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Milano vuole le stanze del buco per drogati. Ma l’esperienza di Parigi dovrebbe insegnarle qualcosa

marzo 11, 2014 Redazione

Presentata in consiglio comunale una mozione. L’opposizione di Matteo Forte (Ncd) e le nostre interviste a Cattarina e Berdini. Cosa è successo in Francia

Milano. È stata presentata in consiglio comunale una mozione per istituire in città le cosiddette “stanze del buco”, luoghi in cui i tossicodipendenti possono iniettarsi sostanze stupefacenti. L’iniziativa parte da Marco Cappato dei Radicali ed è stata sottoscritta da Mirko Mazzali e Luca Gibillini (entrambi di Sel), Anita Sonego (Rc) e Rosaria Iardino (Pd). La mozione chiede che nel capoluogo lombardo siano aperte tre stanze e che esse siano affidate al servizio dipendenze del comune, oppure a Onlus o associazioni di volontariato. Secondo Cappato «diversi indicatori fanno prevedere un ritorno del consumo di eroina: Milano deve guardare alle migliori esperienze europee, che hanno rimosso i pregiudizi ideologici alla riduzione dei danni sanitari del consumo di droghe».

ALTRI BUCHI. A protestare è stato il consigliere di minoranza del Nuovo Centrodestra, Matteo Forte: «Dopo il fumo di iniziative ideologiche arrivano le stanze del buco. Rimanendo sempre in attesa di un bilancio degno di questo di nome, e in attesa di un po’ di “ciccia” amministrativa che tra registri inutili, domeniche a piedi e iniziative spot si fatica davvero ad individuare, la maggioranza in Comune ora ci propina le stanze dove somministrare sostanze stupefacenti. La sinistra che scopre ogni anno buchi di bilancio e lascia ogni giorno buchi nelle strade costringerà il Consiglio comunale ad occuparsi di ben altri buchi, derubricando il grave tema del disagio giovanile alla discutibile teoria della “contenimento del danno”».

IL FALLIMENTO DI PARIGI. La proposta di aprire questi luoghi era già stata commentata negativamente su tempi.it da Silvio Cattarina, fondatore e presidente della comunità di recupero di Pesaro “L’Imprevisto”, che ci aveva spiegato che «queste sale servono solo a nascondere il problema e a tranquillizzare la propria coscienza». Della stessa opinione si era mostrato anche José Berdini, responsabile delle comunità Pars (Civitanova Marche), che ci aveva detto che «così il Comune diventa uno spacciatore».
Un’esperienza simile è già stata provata a Parigi, non senza problemi e proteste dei cittadini. Il Consiglio di Stato francese ha bocciato le stanze perché la loro istituzione non è conforme alla legge sulla salute pubblica del 2004, che vieta e penalizza il consumo di stupefacenti.

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5 Commenti

  1. Ellas says:

    E’ pazzesco! Questo modo non aiuta gli spacciatori. E se non tenute bene può aiutarli solo a beccarsi qualche malattia da altri.

    Resta lo stesso una pessima idea: non aiutano nessuno così!

    Un tossicodipendente non ha bisogno di essere aiutato a farsi di più, ma di uscirne. Facile? Per niente, ma se non si tenta non siè aiutati.
    Il primo aiuto lo ricevono da Dio se sono credenti o da sè stessi se decidono davvero di prendere la decisione di smetterla. Dopo arrivano gli altri.

    • Ellas says:

      “Questo modo non aiuta gli spacciatori”

      volevo dire in questo modo non si aiutano gli spacciatori?

  2. Menelik says:

    Nelle stanze del buco gli passano anche le cuffiette con l’MP4 per sballare con la musica dopo la pera?

    • Ellas says:

      E’ una cosa abominevole! Già per chi ci è passato è dura starne lontani anche dopo anni e loro che fanno? propongono la stanzetta per divertirsi! E’ l’equivalente di un privè o di una dark room..

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