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Tav, il ministro Lupi dagli operai che lottano per lavorare. «Le infrastrutture sono il motore del paese»

giugno 2, 2013 Redazione

Per il titolare dei trasporti «una minoranza violenta non può pensare di fermare l’opera». E promette: «73 miliardi di investimenti nei prossimi dieci anni»

«La Tav che va da Madrid a Kiev passando in Val di Susa è un vantaggio per l’economia perché collega l’Italia al resto d’Europa; è un vantaggio per la mobilità perché riduce i tempi di percorrenza ad esempio tra Milano e Parigi da sette a quattro ore; è un vantaggio per l’ambiente perché toglie dalle strade 600 mila Tir all’anno con la conseguente riduzione annuale di emissioni di gas serra e la diminuzione degli incidenti stradali e dei connessi costi sociali. Farla o non farla non è una vittoria o una sconfitta della destra o della sinistra. È una vittoria o una sconfitta dell’Italia». È con queste parole che mercoledì 22 maggio, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi, ha commentato il suo sopralluogo in Val di Susa, in visita al cantiere Tav, «per accertarmi personalmente dello stato dei lavori e delle condizioni di lavoro».

Visitando il tunnel discensorio il ministro si è intrattenuto con le maestranze e ha espresso le sue valutazioni sull’opera. «Diverso è leggerne, altro vedere i primi 110 metri già scavati, vedere la professionalità e la determinazione delle persone in cui mi sono imbattuto. Incontrando l’operaio ferito nell’assalto di quindici giorni fa, mi ha colpito la sua decisione di tornare al lavoro, la dignità con cui ne parlava e l’assurdità vigliacca delle minacce che anche la sua famiglia deve subire. Il suo è l’esempio di un’Italia che non si arrende. Quei lavoratori e gli uomini delle forze dell’ordine che difendono il cantiere non vanno lasciati soli, non sono soli. Questo ho voluto dire loro personalmente: lo Stato c’è e non arretra. Sulla Tav c’è stato un lungo dibattito pubblico, si sono ascoltate tutte le esigenze e le critiche prima della definizione del progetto, il tracciato originario è stato cambiato nel 2006 dopo che sono stati proposti ben undici tracciati diversi. E ora che si fa, una minoranza violenta non può pensare di fermarla. I grillini dicono di un ripensamento sull’utilità dell’opera da parte di alcuni paesi europei e chiedono di fare una nuova verifica. Verifica che è già stata fatta un anno fa e tutti ne hanno confermato la priorità a livello europeo».

Impulso all’occupazione
Nella riunione della task force insediata presso il ministero, di cui fanno parte i presidenti della Regione Piemonte e della Provincia di Torino, i sindaci di Torino, Susa, Bussoleno e Chiomonte e il commissario straordinario per la Tav, Lupi ha ribadito che «la Tav Torino-Lione è un’opera essenziale non solo per la Val di Susa, per il Piemonte o per l’Italia, la Tav è strategica e decisiva per l’Europa».

Nella riunione si è parlato anche delle cosiddette “opere di compensazione” per i Comuni della valle. «Non sono opere di compensazione, ma di riqualificazione e valorizzazione del territorio». Un’opera che darà impulso all’occupazione: più di 2 mila persone direttamente impegnate in Italia nella realizzazione della Tav e circa 4 mila occupati indiretti. E dopo cinque anni di servizio, si prevede che la nuova linea creerà oltre 500 posti di lavoro in Italia. E non vanno sottovalutati alcuni dati, altrettanto importanti, come l’interscambio tra Italia e Francia: oggi è di 70-80 miliardi di euro l’anno e le esportazioni superano le importazioni di 10 miliardi. Questo significa che la Tav può aiutare anche il made in Italy all’estero. Un altro dato ancora? Lo stesso interscambio, questa volta misurato in tonnellate, è pari a 43 milioni. È superiore a quello con la Svizzera (40 milioni) che quando decise di costruire due tunnel di base (che si è pagata da sola) aveva un traffico di 22,7 milioni di tonnellate.

I primi interventi in questa direzione saranno varati a fine mese e verranno finanziati con i 10 milioni di euro che il 30 maggio il Cipe stanzierà per il triennio 2013-2015. Altra buona notizia che viene incontro al ministro è l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo decisa dalla Commissione europea nel 2009. Non libererà risorse nell’immediato, ma è un segno che qualcosa di buono è stato fatto. Gli impatti positivi si vedranno solo a partire dal 2014, e quali sono e quante sono le risorse in campo lo ha detto lo stesso ministro davanti alla commissione Trasporti della Camera: «Ci sono 73 miliardi di euro per i prossimi dieci anni da destinare a investimenti in infrastrutture europee. I tecnici del mio ministero quantificano che per ogni miliardo di investimento si può dar vita a 12 mila posti di lavoro, senza considerare l’impatto sull’indotto».

Le tappe del cantiere
L’impegno del ministro è che «per questi interventi i Comuni interessati possano derogare dal patto di stabilità. Se in Europa vale il principio che gli investimenti non sono un costo, questo deve valere anche in Italia. È la stessa Costituzione, nell’articolo 118, a prevedere la possibilità che le amministrazioni locali realizzino investimenti per il territorio. Ad esempio acquedotti, scuole, strade, ospedali. Il principale motore dell’Italia è costituito dalle infrastrutture».

Il 13 giugno si riunirà la Conferenza dei servizi – dove sono rappresentati 91 soggetti coinvolti nella Tav – per l’approvazione del progetto definitivo dell’opera. Poi, su mandato del ministro delle Infrastrutture, il commissario di governo Mario Virano riunirà i sindaci di tutti i Comuni attraversati dalla tratta nazionale della Torino-Lione, da Bussoleno in giù.

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