interpretazione malevola di questo increscioso incidente», Vignali ha firmato un’interpellanza urgente al ministro dell’economia Vittorio Grilli «per chiedere le ragioni di questa scelta» all’Agenzia delle entrate nonché «il ritiro della richiesta di consultazione a Bruxelles». La risposta è prevista per oggi alla Camera.

COME FUNZIONA L’IVA PER CASSA. Il nuovo regime sull’Iva di cassa farà in modo che, dal 1° dicembre 2012, l’Iva sulle operazioni attive sarà esigibile al momento dell’incasso, mentre l’Iva sugli acquisti sarà detraibile dopo il pagamento al fornitore. Ora, invece, i soggetti passivi possono esercitare la detrazione secondo le regole ordinarie dal momento in cui l’imposta diviene esigibile, senza che sussista il vincolo di aver pagato il corrispettivo ai fornitori.

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1 Commenti

  1. Marco says:

    Esempio classico di trovata italiana.
    L’idea è ottima. Ossia che la pretesa fiscale coincida con l’incasso del ricavo. Ti pago l’iva quando effettivamete la incasso. Discorso simile si dovrebbe fare in tema irpef/ires/irap e trinuti in generale.
    C’è un dettaglio che come al solito non è stato valutato. Le difficoltà operative (cosa sconosciuta per i burocrati).
    La stragrande maggioranza degli artigiani/imprese strozzate dal credito è in contabilità semplificata. Gestire l’iva per cassa presuppone che la gestione (fatta dal commercialista) venga integrata con il “monitoraggio” dei pagamenti (cosa non fatta con la contabilità semplificata) e relativo aumento dei costi di gestione.
    Quindi, per farla breve, vuoi pagare l’iva per cassa? bene hai bisogno di una gestione contabile più elaborata e quindi più costosa.

    Il problema non è irrisolvibile. Bastava modificare la legge sull’iva e stabilire che l’obbligo di fatturazione sorge al momento del pagamento (come succede per le prestazioni di servizi) e non al momento della consegna del bene.

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