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Nasser e Reyaad, storia di due ragazzi britannici “normali” partiti volontari per la guerra santa in Siria. Sono i testimonial dell’Isil

giugno 24, 2014 Redazione

I ventenni gallesi sono stati riconosciuti in un video di propaganda dei terroristi che hanno preso il controllo di un’area enorme a cavallo tra Siria e Iraq

isil-video-propaganda

Hanno cambiato nome ma sono loro: Nasser Muthana e Reyaad Khan (nella foto a fianco, i primi due da sinistra a destra). Sono due ventenni britannici, scomparsi a Cardiff, in Galles, a novembre dello scorso anno, e ricomparsi tre giorni fa su Youtube in un video propagandistico dell’Isil, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, l’esercito jihadista che ha preso il controllo di un enorme territorio di 500 chilometri a cavallo tra Siria e Iraq per instaurarvi la sharia e inseguire il sogno (l’incubo) di un nuovo califfato islamico. Nasser e Reyaad imbracciano mitragliatrici e inneggiano alla guerra santa, invitando altri giovani a rispondere alla “chiamata” e recarsi in Siria a combattere per Allah. Il filmato, uno dei tanti pubblicati su Youtube in cui i giovani nati in occidente fanno propaganda per l’Isil, è diventato un caso nel Regno Unito. Si sospetta che anche il fratello diciassettenne di Nasser, Aseel, scomparso a febbraio, li abbia seguiti in Siria.

videoLA CHIAMATA A COMBATTER IN SIRIA. Nel video Nasser indossa un turbante bianco e in braccio tiene un fucile. Dietro di lui sventola il vessillo nero dell’Isil, che si rifà a quello di Al Qaeda. «Questo è un messaggio ai fratelli che sono rimasti indietro», recita il ragazzo. «Dovete chiedervi cosa vi impedisce di venire nella terra di Al-Sham (Siria, ndr) e di entrare nei ranghi dei mujaheddin». Nasser invita tutti gli islamici britannici a partecipare al jihad: «Persone provenienti da tutto il mondo e da paesi di cui non ho mai sentito parlare sono qui per rispondere alla chiamata», spiega il gallese. Anche l’amico Reeyad, il secondo a parlare, invita i compatrioti ad andare a combattere in Siria nelle file dell’Isil.

LAVAGGIO DEL CERVELLO. A riconoscere per primo i due ragazzi è stato Ahmed Muthana, il padre di Nasser. Muthana è un ingegnere in pensione e un islamico moderato. Due giorni fa ha raccontato al Guardian della sua prostrazione dopo aver visto il video. Alla polizia ha dichiarato di essere convinto che qualcuno abbia fatto loro il lavaggio del cervello. «Sembrava dimagrito e indurito», ha detto Muthana parlando del figlio. «Penso che sia stato costretto a parlare in quel modo. Gli è stato detto che cosa dire». Di “lavaggio del cervello” ha parlato anche la madre dell’altro ragazzo, Reyaad, che l’altroieri ha lanciato un appello attraverso Sky News per convincerlo a tornare a casa: «Io muoio per te, tu sei il mio unico figlio», ha detto. Poi ha aggiunto di essere certa che ci sia qualcuno che ha convinto i due ragazzi a partire. «C’è qualcuno che fa il lavaggio del cervello a questi ragazzi innocenti per convincerli che stanno aiutando le persone», ha detto la donna

RAGAZZI NORMALI. Reyaad e Nasser, gli amici li descrivono come ragazzi normali, bravi studenti. Le loro famiglie abitano nella periferia di Cardiff, in un quartiere “multiculturale”. Fino a due anni fa Reyaad diceva di voler diventare il primo premier asiatico del Regno Unito. Era un tifoso del Chelsea. Dal suo profilo Facebook emergono gli interessi di un ragazzo normale: appassionato di calcio e videogiochi, ogni tanto si lamentava della madre assillante. Nasser è descritto dalla famiglia e dagli amici come un amante dello sport e della natura. Gli piaceva viaggiare e fare gite in tutto il Galles. Quando è partito per la Siria, era stato da poco accettato in una facoltà di medicina in Arabia Saudita.

LA TRASFORMAZIONE. Gli investigatori stanno cercando di capire cosa abbia trasformato due ventenni “normali” in aspiranti martiri di Allah. Quello che si sa, riferiscono i media britannici, è che negli ultimi tempi i due ragazzi si erano interessati alla politica. Parlavano della situazione del popolo siriano e di come il conflitto venisse travisato dall’Occidente. Hanno attraversato un «periodo molto strano», ha raccontato al Guardian Zane Abdo, imam del South Wales Islamic Centre. «Erano diventati molto seri riguardo alla loro fede e poi hanno cominciato a esprimere opinioni strettamente politiche», ha aggiunto. Abdo ha spiegato che per un anno e mezzo i due non si sono fatti vedere nella moschea dove si recano a pregare le famiglie.

COLPA DI INTERNET? Dalle investigazioni è emerso che i fratelli Muthana e Reyaad Kahn avevano iniziato a frequentare un altro centro islamico a Cardiff, la moschea di al-Manar. Barak Albayaty, dirigente del centro, ha però negato che possano aver ricevuto un indottrinamento nella sua moschea. Al Guardian il religioso musulmano ha dichiarato che «i ragazzi sono influenzati da internet» e ha aggiunto che «questo problema non riguarda solo Cardiff, ma tutto il Regno Unito».

UN CAMPO BOY SCOUT. Stando alle fonti, circa 500 musulmani britannici sarebbero impegnati a combattere in Siria, molti dei quali sono giovani, come i due fratelli Muthana e Reyaad Kahn. In questi mesi, il governo inglese ha fatto oscurare migliaia di siti internet, video e altro materiale per fermare la propaganda jihadista. Sir Peter Fahy, capo della polizia di Manchester, la terza più grande forza di polizia del paese, in una intervista televisiva ha spiegato che a convincere i giovani ad arruolarsi nell’Isil molto spesso sono proprio i video come quello che ritrae i due ragazzi di Cardiff. I terroristi dell’Isil si presentano «come se stessero partecipando a un’avventura, mentre la realtà è un’altra, molto brutale». Il problema di questi filmati, ha osservato Sir Fahy, è che «fanno apparire l’arruolamento nell’Isil come l’iscrizione a un campo boy scout, quando ciò che chiedono ai musulmani è di andare a uccidere altri musulmani, spesso a sangue freddo, con esecuzioni sommarie».

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