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Anarchia, violenza, paralisi petrolifera. La Libia insegna qualcosa sugli interventi armati scriteriati

settembre 4, 2013 Redazione

Dal rovesciamento di Gheddafi ancora non si sa chi comanda. Scontri e omicidi si moltiplicano. Produzione di petrolio insufficiente anche per il fabbisogno interno (60 mila barili al giorno contro una media di 1,6 milioni)

Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Tripoli, 4. La Libia sprofonda sempre più nell’insicurezza con la capitale, Tripoli, teatro nelle ultime settimane di attacchi e sanguinosi scontri tra milizie rivali. Dalla rivolta del 2011 che ha rovesciato il regime del colonnello Muammar Gheddafi, la mancanza di sicurezza continua a rendere il Paese estremamente instabile, soprattutto nella regione orientale di Bengasi. In questo clima di violenza — che il Governo fatica ad arginare — il Congresso generale nazionale libico ha istituito ieri un comitato di crisi per far fronte alla paralisi che ha colpito anche il settore petrolifero.

L’obiettivo del comitato è di negoziare con i lavoratori che dalla fine di luglio scioperano nei maggiori giacimenti e terminal petroliferi del Paese bloccando la produzione e le esportazioni. A oggi la produzione si aggira intorno ai 60.000 barili al giorno (contro una media di 1,6 milioni di barili al giorno) e non riesce neanche a soddisfare il fabbisogno locale. Secondo le autorità libiche le perdite si aggirano intorno ai 3 miliardi di dollari e la chiusura dei terminal e dei giacimenti sta determinando un enorme deficit fiscale. La Libia, infatti, ha iniziato a importare gasolio e olio combustibile per mantenere le centrali operative dopo le proteste che hanno chiuso la maggior parte dei giacimenti di gas. Lo ha reso noto un dirigente della National Oil Company. Non si intravede ancora la fine del peggior blocco dell’industria petrolifera dai tempi della guerra civile del 2011. Da oltre un mese milizie tribali, guardie di sicurezza e lavoratori del settore hanno bloccato gli oleodotti e i porti in tutto il Paese accusando il Governo di corruzione, per la vendita di non quantificati quantitativi di greggio.

Lo spettro del caos incombe dunque sulla Libia fra violenze e rese dei conti sanguinose. Più di 1.400 agenti di polizia verranno dispiegati a Bengasi a partire da questa settimana per garantire sicurezza. Lo ha annunciato Abdullah Al Zaidi, portavoce delle forze di sicurezza di Bengasi il quale ha aggiunto che 150 poliziotti sono già stati dispiegati all’aeroporto. Bengasi è diventata negli ultimi mesi sempre più teatro di scontri e di omicidi di matrice politica. L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa quando il colonnello delle forze speciali libiche Alaa Ahmed Fitouri e sua moglie sono stati gravemente feriti da un’esplosione causata da un ordigno messo sotto la vettura sulla quale viaggiavano. Lunedì, a Tripoli, miliziani armati hanno fatto irruzione nella notte all’aeroporto internazionale e lo hanno di fatto paralizzato, bloccando con i propri veicoli le piste e impedendo così atterraggi e decolli di diversi velivoli.

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