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Toccafondi (Pdl): «Finalmente abbiamo riconosciuto il valore dei figli»

dicembre 16, 2011 Massimo Giardina

Intervista. «Per la prima volta è entrato nel nostro ordinamento questa importante novità: dare un riconoscimento a chi ha figli»

Se le famiglie con figli avranno uno sconto di 50 euro a pargolo sul pagamento dell’Imu, come previsto nella manovra del governo Monti, il merito è anche e soprattutto dell’on. Gabriele Toccafondi (Pdl). Intervenuto a Radio Tempi, il parlamentare ha spiegato l’importanza dell’emendamento.

Onorevole, qual è il valore dell’emendamento che avete fatto approvare?
«Per la prima volta è entrato nel nostro ordinamento questa importante novità: dare un riconoscimento a chi fa figli. In commissione parlamentare, i nostri emendamenti sono andati in questa direzione. Nell’articolo 5 del decreto “salva-Italia” il governo voleva rivedere i parametri con cui vengono calcolati i costi dei vari servizi ai cittadini.In questo contesto abbiamo inserito un fattore che tenga conto dei figli all’interno del nucleo familiare. Poi abbiamo agito sull’Imu, la vecchia l’Ici, sulla prima casa. Bisogna premettere che noi del Pdl non lo volevamo, anzi, il governo Berlusconi l’aveva addirittura tolta, ma il nuovo esecutivo ha deciso di reinserirla. A questo punto all’interno del Pdl ci siamo detti: “Almeno teniamo in considerazione il fattore famiglia: chi ha figli paghi meno”».

Ascolta l’intervista audio
[podcast pid=133/]

È un sistema progressivo?
«Sì, il sistema è progressivo. C’è uno sconto per tutti sulla prima casa di 200 euro, poi per ogni figlio si aggiungono 50 euro di detrazione fino ad un massimale di 4 figli, cioè di 200 euro. Per capirci bene: chi ha 4 figli avrà uno sconto sulla prima casa di 400 euro. Purtroppo chi ha più di 4 figli non potrà superare il massimale imposto di 400 euro. Siamo coscienti che si poteva fare di più, ma per la prima volta viene riconosciuto a livello statale che chi ha figli deve pagare di meno. Siamo quindi contenti del risultato anche se questa non è la manovra che avremmo voluto. Nei nostri 3 anni e mezzo di governo non abbiamo mai realizzato manovre che mettessero le mani nelle tasche degli italiani, ma vista la situazione, cioè il rischio che il nostro paese corre insieme agli altri Stati europei, noi appoggiamo la riforma ribadendo il concetto che questo paese deve tagliare le spese. Ogni anno le uscite sono maggiori delle entrate, infatti le nostre manovre sono sempre andate in una direzione: toccare le spese. Aumentare le entrate non è la soluzione più adatta per risolvere il vero problema che si chiama debito pubblico».

Partendo da qui si potrà introdurre il quoziente familiare, criterio più vantaggioso nel calcolo fiscale per le famiglie numerose?
«Il nostro obiettivo è stato reintrodurre il concetto di quoziente familiare. Prima di tutto bisogna dire che il quoziente familiare stravolgerebbe il sistema fiscale italiano e se venisse introdotto significherebbe una diminuzione delle entrate per lo Stato pari a circa 15 miliardi di euro. Vi sarebbero comunque dei benefici. L’esempio arriva dalla Francia, che con l’introduzione del quoziente ha visto aumentare in maniera esponenziale il numero dei figli nati. Con questo non voglio dire che i figli si fanno con la calcolatrice o con una tabella di Excel, ma l’elemento economico conta».

Ma allora dove sono i benefici economici?
«Nel breve periodo si registrerebbe una diminuzione del gettito fiscale, ma nel medio-lungo gli effetti sarebbero positivi, perché il Pil nazionale è la somma dei Pil pro capite. Se si aumentassero i soggetti aumenterebbe anche la possibilità di incrementare il prodotto interno da una parte e dall’altra si avrebbe nel sistema un numero adeguato di giovani generazioni che pagherebbero le pensioni in un mondo che invecchia. Senza avere giovani da inserire nel mondo del lavoro, la famosa piramide rovesciata ci porterebbe al fallimento».

Se è un incipit, c’è ancora molto lavoro da fare?
«Con l’introduzione del fattore famiglia si è aperta una strada ma la strada va costruita e percorsa. Oggi siamo contenti e l’intergruppo per la sussidiarietà lavorerà in questo senso; al governo chiediamo un po’ più di fiducia. Se non ci fossero stati i nostri emendamenti, il fattore famiglia non sarebbe emerso, per cui vogliamo non solo che solo il lavoro parlamentare costruisca queste proposte ma che il governo proceda quasi in maniera autonoma con l’aiuto dei parlamentari. Comunque ci sono sempre gli emendamenti e noi siamo sempre pronti».
Twitter: @giardser

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