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Tav, i Nuclei operativi armati chiamano alla lotta contro lo «Stato reazionario» e criticano i «borghesucci» dei centri sociali

agosto 13, 2014 Marco Margrita

Con un documento ancora al vaglio degli inquirenti, i Noa lamentano la mancanza del «salto di qualità nella lotta». Contro lo Stato l’unica arma è imbracciare le armi

«Come era prevedibile la lotta popolare contro il Tav in Val di Susa è stata portata alla sconfitta da una strategia politica completamente sbagliata. Avevamo avvertito i compagni leninisti che senza un’azione di forte rottura nei metodi, il sistema borghese avrebbe messo a tacere e represso il Movimento». Inizia così il messaggio, fatto recapitare ieri alla redazione torinese dall’Ansa, riportante sulla busta il regolare timbro postale 11 agosto, a firma Noa (Nuclei Operativi Armati).
Nel documento, giudicato attendibile ma al vaglio degli inquirenti per comprenderne di più, si scrive di un incontro avuto lo scorso marzo con i “presunti leader del Movimento No Tav”, ai quali avrebbero spiegato che «la loro condotta avrebbe distrutto la partecipazione popolare e demotivato i gruppi di azione presenti sul territorio, pronti al salto di qualità nella lotta: avevamo ragione, come dimostrano i fatti degli ultimi mesi».

CONTRO LO STATO BORGHESE. I Noa criticano i «borghesucci di Askatasuna», il grande centro sociale torinese (di area autonoma) che da anni gioca un ruolo da protagonista all’interno dell’universo No Tav. Nel mirino – assieme ai nemici storici Stefano Esposito (senatore Pd) e il capo della Digos Giuseppe Petronzi – finiscono i giornalisti torinesi: Paolo Griseri, Massimo Numa e Bruno Babando.
Durissima la critica rispetto alla strategia legalitaria. «Contro lo Stato borghese e reazionario – si legge nel documento – non si utilizzano denunce, tribunali e avvocati, per battere e ridurre al silenzio i nemici si pratica la lotta armata». L’appello è «alle compagne e ai compagni delusi dalla strategia del movimento No Tav perché si uniscano ai Noa e ai gruppi di azione armata».
Si cerca, insomma, il primo colpo. Difficile dire la presa che un simile documento potrebbe fare, ciò che è certo è che sempre più il movimento trenocrociato è visto come un “brodo di coltura” in cui tentare entrismi sempre più spericolati.

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1 Commenti

  1. Giulio Dante Guerra scrive:

    Ancora una volta il “Top Commentator” Tossani, dopo una rapida dissociazione dalla violenza, ha ritirato fuori il suo “Delenda Carthago”: l’opposizione sistematica a qualunque tentativo di abbreviare gli spostamenti in treno attraverso l’Italia e i paesi confinanti, ammodernado un po’ l’antiquata rete ferroviaria del nostro paese. Non entro nel merito della Torino-Lione, un percorso che non ho mai avuto bisogno di compiere sulla vecchia ferrovia. Mi riferisco invece ad altri tratti, p.es.: la Spezia-Parma, tratto essenziale del percorso più breve fra la costa tirrenica e la Val Padana, il cui raddoppio e raddrizzamento s’interrompe, nel tratto lunigianese, in mezzo ai campi pochi chilometri dopo Aulla; la Genova-Milano, il cui tortuoso percorso ottocentesco è stato solo raddoppiato, ma mai raddrizzato, negli anni ’30, così che i sistematici ritardi dei treni su quella linea mi fecero perdere, un giorno che tornavo a Pisa da un congresso scientifico a Salice Terme, la coincidenza a Genova sul treno già prenotato, costringendomi a viaggiare, senza prenotazione e quindi “a rischio”, su quello successivo; la linea internazionale Milano-Ginevra, dove il “Cisalpino” viaggia, nel tratto italiano, a velocità lumachesca; forse, per permettere ai turisti di godersi, dal finestrino, bellissimi paesaggi alpini: ma io viaggiavo per lavoro, andavo a Losanna ad un congresso scientifico; per non parlare della mancanza di un collegamento ferroviario almeno decente fra la costa tirrenica e il confine sloveno, cosa che mi costrinse, per andare ad un congresso scientifico internazionale a Portorose, a prendere l’aereo per Trieste: aereo, che, però, faceva un percorso “a V”: prima, un volo Pisa-Roma e poi uno Roma-Trieste, con un aggravio di spese per le non certo floride casse del gruppo CNR di cui ho fatto parte per tutta la mia carriera scientifica. Se questi trasporti sono degni d’un paese moderno…

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