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Onu: aborto per le donne violentate da Boko Haram. I vescovi: «Non punite i figli per le colpe dei padri»

maggio 27, 2015 Redazione

Dopo le Ong africane, anche la conferenza episcopale nigeriana giudica negativamente l’idea dell’Unfpa per «riabilitare» le ragazze salvate dai terroristi

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Anche i vescovi cattolici della Nigeria giudicano negativamente – e con parole molto nette – l’offerta di fare l’abortire le donne sequestrate e abusate dai terroristi islamici di Boko Haram e recentemente salvate dall’esercito nella foresta di Sambisa. La proposta è stata avanzata nei giorni scorsi al governo federale del paese dall’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) e da alcune organizzazioni non governative stranieri, ed è già stata criticata con forza da una coalizione di Ong africane.

BASTA VIOLENZA. In una dichiarazione diffusa martedì 26 maggio da This Day e ripresa oggi anche dalla Radio Vaticana, il presidente della Commissione per la pastorale sanitaria della Conferenza episcopale, monsignor Anselm Umoren, vescovo ausiliario di Abuja, definisce «fuorviante» l’idea dell’Onu di «riabilitare» le donne abusate dai jihadisti attraverso l’aborto di bambini «innocenti».
«I vescovi cattolici della Nigeria – così Umoren – esprimono profondo dolore davanti alle esperienze traumatiche che molti uomini, donne e bambini nigeriani sono costretti a sopportare nell’orgia di violenza e terrore inflitta ai nostri cittadini da Boko Haram». I pastori della Chiesa, si legge nella nota, condividono e spesso patiscono in prima persona le sofferenze del popolo, in particolare quelle dei «nostri fratelli assassinati, mutilati, messi in fuga e perseguitati dalla setta fondamentalista». Tuttavia essi rigettano «le vuote argomentazioni» di chi vorrebbe «ripagare la violenza con una violenza perfino più crudele».

LE COLPE DEI PADRI. Secondo il monsignore, «non si può sostenere l’idea che uccidere i bambini concepiti in seguito agli stupri dei terroristi sia l’iniziativa più umana da intraprendere adesso. Dal momento che quei bambini non sono a conoscenza e non hanno colpa dei crimini compiuti contro le loro madri, non è giusto punirli per i peccati e i reati dei loro padri». È inaccettabile, ribadisce Umoren, l’ipotesi di «infliggere la pena capitale (sentenza di morte per aborto)» a questi piccoli non ancora nati a causa delle azioni abominevoli compiute dai loro genitori, uomini che il vescovo ausiliario di Abuja descrive come «perversi bigotti religiosi e ideologici».

LA FORZA DELLE MADRI. Consci dell’«enorme trauma» che rappresenta la violenza sessuale, i vescovi fanno appello alle donne «vittime delle azioni criminali di Boko Haram» affinché «conservino la fede in Dio onnipotente che ha dato loro la forza straordinaria di affrontare prove e travagli», e affinché scelgano di dare «amore materno ai bambini che adesso portano in grembo». Poiché «la vita di un figlio – ricorda il presule – è distinta, diversa e unica rispetto a quelle dei genitori».

CENTRI PER L’ADOZIONE. Da parte sua «la Chiesa cattolica della Nigeria, in collaborazione con tutte le persone di buona volontà, è pronta a offrire ogni forma di sostegno allo scopo di guarire, riabilitare e ristabilire le vittime perché possano essere rapidamente reintegrate nella società», prosegue la nota. Secondo i vescovi, anziché offrire loro l’aborto occorre «coordinare e rafforzare» le cure che le donne e le ragazze vittime degli abusi dei terroristi già ricevono dalle agenzie del governo della Nigeria e della società civile.
In concreto la Conferenza episcopale propone di creare centri appositi per aiutare le donne incinte in difficoltà, dove «i bambini salvati dal terrore e dall’aborto siano dati in adozione ai tanti nigeriani generosi che desiderano accogliere nelle proprie famiglie i piccoli abbandonati, rifiutati o rimasti orfani».

Foto Ansa


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11 Commenti

  1. giovanna scrive:

    Certo che il Fabio Fix di facebook si sapeva che non c’era tutto tutto, ma non credevo fosse così alla frutta.
    Una fede violenta quella che vuole salvare questi bambini innocenti e le loro madri ?
    Caro, non tutti agognano a vivere come bestie.

  2. Sanaan scrive:

    “Non punite i figli per le colpe dei padri”: e allora “puniamo” le madri, quelle poverette che hanno vissuto sulla loro pelle il dramma della violenza sessuale, obbligandole a portare avanti una gravidanza originata da una barbarie? No, spiacente per i vescovi, ma le donne che hanno subìto violenza non meritano di essere ulteriormente violentate dall’incomprensione e dalla condanna. E in una tragedia come lo stupro non ci sono né “padri” né “madri” né “figli”, ma solo esseri brutali che sfogano i loro peggiori istinti sulle loro povere vittime. “Padri”, “madri” e “figli” sono i termini giusti in un rapporto d’affetto fra due persone che per loro volontà decidono di originare una nuova vita. Nello stupro non c’è affetto e libera volontà fra due persone, nello stupro ci sono solo colpevoli (da punire severamente) e vittime (da capire e sostenere, mai da condannare). Chi se la sente di tenere il figlio di una violenza, un figlio che ricorderà sempre alla madre la violenza dalla quale è nato, faccia pure e tanti auguri. Ma io capisco e non condanno le donne che quel figlio non lo vogliono. Il figlio di una violenza io non lo terrei.

    • Orazio Pecci scrive:

      Sanaan, lei non è la misura di tutte le cose. C’è anche chi ha deciso al contrario di come deciderebbe lei. E se è vero che chi salva una vita salva tutto il mondo, forse è a chi ha saputo compiere un atto di tale misericordia che dobbiamo se ancora Dio ci sopporta su questo mondo.

      • Sanaan scrive:

        Non ho mai pensato di essere “la misura di tutte le cose”. Ma che idiozia è? Queste sono idee da psicopatici, che fortunatamente sono ben lontane dalla mia mentalità! Io ho solo detto ciò che penso, come mi regolerei in una data circostanza. Tutto qui. Poi ognuno si “misuri” pure come crede, si figuri cosa me ne importa!

    • Lela scrive:

      Non tenerli e ucciderli non è la stessa cosa. Nessuno le vuole obbligare a tenere i figli.

      • Sanaan scrive:

        Sì, lo sappiamo tutti che “non tenerli e ucciderli non è la stessa cosa”. Ma non era di questo che si discuteva. E ci mancherebbe che qualcuno volesse “obbligare” quelle povere donne “a tenere i figli” di una violenza! E con quale diritto, poi? Spetta solo a loro decidere se portare avanti oppure no una gravidanza sorta in modo così drammatico.

        • Lela scrive:

          O non hai capito o fai finta di non capire la differenza tra “non tenere” e “uccidere”, perché è esattamente di questo che si sta discutendo. Che ti piaccia o no “non portare a termine la gravidanza” vuol dire uccidere il bambino che già c’è, non si preme il tasto rewind che riporta il corpo della donna allo stadio di pre-concepimento. Nessuno le obbliga a tenerli DOPO NATI, ad allevarli, a crescerli. Ma almeno dare la possibilità di vivere a questi bambini figli di padri disumani invece che aspirarli smembrati in una cannula.

  3. Nino scrive:

    “i vescovi fanno appello alle donne «vittime delle azioni criminali di Boko Haram» affinché «conservino la fede in Dio onnipotente che ha dato loro la forza straordinaria di affrontare prove e travagli», e affinché scelgano di dare «amore materno ai bambini che adesso portano in grembo»”

    Giusto, l’importante è che scelgano liberamente, senza pressioni dall’una e dall’altra parte

    • Sanaan scrive:

      “Dio onnipotente” sarebbe anche potuto intervenire a salvare quelle donne, impedendo che fossero violentate. Comunque, lasciando perdere Dio, che non esiste, concordo con l’ultima frase del suo commento: riguardo a quelle donne “l’importante è che scelgano liberamente, senza pressioni dall’una e dall’altra parte”.

      • giovanna scrive:

        Tu il figlio di una violenza lo uccideresti, non ci sono dubbi, ma non per questo potresti mai cancellare quella violenza, a cui si aggiungerebbe la violenza sul figlio che c’è.
        D’altra parte tu uccidi, ma di noia !!!
        Che grigiore trasmetti, che aridità…da morire stecchiti dalla noia e dalla tristezza.
        E dire che la vita ,di suo, sarebbe piena di colore, ma c’è chi preferisce il grigio della noia e il nero della morte: poveracci.

  4. Sasso Luigi scrive:

    Io prego perché il prossimo papa sia un africano.

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