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La scuola da papa Francesco. Bagnasco: «La libertà di educazione è un diritto, è ora di trarne le conseguenze pratiche»

maggio 10, 2014 Luigi Amicone

Il compito delle famiglie, degli insegnanti e dello Stato. L’autonomia. La parità. Il gender. L’individualismo. L’Europa e le elezioni. Intervista al presidente della Cei

«Guardiamo all’appuntamento del 10 maggio in piazza San Pietro con il Papa. Davanti a Lui e con Lui, riaffermeremo l’urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto a una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica. Essa è un patrimonio storico e plurale del nostro paese, offre un servizio pubblico seppure in mezzo a grandi difficoltà e a prezzo di sacrifici imposti dall’ingiustizia degli uomini: ingiustizia che i responsabili fanno finta di non vedere pur sapendo – tra l’altro – l’enorme risparmio che lo Stato accantona ogni anno grazie a questa peculiare presenza».
Con queste parole, scandite il 24 marzo scorso davanti all’assise dei vescovi italiani, il cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco ha delineato il contenuto della “Festa della scuola” che si svolge a Roma alla presenza di papa Francesco.

scuola-papa-francesco-10-maggio-tempi-copertinaEminenza, il suo ultimo discorso alla Cei ci è sembrato contenesse accenti di particolare preoccupazione per lo stato dell’educazione e della libertà di educazione. In Italia e, forse, più in generale, nel panorama dell’Europa secolarizzata. Eppure, perfino il giacobino Danton, già nell’epoca della rivoluzione francese ammetteva che «àpres le pain l’education est le premier besoin du peuple», dopo il pane, l’educazione è il primo bisogno del popolo. Costa sta accadendo?
La mia riflessione partiva da un fatto clamoroso che ha sconcertato non soltanto me. Mi riferivo all’iniziativa di tre opuscoli che sono stati fatti circolare nelle scuole del nostro paese con la “nobile” motivazione di “Educare alla diversità a scuola”. In realtà, scorrendo i testi, si trattava di una presentazione volgarizzata dell’ideologia del “gender”, che riduce la differenza sessuale a un dato culturale, lasciato alla libera interpretazione dei singoli. Al punto da suggerire che non si utilizzino più termini come “padre” e “madre”, i quali, facendo riferimento alla distinzione tra il maschile e il femminile, potrebbero introdurre delle laceranti discriminazioni. Quando si arriva a teorizzare simili amenità e, addirittura, si pretende di imporle a tutti tramite la scuola senza tenere in alcun conto le famiglie, si capisce che si è superato il limite. Anche il ministero è corso ai ripari, ritirando la diffusione di questi opuscoli di rieducazione umana, ma la scuola appunto non può trasformarsi in un campo di rieducazione, dove si riscrivono le elementari certezze dell’umano.
Educare è – per richiamare la citazione di Danton – un bisogno umano di base, è veramente come il pane per alimentare una struttura personale solida e serena. Senza educazione non c’è possibilità di crescere come persone libere e responsabili. Come vescovi, avvertiamo l’esigenza di investire con rinnovato impegno nella formazione, risvegliando le coscienze di genitori, educatori, associazioni, perché in gioco c’è lo stesso destino umano. La domanda da farsi oggi non è tanto: che mondo lasceremo ai nostri figli? Ma, a quali figli lasceremo il nostro mondo! Sono persuaso che investire oggi nell’educazione sia fondamentale, perché senza coltivare l’umano, mettendolo al riparo delle ideologie, si corre il rischio di falsare la persona per quello che è.

Per quanto riguarda la situazione della scuola pubblica in Italia, sorprende che pur essendo tutti a conoscenza del fatto che essa è per legge costituita da scuola statale e scuola paritaria, non vi sia ad oggi nessun atto politico, e soprattutto governativo, che riconosca e finanzi questo sistema. Le scuole paritarie fanno risparmiare molti soldi allo Stato ma lo Stato continua a ignorarle, mentre a decine chiudono i battenti per l’insostenibilità dei costi e delle tasse. Può essere una legge sull’autonomia scolastica come quella proposta dai laici professori Andrea Ichino e Guido Tabellini una riforma apprezzabile anche da parte cattolica?
In realtà, già dal 2000 il parlamento italiano si è espresso a favore della libertà di educazione, riconoscendo in questo un preciso diritto, che va garantito al cittadino che è libero di scegliere la scuola per i propri figli. Il problema è che siamo inchiodati al riconoscimento teorico, e non si arriva mai alle conseguenze pratiche. Se tutti i cittadini pagano le tasse, non si capisce perché quelli che decidono di mandare i loro figli in scuole non gestite dallo Stato debbano pagarle di nuovo per sostenere le rette scolastiche. È la scuola un diritto o no?
In questa vicenda che fa dell’Italia il fanalino di coda della scuola libera in Europa, scontiamo un deficit storico e, ancora una volta, un pregiudizio ideologico. Non si riesce a capire, da parte di molti, che la scuola è un bene pubblico, cioè una opportunità messa a disposizione di tutti e che la gestione della scuola non deve essere assorbita esclusivamente dallo Stato. Esso deve aprire anche ad altri soggetti culturali e sociali, in virtù del principio di sussidiarietà.
Fortunatamente, in questi ultimi tempi, sta crescendo, anche tra opinionisti e uomini politici di tutti gli schieramenti, la consapevolezza che solo un paese che garantisce veramente l’accesso a tutte le scuole rende un servizio pubblico. Tra gli autori che, seguendo un ragionamento del tutto alieno da presupposti religiosi optano per una scuola che va “liberata”, ci sono certamente gli autori da lei citati. Essi riconoscono che è un bene per tutti se la scuola viene messa in condizione di offrire un servizio pubblico, grazie ad una pluralità di soggetti, statali e paritari, che ne garantiscano il corretto funzionamento.

Riprendendo l’osservazione di papa Francesco sulla famiglia, questa realtà tanto «disprezzata e maltrattata», lei ha commentato: «Disprezzata sul piano culturale e maltratta sul piano politico». Ha pure aggiunto che i genitori non devono farsi intimidire perché hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga. Che cosa la preoccupa?
La mia più che una preoccupazione è una convinzione radicata nel profondo. Papa Francesco, del resto, individuando nella famiglia il tema del prossimo Sinodo, è come se avesse voluto indicare una priorità da cui tutto il resto dipende. La società non tiene se non regge la famiglia. Naturalmente, ciò che è decisivo è mostrare, grazie a storie e volti concreti, la bellezza e la possibilità di questa esperienza. La famiglia è palestra e grembo di vita: fa uscire la persona dall’isolamento, integrando in sè la differenza di genere e quella delle generazioni. Se si diventa incapaci di mettere insieme la differenza di genere, si scivola verso una omogeneità che non è gravida di futuro, ma rischia di appiattirsi sul presente. Così se non si integrano le generazioni, ad esempio i giovani e gli anziani, il rischio è quello di procedere divisi e alla lunga contrapposti. Ma così non si va da nessuna parte. Ecco perché la famiglia è la cellula della società e patrimonio universale.

Lei sostiene che «è una visione iperindividualista all’origine dei mali del mondo, tanto all’interno delle famiglie quanto nell’economia, nella finanza e nella politica. Bisogna accelerare la conversione dall’io al noi e dal mio al nostro: non certo nel senso che non esistono più l’io e il mio, ma nel senso che mai più dovranno essere intesi come degli assoluti». Concretamente, come si fa e come si sostiene questo cammino di conversione?
L’iperindividualismo è l’esasperazione dell’io che smarrisce il suo essere relazione e si illude di potersela cavare da solo. Dietro a questa deviazione c’è un errore di prospettiva: pretendere di essere autosufficienti, dimenticando che abbiamo ricevuto tutto. Questa miopia a lungo divide, contrappone e conduce a una sistematica lotta di tutti contro tutti. Bisogna, invece, riscoprire i legami come delle opportunità e non già delle mortificazioni. La relazione è esigente, ma è pure una risorsa. E la convergenza, oggi più che mai, deve essere intesa come una strada obbligata.
beck-unarA livello tecnologico, siamo quasi condotti per mano a capire la necessità di unire gli sforzi, di razionalizzare le energie e di concentrare le opzioni. Ma anche a livello umano non si fatica a scoprire quanto i legami affettivi stabili siano il miglior antidoto alla depressione e alla sfiducia. Non a caso, anche in questa stagione di crisi nel nostro paese, non si è giunti a uno scontro sociale perché la famiglia ha funzionato da ammortizzatore sociale e, innazitutto, come pozzo di fiducia. Dunque, l’individualismo si supera con dosi consistenti di esperienza familiare. Passata questa possibilità tutto si fa più difficile.

In questa vigilia di elezioni europee, grande è lo sconcerto per la disaffezione verso le istituzioni dell’Unione Europea. In cosa le sembra mancante e cosa dovrebbe cambiare questa comunità politica che appare oggi tanto distante dai suoi leader politici e princìpi fondativi?
La retorica sull’Europa monetaria ha presto ceduto il passo al disincanto. Ma era inevitabile che ciò accadesse, perché mai l’economia da sola può fungere da collante. Semmai esaspera le divisioni. Per questo, chi ha osservato sin dall’inizio dell’Unione Europea che l’unità non si costruisce su presupposti solo economici e funzionali, aveva visto giusto. I popoli possono convergere se condividono una ispirazione comune, cioè una visione delle cose e della vita, che accomuna al di là delle legittime differenze di interessi e di sensibilità. Il punto è che quando si parla di radici spirituali dell’Europa, subito scatta un meccanismo di fastidio e di reazione e non ci si rende conto che l’unità non si impone dall’esterno, ma si costruisce a partire dall’interno. Spero che le prossime elezioni europee abbiano al centro temi e problemi che privilegiano questa consonanza di ideali, e non semplicemente la rincorsa demagogica di voti e di rendite di posizione.

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54 Commenti

  1. Shiva101 scrive:

    La chiesa ha bisogno di istituzioni deboli per esistere.

    E’ un suicidio collettivo consentire ad istituzioni private di gestire beni comuni come l’acqua, la sanità e ovviamente l’istruzione.

    Queste entreranno in competizione con lo Stato e il loro interesse sara indebolire il piu possibile la società, solo cosi potranno fare business, ovviamente offrendo quei servizi a costi piu alti, con meno qualità e garanzie.

    Non a caso la qualita della scuola privata (cattolica e non) è sensibilmente piu bassa di quella pubblica.

    L’azione della chiesa contro la scuola pubblica è estremamente immorale.

    Inoltre MAI un’ideologia dovrebbe entrare in un percorso di formazione sopratutto in età particolarmente precoci.

    Soldi e proselitismo sono l’UNICA ragione per cui la chiesa ha interesse nella scuola.

    E’ infatti principlamente con l’indottrinamento dei bambini, delle nuove generazionni che puo assicurasi i fedeli, e quindi il potere, di domani.

    • Seminarista scrive:

      Guarda che è lo stato che rubato/copiato alla Chiesa la scuola! Chi ha inventato l’istruzione per TUTTI (istruzione pubblica) è la Chiesa cattolica.
      Sulla presunta qualità superiore dell’istruzione statale su quella non statale cattolica stendiamo un pietoso velo.
      Inoltre la Chiesa non è una istituzione privata ma è una Società perfetta di istituzione divina che precede lo stato moderno di migliaia di anni.

      • filomena scrive:

        Dire che la chiesa è una “società perfetta di istituzione divina”, si commenta da sé. E’ semplicemente un delirio di onnipotenza in cui, per fortuna una piccola parte del mondo cattolico, si identifica. Ormai neanche il papa dice più cose di questo genere e forse per la prima volta dopo anni di oscurantismo, con Francesco la chiesa inizia a fare delle prime sia pur timide, aperture nei confronti del mondo reale smettendo di dire solo cose astratte come la dottrina. La scuola non va distinta tra statale e pubblica perché di fatto sono la stessa cosa. La distinzione va fatta tra paritarie confessionali e laiche. Se vogliamo migliorare questo tipo di scuola dobbiamo mettere in concorrenza queste ultime che sono regolate da principi economici uguali. La scuola statale o pubblica rimane tale perché segue principi diversi volti al pluralismo e non a formare persone appartenenti a gruppi specifici (cattolici, mussulmani, atei, ecc.)

        • Fran'cesco scrive:

          Filomena, prima di blaterare (e confondere i termini, statale, paritaria, pubblica, istituzione divina, perfetta …), informati

        • Seminarista scrive:

          Società Perfetta la Chiesa lo è e lo sarà sempre, perché è un carattere donatole dal suo Divino Fondatore Gesù Cristo. Basta leggersi il Diritto Canonico attuale. Che il Papa non si sogna minimamente di mettere in discussione.

          Società perfetta non significa che i membri sono perfetti o impeccabili ma che la Chiesa è dotata (da Cristo non dà se stessa) di tutti i mezzi necessari alla salvezza di chi ne fa parte: pastori, sacra scrittura con in primis il Vangelo, sacramenti…

      • Shiva101 scrive:

        Seminarista sei sempre piu in malafede o sempre piu diciamo.. “male informato”.

        MAI la scuola cattolica è stata per tutti, quello che accade in Inghilterra è un esempio evidente.

        Non è mai esistito il diritto allo studio per la chiesa cattolica.

        Lo studio era riservato ovviamente ai ricchi e ovviamente SOLO ai cattolici anche perche sotto lo Stato Pontificio se non si era catolici si era eretici e pertanto passabili di condanna anche a morte.

        La chiesa, in particolare grazie ai gesuiti, ha sempre controllato e gestito l’istruzione.

        Per un’istituzione basata sulla paura e sulla supersitizione mantenere le persone ignoranti è fondamentale.

        Le scuole religiose sono SEMPRE discriminatorie.

        • Seminarista scrive:

          La scuola come oggi la conosciamo è una invenzione della Chiesa. Gli altri stato incluso le sono venuti dietro.
          Questo dice la storia.

        • beppe scrive:

          shiva, san tommaso e migliaia di cattolici che sono stati anche scienziati in svariati campi ti contraddicono e ti seppelliscono sotto le tue cavolate.

    • Fran'cesco scrive:

      Shiva,
      dei tuoi 8 slogan (periodi), non ce n’e’ uno argomentato e che non racconti balle. Complimenti.

    • Toni scrive:

      Shiva 101 –
      Domanda 1:
      Cosa rispondere alle tue minchionerie?
      Domanda 2 (la più misteriosa)
      Perché Tempi si sopporta questo tuo carico di mxxda, quotidiano?

      • Fran'cesco scrive:

        Alla domanda 2:
        in fondo e’ m… che non puzza, ed un po’ di byte sul disco non costano cosi’ tanto…

        • Toni scrive:

          Si Fran’cesco, hai ragione… ma la cosa che mi indispone di un tipo simile è la sua arroganza mista ad una carognaggine di base. Quando gli ho suggerito di andare in un sito islamico (dato che su Tempi aveva fatto apprezzamenti sugli islamici) a cantarle direttamente lì … subito…. (dalla risposta) ha dimostrato di essere fondamentalmente un cacasotto.
          E’ un vigliacco che fa lo sguaiato (ma argomenti zero) qui perché approfitta della libertà concessagli.
          Io di Filomena, Giovanni, Bifocale non condivido nulla, ma tra questi … e lo “shi…agurato” c’è l’abisso.

          • Giulio Dante Guerra scrive:

            A proposito del sito islamico: credo di averlo già scritto, anche se non riesco più a ritrovare il msg. Il giorno che – “grazie” alla nostra sterilità e alla prolificità degli immigrati – l’Italia sarà diventato un paese a maggioranza islamica, questi individui correranno in moschea a farsi circoncidere, e si inchineranno, ostentatamente, fronte a terra 5 volte al giorno…
            Come cantava Nicola Arigliano negli anni di mia verde stagione, “la cosa è sicura, è solo questione di tempo”.

      • Shiva101 scrive:

        La tua volgarita va di pari passo con la tua mancanza di argomenti.

        Prova a rispondere con quelli, ahahah…

        • Toni scrive:

          Io sarei volgare? Tu brillante cialtrone … puoi dire me, dopo quello che vomiti quotidianamente che io sono … volgare?
          Sugli argomenti:
          Ho visto come le persone che cordialmente ti hanno preso sul serio, e ti hanno risposto, con quale insolenza li hai ricambiato.
          Io discuto con tutti, tranne con te … meriti pernacchie!

  2. Roberta scrive:

    Ecco in prima fila i soliti commentatori spargiletame che commentano tutto senza avere almeno la dignità di informarsi. Vanno decantando libertà e poi auspicano l’odiosa educazione di Stato. Se la tengano. Si vede il livello.
    Per il resto non hanno capito una cippa di nulla, e ancora tirano il Papa per la veste.
    Poveri burattini! Sono proprio delle teste di legno! Continuate leggere cacca e nutritevene. Ma non veniteci a dire che è oro!
    Che la cosa pubblica funzioni è una barzelletta alla quale crede ormai solo l’ignorante.
    La scuola di Stato è più che mai di parte: solo il disinformato sostiene la sua neutralità; in realtà proprio attraverso la scuola si sta imponendo un regime che si sta pericolosamente avvicinando alla “rivoluzione culturale” che ha devastato i paesi comunisti da Stalin a Mao a Pole Pot, con il pensiero unico imposto dall’alto e camere e morte per i dissidenti.

    • Giava scrive:

      Gent.ma Sig.ra Roberta,
      nel suo intervento (di 11 righe, di cui le prime 6 di insulti) ha trascurato di indicare la fonte da cui deduce che “che la cosa pubblica funzioni è una barzelletta alla quale crede ormai solo l’ignorante”. Sono certo che avrà riferimenti inoppugnabili, considerato che Lei certamente ha “almeno la dignità di informarsi”.

      “La scuola di Stato è più che mai di parte”. E’ vero: è dalla parte della Costituzione! Quindi è libera, democratica, tollerante, accogliente, multietnica, aperta a tutti, e, non ultimo, gratuita. Nella scuola pubblica non si fa distinzione di censo, di religione, né di reddito o di estrazione sociale o di appartenenza politica; e negli stessi banchi siedono ragazzi eccellenti ed altri con bisogni educativi speciali (dislessici, con il sostegno, portatori di handicap, estracomunitari, ecc). Nella scuola pubblica si vive la tolleranza e la pace e si impara a convivere con chi è diverso da te. Vi si insegna ancora che l’onestà è un valore, che c’è differenza tra “servire lo Stato e servirsi dello Stato” e che le persone non si giudicano dai vestiti firmati che indossano.

      Nella scuola dove insegno, in particolare, oltre gli insegnanti di religione, i docenti cattolici sono la maggioranza: vi sono iscritti e frequentanti l’Azione Cattolica, neocatecumenali, scouts ed altri ancora che provengono dall’associazionismo cattolico, per non parlare del Dirigente. Mancano i ciellini; ma si sa, loro preferiscono i Licei del centro, e non le scuole di frontiera della periferia.

      Per quanto riguarda le ultime tre righe, alzo le mani e dichiaro la mia ignoranza: non avendo studiato psichiatria non posso esserLe d’aiuto.

      • Fran'cesco scrive:

        Giava,
        Grazie della sua testimonianza.
        Ancora una volta mi tocca ricordare, per non far confusione, che scuole statali e paritarie sono tutte pubbliche. Vabbe’.
        Purtroppo io ho un’esperienza con una scuola paritaria, in cui c’e’ una straordinaria partecipazione delle famiglie, e una con una scuola pubblica, in cui l’esperienza educativa e’ drammaticamente in dubbio.
        Certo, le scuole paritarie sono in crisi (finanziaria) e quindi non possono per esempio accogliere tutti i portatori di handicap. Ma la ragione non e’ che non si vuole accoglierli, naturalmente. La ragione e’ che lo Stato vuole che li’ siano garantite tutte le norme igenico/sanitarie/di sicurezza che nelle scuole statali vengono derogate. Provare per credere. Vi invito a visitare le due scuole che frequentano i miei figli.
        Questa e’ la mia esperienza.

        (PS, che nella scuola statale si viva la pace e la tolleranza puo’ anche essere vero, tranne che in un liceo di Roma)

        • Shiva101 scrive:

          Non sono pubbliche , sono PRIVATE e a pagamento, smettetela di mentire , è peccato dire bugie poi andate all’inferno!

      • Seminarista scrive:

        GRATUITA? da che pianeta arrivi?
        I cittadini pagano fior di tasse per la scuola statale, notoriamente più COSTOSA.
        La scuola statale come tutte si paga.
        La scuola non statale si paga due volte perché lo stato ladro non permette una autentica libertà di scelta e PARITÀ DI TRATTAMENTO DEGLI STUDENTI PREVISTA DALLA COSTITUZIONE.

        • Giava scrive:

          Per gratuita, ovviamente, si intende che non è a carico del singolo utente ma della collettività.
          Poi la scuola accoglie tutti, anche chi non può contribuire direttamente. Ed è questo il lato positivo che a molti frequentatori del sito sfugge: con le tasse lo Stato raccoglie dei fondi per far funzionare servizi essenziali che poi offre a tutti, sia a chi se li potrebbe permettere sia per chi è in difficoltà! In pratica, con le tasse si cerca di garantire a tutti gli stessi diritti fondamentali, quali sanità, istruzione, ordine pubblico, ecc… Se poi uno vuole di più, ed ha la possibilità, se lo paga da sé.
          La tesi che da Lei sostenuta, oltre ad essere falsa, è anche miope e pericolosa: allora, con la stessa logica, potrei sostenere che, poiché mi servo della sanità privata, non devo pagare quella pubblica! O che, poiché ho le mie guardie del corpo non devo pagare la parte di tasse per le forze dell’ordine! E così via…Queste idee sono alla base del processo di disgregazione dello Stato sociale.

          Come pure è ampiamente falso che la scuola privata costi di meno:
          – innanzi tutto costa di meno allo Stato, perché scarica il costo sul singolo utente, al quale poi costa molto di più;
          – perché offre molto di meno in termini di servizi aperti a tutti: quanti sono i diversamente abili nelle scuole private? E quanti gli insegnanti di sostegno? E quanti i licei musicali, dove gli insegnamenti sono individualizzati ed hanno un costo altissimo?
          – perché paga di meno gli insegnanti, in quanto deve garantire il giusto profitto al gestore della struttura, e potrei continuare.

          Inoltre è falso che offra scadenti servizi: certo, vi sono scuole statali in grande difficoltà (ma allora perché non parlare dei “diplomifici”) e scuole private eccellenti, ma mediamente il livello offerto dalle scuole pubbliche è più che discreto; i dati disaggregati delle prove internazionali, mettono i Licei italiani al vertice della graduatoria, nonostante lo Stato spenda per la scuola pubblica molto meno (i rapporto al PIL) che negli altri Paesi.

          Per quanto poi riguarda la questione educativa, la scuola deve si educare ma a cosa? A mio avviso ai valori costituzionali, cercando ciò che unisce: questa questione è ancor più urgente in un modello sociale multietnico e multiculturale. Ai valori personali, di fede, ci deve pensare la famiglia.

          Infine, non è opportuno introdurre la “libera concorrenza” nella scuola: nei Paesi dove è stato fatto la qualità dell’insegnamento è peggiorata; ci sono settori della società che per loro stessa natura mal si prestano alle logiche aziendaliste, tanto care ad una certa mentalità liberista: scuola, sanità, ordine pubblico, giustizia… Questi settori fondamentali devono essere tenuti fuori da logiche commerciali e di bilancio, pena la perdita della qualità e dell’universalità del diritto.

          Rimane, poi, aperta una questione: con la maggior parte degli insegnanti della scuola pubblica che sono cattolici praticanti, dove sono i pericolosi insegnamenti sovversivi? e quando qualcuno si accorgerà di questo, mi aspetto che cominceranno a chiedere le “quote confessionali” nella scuola!
          Mi perdoni la franchezza, ma a me pare che con il “ritornello” dell’effettiva parità di scelta si mistifichi solo una mera questione di “sghei”.

          • Seminarista scrive:

            Se lo stato mi costringe a pagare tasse per una scuola statale alla quale non voglio mandare i miei figli – per un malinteso senso di giustizia sociale – se non sono straricco (come tanti che vorrebbero ma non possono) significa che lo stato mi sta anche impedendo di iscrivere i miei figli a una scuola che corrisponde ai miei valori umani e cristiani. Per cercare una malintesa uguaglianza di principio si commette una clamorosa e indebita ingerenza nella educazione dei figli altrui.
            Quindi non si venga a parlare di stato che garantisce libertà. Uno stato che garantisca vera libertà rimborserebbe le tasse a quei genitori che mandano i figli alla scuola non statale.
            Sappiamo tutti che la scuola statale è un carrozzone dominato dai comunisti e/o post comunisti e sindacati mangiasoldi.
            Trova la differenza
            Bilancio Scuola circa 50 miliardi di euro
            Stanziamenti scuola non statale 500 milioni di euro.

            LA SCUOLA NON DEVE EDUCARE, LA SCUOLA DEVE ISTRUIRE
            L’EDUCAZIONE SPETTA AI GE-NI-TO-RI

            • Giava scrive:

              1) Se lo Stato mi costringe a pagare le tasse per un sistema sanitario che pratica l’aborto, del quale non voglio servirmi, significa che lo Stato mi sta anche impedendo di curami presso una struttura che corrisponde ai miei valori non negoziabili, limitando il mio diritto alle cure. Quindi lo Stato mi deve rimborsare le tasse che pago per la sanità.

              2) Se lo Stato mi costringe a pagare le tasse per un sistema giudiziario che non riconosce la mia legge sacra (facciamo la Sharia?), e del quale non voglio servirmi, significa che lo Stato mi sta anche impedendo di ricorrere al giudizio di un costoso tribunale privato che corrisponde ai miei valori non negoziabili, limitando il mio diritto alla giustizia. Quindi lo Stato mi deve rimborsare le tasse che pago per il sistema giudiziario.

              3) Per me lo Stato e la Chiesa Cattolica sono la grande Babilonia! Perché devo contribuire con le mie tasse a mantenere queste strutture diaboliche? Lo Stato, di cui non mi servo perché vivo solo nella mia comunità, per riconoscere la mia libertà, deve restituirmi tutte le tasse!

              4) Io sono “fruttista”! Perché con le mie tasse devo contribuire all’agricoltura quando mangio solo ciò che mi coltivo? E’ una questione di valori fondamentali, di libertà: io pago due volte: per sovvenzionare un’agricoltura che sfrutta gli animali e poi per coltivare da me la frutta di cui mi nutro! Lo Stato deve restituirmi le tasse!

              5) Di comunisti se ne vedono davvero pochi (se non nelle fantasie di Silvio). Ricordo solo che fino al 1995 quasi tutti i Ministri della Pubblica Istruzione erano della DC o di area cattolica! Ed anche dopo abbiamo avuto Moratti, Fioroni, Gelmini. Chi di questi era comunista? E se la scuola pubblica è ora ridotta così male come dite, di chi è la colpa principale?

              6) Trova la differenza:
              Costo iscrizione scuola pubblica: 15,13 euro/anno
              Costo retta scuola privata: 300 euro/mese (almeno)

              7) Che la scuola non deve educare (secondo Lei) Lo vada a dire a Papa Francesco. Proprio ieri ha detto: “Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente, famiglia, scuola, insegnanti, personale assistente, professori, tutti.”

              8) Se la scuola non deve educare, ma solo istruire, allora di cosa si preoccupa? La scuola istruisce, la famiglia educa e non vi sono conflitti. Se è solo istruzione allora non c’entrano le questioni educative, la libertà educativa ed valori personali: il teorema di Pitagora è sempre quello, sia nel pubblico che nel privato! A meno che, come un presbitero della mia città ripete dal pulpito durante le omelie, non si voglia insegnare il creazionismo nell’ora di scienze!

              9) Per favore, non usi più le maiuscole se vuole mantenere il confronto su di un piano di civiltà e rispetto reciproco. Grazie

              • Seminarista scrive:

                Il giochino di fare dello spirito con esempi stupidi (punti 1-4) è segno della sua intelligenza? Spero di no….
                Il problema dello stato come oggi è inteso è che vuole sostituirsi alla Chiesa come garante del bene comune senza però darne ragione in maniera solida. Per la Chiesa la ragione è Dio sommo bene. Lo stato non ha ragioni valide da addurre data la sua pretesa laicità… E senza ragioni limita la libertà delle persone e delle famiglie. Chi vuole abortire dovrebbe pagare di tasca propria questo è certo. Chi vuole mandare i propri figli alla scuola non statale deve essere libero di farlo e spesso non lo è perché lo stato ti fa pagare troppe tasse, non ti premia se sei aperto alla vita (senza figli muore anche lo stato!).

                Il compito principale della scuola è istruire. Imparare a leggere, scrivere, un metodo di studio, far appassionare il bambino-giovane alla conoscenza della realtà, senso critico. Quello educativo viene dopo (non dopo in senso cronologico) ed è un aiuto alla famiglia che ne porta la principale responsabilità.
                La scuola pubblica non statale costa di più perché discriminata dallo stato che non rispetta la Costituzione.
                E non faccia la spiritosa mettendo in mezzo Papa Francesco laddove non c’entra.
                Secondo lei far leggere libri pornografici omosessuali come capitato di recente, rientra in un progetto di istruzione e/o formazione adeguato della scuola statale? E senza che i genitori fossero informati?
                Io al liceo classico insegnanti cattolici non ne ho avuto.
                La democrazia cristiana ha barattato il potere politico regalando tacitamente cultura, scuola e università statali al partito comunista (e sindacati) e suoi eredi.
                Dove ha vissuto negli ultimi 40 anni?

                • Giava scrive:

                  1) Concordo pienamente che gli esempi erano stupidi! Ma riprendevano quasi letteralmente le sue affermazioni (punto 1) e riproponevano la sua logica.
                  Inoltre, dalle Sue risposte, mi pare che non abbia capito gli esempi né ciò che tentavo di dirle, nonostante gli esempi fossero stupidi. Quindi …

                  2) E perché io agnostico, ateo, ebreo, mussulmano, testimone di Geova, induista, buddista, protestante, ortodosso o altro ancora dovrei accettare la Chiesa come garante del bene comune? Ciò potrebbe andare bene a me ed a Lei, ma a tutti gli altri? E lei accetterebbe, se vivesse in Turchia, di delegare il suo bene ad un Imam o ad un Rabbino? Ed è proprio tanto sicuro che compito della Chiesa sia quello di gestire “il bene comune”? Io, in proposito, avrei qualche dubbio.

                  3) Che “lo stato non ha ragioni valide da addurre data la sua pretesa laicità” è un’affermazione che tradisce un’idea teocratica dello stato, ma che oggi non è maggioritaria. Forse lo era nel 1200. Evito di commentare il resto.

                  4) D’accordo che la scuola debba istruire, ma tutti (anche il Santo Padre) parlano della scuola luogo d’incontro “educativo”. Papa Francesco c’entra perché trovo contraddizione tra le Sue affermazioni ed il discorso del Papa da me citato.

                  5) Rimane che se la scuola deve solo istruire, allora non vi sono questioni di coscienza: l’istruzione è di per sé neutra! Invece si parla di libertà educativa in relazione alla scuola.

                  6) Non ha avuto insegnanti cattolici? Mi pare strano che il suo prof. di religione fosse ateo! Per favore, avvisi il Vescovo!
                  Ma, attenzione, erano dichiaratamente non cattolici o non si sono espressi?
                  E poi, fuori il Liceo Lei si relaziona solo con cattolici ferventi? La scuola, facendoci convivere con chi non la pensa come noi, ci aiuta a prepararci a ciò che troveremo dopo il diploma: in questo è una palestra di vita!
                  Io, al liceo statale, avevo il prof. di italiano e latino dichiaratamente anticlericale, ma, oltre il prof. di religione (parroco e poi Vescovo), il prof. di filosofia era un sacerdote. Era interessante rispondere alle provocazioni del prof. di italiano, mi costringevano ad informarmi, a chiedere, a confrontarmi. E ciò mi ha aiutato dopo. E gli errori che ho commesso sono per le mie debolezze, non perché ho avuto quel prof.!

                  7) Oltre alla democrazia cristiana, ha mai pensato a quanto hanno fatto certe Tv private, certi programmi che hanno sdoganato una certa mentalità tra i giovani? Io avverto come mio “avversario educativo” più che certi colleghi (ai quali è facile
                  rispondere) certi programmi televisivi. Parafrasando le sue affermazioni, direi:
                  “Molti cattolici hanno barattato il potere economico ed il denaro regalando, con il voto, il monopolio dell’informazione e dell’intrattenimento ad un privato, senza porsi domande sui disvalori trasmessi che hanno inquinato e corrotto le coscienze di tutti, in particolare dei giovani Ma dove ha vissuto negli ultimi 40 anni?”

                  8) Ultima cosa: Questo suo modo di porsi nel confronto, richiamando affermazioni di natura teologica, può andar bene a me credente, ma esclude qualsiasi forma di dialogo con altri. Inoltre, se un non credente (o un anticlericale) partecipa alle discussioni (anche insultando, ferendo, offendendo) Lei trova opportuno rispondere con insulti ed invitarlo ad andare via? Non sarebbe meglio rispondere motivando?
                  Se si continua così, finiremo tutti chiusi nella parrocchie (e nelle scuole cattoliche) a parlare solo tra noi…

                  P.S. Sono un uomo; ho frequentato materne ed elementari dalle suore; i miei figli han fatto le scuole dell’infanzia dalle suore, e mi sono pagato le rette (con il mutuo ed un solo stipendio) senza sognarmi di chiedere il rimborso allo Stato.

                  • Seminarista scrive:

                    Il mio esempio è tratto dalla vita reale di famiglie cristiane povere la cui libertà di scelta della scuola è limitata da questioni di soldi. I suoi esempi sono sciocche parodie di problemi reali.

                    Lo stato moderno si fonda su valori cristiani privati della sua radice fondante che è Dio. Devi fare il bene senza motivo perché lo dice lo stato! Questa sarebbe educazione? Lo stato pretende di agire come se fosse Chiesa senza però una motivazione che dia senso. Perché Dio non lo tiene in alcuna considerazione, viviamo in uno stato che si considera Dio.

                    Le scuole cattoliche paritarie si adeguano nei programmi alle direttive del ministero in termini di ISTRUZIONE, nessuno vieta ad altri gruppi di fare altrettanto sottoponendosi ai controlli del ministero. I musulmani-testimoni etc. son disposti a farlo?

                    Ciò non toglie che sarebbero una percentuale infima rispetto alle scuole cattoliche e rispetto ai genitori cristiani che per colpa dello stato NON POSSONO GODERE DI UN DIRITTO COSTITUZIONALE.
                    Si rende conto che spesso le scuole cattoliche hanno come studenti i figli di laicisti-atei-agnostici RICCHI e invece i cattolici poveri NON POSSONO ISCRIVERLI ?

                    Il mio professore di religione al liceo classico era un prete che poi ha lasciato il sacerdozio e si è sposato… Era abbastanza critico verso la “sua” Chiesa e ovviamente l’ora di religione si riduceva a dibattito e non a una vera ora di religione cattolica. Questo la dice lunga su come i Vescovi scegliessero i professori di religione cattolica…

                    Io ho fatto elementari e medie da suore e salesiani e il liceo classico statale e le garantisco che la qualità dell’insegnamento era ABISSALE a favore della scuola cattolica (senza nulla togliere a 2/3 professori del liceo che facevano egregiamente il loro dovere).

                    Anche da poco ho sentito il mio vescovo dire che il livello della scuola statale è PREOCCUPANTE.

          • Fran'cesco scrive:

            Giava, continua a far confusione tra statale, pubblica, paritaria e privata.
            Cosi’ non si riesce a dialogare.

            E com’e’ possibile che la maggior parte degli insegnanti delle statali (se e’ quello che intende) sono cattolici praticanti, se in tutta Italia i praticanti sono meno del 30%???

            • Giava scrive:

              1) Nessuna confusione, solo questione di sintesi: c’è una scuola aperta a tutti e pagata dalla collettività (vogliamo chiamarla scuola pubblica?) ed un altra aperta a tutti dietro il corrispettivo di una retta che ricade sul singolo (che per brevità è conosciuta come scuola privata). Punto.

              2) Correggo: diciamo che numerosi degli insegnanti nelle scuole dove ho insegnato erano cattolici praticanti. In particolare nella scuola dove insegno ora.

              • Fran'cesco scrive:

                Giava, la fai troppo semplice.
                Primo: in Italia chi fa le leggi ha deciso di chiamare le scuiole: “statale”, “paritaria” e “privata” (quelle che non sono paritarie e quindi possono solo preparare senza essere equiparate in quanto a programmi, esami, etc).
                Secondo: ci sono notevoli eccezioni alla tua classificazione;
                – ci sono scuole paritarie dove le rette dei bisognosi sono pagate dalla collettivita’ locale (cooperativa, parrocchia …) che sostiene quella scuola.
                – ci sono scuole paritarie (per esempio comunali) doce la retta annuale e’ prossima al contributo “volontario” richiesto dalla scuola (che alle superiori, se non lo sai, si aggira attorno ai 150 euro, con buona pace del ministero che dice che non si puo’)

                • Giava scrive:

                  Sinceramente non capisco quale contributo queste precisazioni portano alla discussione, come se qui si stesse discutendo del nome da dare alle scuole.

                  – Cosa cambia all’utente se la scuola è paritaria, privata, comunale, statale, legalmente riconosciuta o altro in relazione a ciò di cui si discute? La discussione riguarda il preteso diritto che il costo sia a carico dello Stato e non del nome.

                  – Conosco scuole private (gestite dai Salesiani) che per ogni classe offrono una gratuità ad alunno bisognoso. Molto bene, ma, ripeto, qui è in discussione un preteso diritto di libertà.

                  – So molto bene del contributo volontario, e assicuro che ci sono Licei statali che non lo richiedono, altri il cui importo è nell’ordine dei 100 euro annui (sempre molto poco rispetto altre scuole gestite da privati!). Ma la cosa che si trascura è che tale contributo è volontario: Lei provi a non versarlo e vedrà che, oltre un gentile sollecito, non le accadrà nulla. Diverso è nelle scuole gestite da privati….

                  P.S. Le va bene se chiamo le scuole “gestite da privati”?

                  • Fran'cesco scrive:

                    C’e’ una legge, voluta dal sig. Berlinguer, che le chiama Paritarie.
                    E’ un nome che include quelle “gestite da privati” ma anche quelle “gestite dal comune” ad esempio, Perche’ non usare quell’aggettivo universalmente riconosciuto?
                    E riflette il concetto che sta nella legge: gli esami fatti in quelle scuole sono certificati come quelli delle statali.

      • Giannino Stoppani scrive:

        Oh Giava, com’è patriottico e commovente sino alle lagrime codesto struggente commento deamicisiano sulla santità laica della scuola pubblica statale, parastatale e soprattutto costituzionale.
        E’ un vero peccato che nella mia scellerata famiglia tutti abbiano quotidianamente a che fare con codesta sacra istituzione che tu con tanto trasporto hai decantato, e si siano accorti da tempo e sulla loro miserevole pelle che tu, ahimè, hai contato un sacco di balle, anche se dobbiamo riconoscere che ci hai messo tanto sentimento.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Dopo essere stato a Messa mi urge una precisazione: le balle che conti, caro Giava, sono un dato di fatto secondo l’esperienza mia e di molti altri, ma ciò non significa per forza che tu non le conti in perfetta buona fede, anche se mi pare un pochino strano che uno abbia una fede così cieca da fargli vedere e odorare (soprattutto) un prato fiorito laddove si trova una concimaia.

          • MarcoM scrive:

            @Giannino
            Scusami l’impertinenza ma dalle mie parti vicino a Bologna è raro trovare una chiesa dove andare a Messa così presto la mattina. Tu DRI fortunato.

            • Fran'cesco scrive:

              Da noi praticamente tutte le parrocchie hanno una S.Messa alle 7.30

            • Giannino Stoppani scrive:

              Caro MarcoM, non ci vedo nessuna impertinenza del considerare il sottoscritto fortunato per un motivo del genere. La mia parrocchia è anche un santuario gestito da una comunità di religiosi che offrono un maggior numero di celebrazioni eucaristiche di quello che capita in una parrocchia qualsiasi.
              Ecco spiegato l’orario (la prima messa quotidiana nei giorni non festivi è alle sette!).

              • MarcoM scrive:

                Per motivi di lavoro tra poco mi trasferiró a Salerno. Spero di trovare una buona parrocchia visto che mio figlio deve fare la prima comunione e dove si possa andare presto la mattina alla Santa Messa.

                • Giannino Stoppani scrive:

                  Non ti resta che consultare l’orario delle messe sul sito della diocesi.
                  Ma prima di partire (ri)guardati “benvenuti al sud”.

      • beppe scrive:

        GIAVA, il passaggio più ”interessante ” della sua filippica è che LA SCUOLA E’ GRATUITA.

  3. monica scrive:

    imparare dalla Francia dove le scuole paritarie Costano pochissimo alle famiglie perchè lo Stato paga buona parte della retta.

  4. Fran'cesco scrive:

    Comunque oggi a Roma, dal Papa, c’erano rappresentate tutte le Scuole.
    Tutte le Scuole che vogliono “educare al vero”.
    trecentomila :-)
    Preghiamo perche’ possiamo amare la Scuola educa al vero.
    Grazie Papa Francesco

  5. Roberta scrive:

    Caro Prof.
    Che la cosa pubblica non funzioni è un dato di fatto che addolora tutti. Se vuole le informazioni mi rincresce doverle comunicare che dovrà passare il resto dei suoi giorni leggendo su giornali o internet o alla TV – se preferisce – come dove e quando lo Stato non funziona. Io ho altro da fare.
    Già che c’è si potrebbe informare su Giannini e Grasso e le letture pornografiche a scuola sì ma al Senato no.
    Se poi ha ancora tempo si legga i manualetti UNAR che abbiamo pagato con tasse.
    Sì curi lei dunque. E tramite servizio nazionale. Vedrà che goduria! Tempi d’attesa, burocrazia alle stelle. Vuole passare anche dalla periferia dove abito io? Così si rende conto anche della meravigliosa viabilità pensata dalla meravigliosa giunta! Auguri!

    • Giava scrive:

      Dal momento che ha altro da fare, lo faccia e non scriva sciocchezze! :-)

      E’ proprio perché, nella mia crassa ignoranza, leggo molto e cerco di informarmi (e pensi che leggo soprattutto giornali che non la pensano come me) ho capito che, anche se c’è molto da migliorare, i servizi offerti dallo Stato non sono poi così scadenti! Potrebbero migliorare? Certamente, soprattutto se non ci fossero clientelismi, corruzione, raccomandazioni, e tutto le altre cose che dai lettori di questo sito vengono classificati “moralismi”!

      Sorvolo sulle letture ed il Senato (vi altri articoli, ed altri, meglio di me, hanno già spiegato).

      I manualetti che cita, nella mia scuola non sono arrivati e, pur avendoli cercati per poterli leggere prima di commentarli, non li ho trovati; quindi non esprimo giudizi. E Lei, invece, li ha letti?

      Infine io mi curo si, tramite il Sevizio Nazionale, e da lunghi anni (sono un paziente oncologico) ed ho trovato persone capaci e dalla grande umanità. Lunghi tempi di attesa? Vero, ma sono anche il frutto delle politiche di tagli sulla sanità (e scuola, e ordine pubblico e giustizia) praticate negli ultimi 20 anni. E le posso anche dire che, nelle situazioni urgenti, il personale si attiva per superare qualunque burocrazia.
      E Lei, invece, si farebbe operare nella clinica Santa Rita?

      Periferia? Mi basta la mia, dove ho sempre vissuto, grazie.

      • Giannino Stoppani scrive:

        “Potrebbero migliorare? Certamente, soprattutto se non ci fossero clientelismi, corruzione, raccomandazioni, e tutto le altre cose che dai lettori di questo sito vengono classificati “moralismi”!”
        Ah, ecco, la tua fede non è poi così cieca e la concimaia non è poi tutto questo prato fiorito!
        E meno male va’!
        Forse sarebbe bene anche non avanzare ipotesi su cosa pensino “i lettori di questo sito” riguardo a clientelismi, corruzione e raccomandazioni, poiché non è detto che la verità coincida con le tue aspettative.
        Ah, a proposito, la frase “le posso anche dire che, nelle situazioni urgenti, il personale si attiva per superare qualunque burocrazia”, a leggere tra le righe, al di là dell’apparente velleitario anelito all’efficienza che si vorrebbe novellare, è invece tragicamente sintomatica dello scarso senso del rispetto delle regole e per le istituzioni che contraddistingue in negativo la stirpe italica la quale, invece, di questa scorrettezza perpetrata in vista di un presunto bene se ne compiace assai, definendola “arte di arrangiarsi” .
        Ebbene mio caro Giava, se fossimo davvero il Paese in nelle cui scuole pubbliche si insegna l’onestà e il rispetto della Costituzione che tu hai tanto appassionatamente raccontato, “l’arte di arrangiarsi” non dovrebbe essere ricordata insieme a clientelismo, corruzione, raccomandazioni, eccetera?!

        • Giava scrive:

          Chiedo scusa, riconosco di aver sbagliato attribuendo a tutti i lettori del sito il giudizio espresso solo da alcuni in altri commenti (ma mi pare non fossero arrivate molte precisazioni).

          Non si sforzi a leggere tra le righe. Per sintesi ho lasciato intendere ciò che non è.
          Le racconto: al mio controllo periodico, gli ultimi esami non erano del tutto negativi. L’oncologo mi ha prescritto alcuni esami di approfondimento. Sarei dovuto andare dal medico di base, poi alla ASL per prenotare gli esami e, dopo il ritiro dei referti, tornare dal medico di base per farmi prescrivere una nuova visita oncologica; poi di nuovo alla ASL per prenotare la visita. La dott.ssa, considerato l’urgenza, mi ha prescritto direttamente le analisi e mi ha dato il suo numero privato per comunicarLe direttamente i risultati. Tutto qui, e senza che chiedessi nulla. A Suo avviso la dott.ssa avrebbe fatto meglio a rispettare tutta la procedura? O sarei dovuto ricorrere con urgenza ad un oncologo privato? Arte di arrangiarsi o fare con scrupolo e coscienza il proprio lavoro?

          A scuola, nell’ultimo mese di lezione, sono sospesi i colloqui con le famiglie. Ma, ad alcuni genitori, i cui figli si trovano in particolari condizioni (di profitto, personali, di salute) ho dato il mio numero di cellulare ed ho fissato un appuntamento a fine maggio, prima della chiusura. Ad un altro, che lavora fino a molto tardi e non è potuto venire ai colloqui, ho dato il mio numero di cellulare, la mia posta elettronica ed un appuntamento ad un bar, vicino la scuola, fuori orario. E’ vero, non ho rispettato la norma. Anche questa è arte di arrangiarsi?

          E guardi, che i miei colleghi fanno anche di più! Una mia collega, per un intero anno, si è portata a casa una studentessa extracomunitaria, per farla mangiare, lavare e darle lezioni di italiano gratuitamente. (Per una simile azione è previsto il licenziamento). Un’altra, per favorire l’integrazione di alunni stranieri, ha invitato a casa sua ed offerto il pranzo ad un’intera classe; poi, un altro giorno, ha portato alcuni ragazzi al cinema, offrendo loro la merenda. E tutto a spese sue. Sempre arte di arrangiarsi?

          Pensa che siano tutte balle? Non ci posso far nulla. Ma questa è la mia quotidianità, ci creda o no, in una tanto vituperata (e gratuita) scuola pubblica.

          “Mando mio figlio in una scuola privata. Almeno là non ci sono gli extracomunitari!
          Mando mio figlio in una scuola pubblica. Almeno là non c’è tuo figlio!” :-)

          • Giannino Stoppani scrive:

            Insomma Giava, tu hai appena preso le difese del servizio pubblico (scuola e sanità) descrivendolo come un mondo impelagato nel bizantinismo kafkiano nel quale ci si sente degli eroi da libro cuore semplicemente tentando di fare anche il minimo sindacale che una oramai asfittica coscienza professionale tenta di ricordarci come nostro residuale e minimale dovere nei confronti di chi, invece, ci dovremmo prender cura con la massima passione e dedizione.
            Non mi pare ci sia da aggiungere altro.
            Ah, dimenticavo. La tua battuta non fa ridere affatto e te ne spiego il motivo:
            fintanto che voi insegnanti continuerete a pensare e a lasciar intendere che, chi può, manda i figli nelle scuole migliori per non avere a che fare con gli extracomunitari, allora la scuola pubblica non migliorerà mai, rimanendo quello stipendificio per falliti raccomandati che è oggi, finché il sistema non crollerà su se stesso.

            • Giava scrive:

              “Minimo sindacale”?
              Su, caro Stoppani (o ex Tubini?), non dica così, che fa torto al suo acume!

              Se fosse “minimo sindacale” sarebbe un obbligo contrattuale, ed un diritto per l’utenza che potrebbe pretenderlo: non penso che i casi citati rientrino in questa ipotesi, e Lei lo sa bene. E, poi, se questo è il “minimo”, quale sarebbe il “massimo”?

              Difendo scuola e sanità pubbliche: certo, proprio perché statali, pubbliche, le sento anche mie: so che offrono un servizio che altrimenti avrei difficoltà a ricevere.
              Sono migliorabili: certo.
              I lavoratori sono tutti professionalmente validi: ovviamente no.
              Ma fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato, come prendersela con i lavoratori! Dimenticare quanto gli ultimi Governi hanno volutamente fatto per affossare scuola e sanità pubblica è un’ingiustizia! I dirigenti (di nomina politica) spesso non si assumono le responsabilità che competono al loro ruolo, e le norme “bizantine e kafkiane” (fatte spesso da chi non conosce il mondo reale della scuola) ricadono sui lavoratori che a volte si devono impegnare per far funzionare ugualmente il sistema.

              Ma gentile sig. Stoppani, cosa c’entra tutto questo? Perché cambiare discorso? ll tema è il presunto diritto ad avere la retta di una scuola privata pagata dallo Stato.

              Circa la mia battuta finale una precisazione: non siamo noi insegnanti a lasciarlo intendere, ma sono le motivazioni, esplicitamente dichiarate, di alcune famiglie al termine della scuola primaria.

              “Stipendificio per falliti raccomandati”?
              Questo giudizio che condanna in un botto 800.000 persone non Le pare un tantino generico?
              Forse Lei ha avuto modo di conoscerli tutti, uno ad uno?
              E nel suo giudizio parla anche dei tanti ciellini, neocatecumenali, catechisti, cattolici ed insegnanti di religione?
              Non pensa che se Lei, oggi, è quello che è lo deve anche ai suoi insegnanti?

              Correttamente Lei mi ha fatto notare che non potevo fare affermazioni sul pensiero dei lettori di questo sito, ed io, riconoscendo l’errore, ho chiesto scusa. Ed ora Lei si lancia in un giudizio così tranciante su migliaia di persone?

              Ultima cosa: dietro la sua eloquenza ricercata (ed alle sue divertenti canzonature) ho difficoltà a trovare proposte costruttive, affermazioni motivate e contributi fattivi ed originali alla discussione. Mi potrebbe aiutare, per favore?

              • Giannino Stoppani scrive:

                Attaccarsi ai giochini di parole e ai sofismi da quattro soldi, secondo te, è degno di un insegnante della scuola pubblica che tu decanti o piuttosto di un bamboccio che crede di prendere per le mele il prossimo?
                Secondo te chi legge i tuoi sproloqui dovrebbe esser contento di affidare i miei figli alle cure di uno che fa finta di non capire che il “minimo sindacale” era usato come modo di dire e non faceva riferimento al contratto nazionale di chicchessia?
                E inoltre che immagine dai della professionalità e competenza nell’insegnamento nella scuola pubblica quando ricordi al tuo interlocutore un vecchio pseudonimo lasciando trasparire un intento puerilmente minatorio della serie “attento, io lo so chi sei…”?
                Tu hai cominciato questa discussione scrivendo che la scuola pubblica è un ideale di onestà, zelo, accoglienza, costituzione e competenze, per finire poi per dover ammettere che è un vero e proprio troiaio, dove vige un tale clima di ignavia e disinteresse per la sorte dei poveri ragazzi che quando le circostanze vi obbligano a fare la miserrima parte del vostro dovere di insegnanti vi sentite degli eroi alla Pietro Micca!
                Naturalmente il corpo docente di questo non può aver colpe, che tu distribuisci tra i politici (quelli pochi che hanno avuto il fegato di darvi qualche grattacapo), i dirigenti, la moria delle vacche, insomma tutto e il contrario di tutto meno voialtri insegnanti che siete tutti santi e non è vero che la militanza politica e sindacale conta più della competenza e della capacità di svolgere un mestiere così delicato, macché!
                Non è neanche vero che la scuola pubblica è uno stipendificio per falliti, infatti io ho avuto una sola maestra per tutte le elementari, ai miei figli manca solo l’insegnante di igiene dentale! E senza parlare dei piani di studi dei corsi di laurea di oggigiorno che fanno piangere!
                Eppoi basta con la tiritera che la politica lascia la scuola pubblica senza risorse perché vuole le paritarie.
                Questa è solo una lettura propagandistica del fatto inusitato che il bengodi è finito: i quattrini per creare un serbatoio clientelare di voti sicuri a spese del resto degli italiani non ci sono più, perché il limone del settore privato è stato spremuto tutto.
                Figuriamoci se la politica rinuncia di propria volontà a uno strumento di controllo e mantenimento del potere efficace come la scuola pubblica!
                Per finire, sappi che di insegnanti capaci e preparati che avessero veramente a cuore la formazione culturale e spirituale dei ragazzi io nella mia non breve carriera scolastica e universitaria ne ho conosciuti solo due o tre.
                Gli innumerevoli altri pensavano al ventisette e basta.

              • Piero scrive:

                Lo stato incassa le tasse di tutti, con le quali far funzionare (in un mondo ideale !!) scuola, sanità etc.etc. Lo stesso stato spende quindi una certa cifra per alunno.
                Se questa cifra venisse data sotto forma di buono, di voucher, alle famiglie che hanno figli in età scolare e queste poi lo impiegassero come meglio credono, in scuole pubbliche, paritarie etc. le creerebbe problemi ?? Ovviamente lo stato deve, con regole (poche, chiare, precise) controllare la qualità dell’insegnamento.

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La fame del colosso indiano Bajaj sembra non avere fine: dopo aver conquistato il 49% del Gruppo KTM, ora punta a un noto Marchio inglese. Nasce così la partnership (commerciale) Triumph e Bajaj

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Black Jack, come il gioco d’azzardo che coinvolge banco e giocatori. In questo caso, però, il ruolo del casinò viene interpretato dalla Opel e l’oggetto del desiderio non è il classico “21”, bensì la city car Adam in edizione speciale. L’inedito allestimento Black Jack, che esalta l’inclinazione alla personalizzazione tipica dell’utilitaria tedesca, porta in dote […]

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Dopo il successo ottenuto con la 300, Beta allarga ulteriormente la gamma delle enduro “facili”: ora è il momento della Beta XTrainer 250, moto facile per alcune soluzioni ma comunque capace di grandi cose

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