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Lettera di una sentinella in piedi a Tempi. «Animo Veilleurs, diamo battaglia a questo totalitarismo»

ottobre 19, 2013 Luigi Amicone

Tre mesi fa, incontrando due ventenni che furono tra i primi ad avviare a Parigi la silenziosa mobilitazione, ci fu detto che migliaia di ragazzi francesi si sono fatti “sentinelle” per difendersi dal “totalitarismo”

Caro direttore, vorrei lasciare una piccola testimonianza di ciò che ha significato per me partecipare alla veglia in difesa della famiglia (quella vera) tenutasi lo scorso sabato, 13 ottobre, in piazza Cordusio a Milano. Quell’incredibile forza che scaturiva dal nostro stare in silenzio ha lasciato indifferenti alcuni, incuriosito molti, ha cambiato me. Ha stravolto in maniera del tutto imprevista ed imprevedibile la mia concezione del perché valga la pena lottare per qualcosa, non in quanto probus vir che cerca di rendere “migliore” il mondo secondo un proprio criterio di giudizio, ma per l’evidenza che quel Qualcosa per cui si lotta e che si manifesta come presenza concreta nella melodia del silenzio, quell’Ideale nel quale si confida è l’unica chiave per avere il coraggio e il desiderio di «vivere nella verità» come scrisse Havel. Può infatti bastare un attimo, un gesto, uno sguardo a destare il nostro cuore e a farci sentire, per una volta autentico come non mai, il vero profumo della libertà.
Giacomo Chierichetti, 20 anni, studente

Abbiamo ricevuto parecchie mail dello stesso tenore. C’è molto entusiasmo. E tanta sollecitudine. Che qui condividiamo in toto. In effetti, tre mesi fa, incontrando al Meeting di Rimini due ventenni che furono tra i primi ad avviare a Parigi questo esperimento di silenziosa ed edificante mobilitazione, ci fu detto che migliaia di ragazzi francesi si sono fatti “sentinelle” per la semplice necessità di difendersi dal “totalitarismo”. Parola impegnativa. Eppure in Francia, testimoniano i nostri amici Veilleurs, c’è ormai ben poca libertà di parola e di agibilità culturale per chi non la pensa come la pensano i “rieducatori” del partito di Hollande.

Qui in Italia non siamo ancora a quel punto. Anche se casi come quello di cui è stato protagonista il “rieducato” Barilla dovrebbero far squillare molti campanelli d’allarme. Impressiona, invece, che tutto passi come “normalità”. Per coloro che dovrebbero essere i baluardi dei fatti – e cioè, in primis, giornalisti, intellettuali e perfino i politici – tutto scorre come se la guerra al mondo reale decretata da lobby molto ricche e quindi molto rumorose, fosse un diritto che pacificamente tutti dovrebbero riconoscere, e come tale dovrebbe essere tradotto in leggi. Normale che una coppia di lesbiche metta per aria un asilo perché le maestre si ostinano a parlare di “padri” quando sarebbe “giusto” che, per rispetto alla “omogenitorialità” delle “nuove famiglie” si dovrebbe tacerne. Normale che una preside di liceo, esponendosi al pubblico dibattito poiché indossa una t-shirt dove due uomini si baciano, si senta “indignata” per il fatto di imbattersi in studenti che la contestano.

Diteci, per favore (e per favore segnalatelo in redazione), se al cinema o in tv avete visto un solo film, un solo talk, una sola parodia dell’amore, dedicata a famiglie che si tengono ancora insieme. Per carità, sappiamo bene in che mondo viviamo e guai a gettare la croce addosso a qualcuno. Guai fare la morale al caos in cui viviamo. Però, non poter nemmeno più ricordare il reale. Dover subire leggi che arrivano a minacciare la libertà di parola perfino nell’ambito dell’evidente (per esempio che i bambini vengono al mondo per amore o per caso tra un uomo e una donna). Dover subire il divieto di esprimere anche solo l’idea che un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà per crescere, e che il matrimonio, se proprio vuoi sposarti, ci può essere solo tra un uomo e una donna.

Bè, tutto questo non può essere giustificato dal fatto che “il progresso va avanti” e che tu “sei fermo a un mondo superato”. Tutto questo è segno di totalitarismo. Perciò, animo, «occorre dar battaglia perché Dio conceda vittoria» (Giovanna D’Arco).

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16 Commenti

  1. mike says:

    finchè la gente sa solo protestare a parole o neanche con quelle si fa poco.

    • mike says:

      il problema è che ormai la gente pensa per aforismi ossia pensa poco ossia non va oltre il proprio naso ossia se pensa una cosa spesso è l’opinione dominante o quella comune. gli effetti pratici a lungo termine delle cose, per dirla chiara, la gente non ci arriva a capirli. se così fosse non ci sarebbe stato nulla di ciò che sta accadendo in francia ed anche, questo è il punto, in europa. anche se non si legalizzasse più il matrimonio gay. tanto il problema maggiore in fondo è un altro. è questo che i laici non vogliono far capire battendo tanto sul matrimonio gay (che comunque vogliono fare, per ora). ed è questo che forse buona parte dei cattolici stenta a capire. il problema si capirà come inizieranno a morire, per anzianità, i nati diciamo negli anni ’40 e ’50 (i nati negli anni ’20 e ’30 siamo lì, ormai sono avanti cogli anni per cui non li considero anche perché tanto sono pochi). dopo salirà in % la componente musulmana in italia. e non è che ce l’ho coi musulmani, non in toto e non con tutti, ma è che la nostra civiltà di cui anche i fautori dei diritti civili vanno fieri si appresta a diminuire di numero. dato che alla fine non conta solo ciò che si dice ma conta il numero di chi lo dice. e casomai lo difende anche. e qui vale anche per gli omosessuali che però sono contrari all’aborto. tanto l’europa lo vuole legalizzare sempre più, e i musulmani che pure lo condannano però lo praticano. o anche per le femministe che ora si arrabbiano perché l’europa si sta mostrando favorevole all’aborto selettivo (=se sei femmina non è scontato che ti fanno nascere). mi sa che omosessuali e femministe devono aprire il loro cervello, che sarebbe ora!

  2. Cisco says:

    Suggerisco alle sentinelle di farsi trovare in piedi davanti ai municipi, dove la République Totalitaire ha deciso di costringere i suoi funzionari a celebrare atti farseschi denominati “matrimoni gay”, cantando “We Are Family” vestiti da Drag Queen e lanciando, invece del riso, qualche manciata di voluminosa pasta Barilla.

    • Paolo says:

      Credevo che rendere tali manifestazioni ancora più patetiche non fosse possibile…evidentemente, leggendo i suoi suggerimenti in merito, mi sbagliavo.

      P.s. Non si tratta di “matrimoni gay” ma di matrimoni tout court…se ne faccia una ragione

      • Cisco says:

        Se ne faccia una ragione anche lei: una coppia con persone dello stesso sesso è diversa da una coppia con persone di sesso diverso. La definizione “matrimonio gay” non mi piace affatto, infatti se l’è data la lobby per motivi simbolico-propagandistici: si tratta semplicemente di matrimonio tra persone dello stesso sesso, il cui orientamento è assolutaemnte ininfluente. Ed è proprio per questo che si tratta di un nuovo istituto giuridico inventato di sana pianta.

      • mike says:

        è difficile ma cerco di dirlo con meno parole possibile: non so se sei gay o no, ma qui è inifluente. chi condivide certe idee non gli interessa cercare ciò che è vero, che ha senso, ma è come i bambini piccoli che vogliono la caramella o il cioccolatino visto in una vetrina. e questo lo penso in base alle risposte che date su questo sito (e anche altrove, compreso sentendo i discorsi della gente). con tutto il rispetto, e non è per prenderti in giro, fareste meglio a dire frasi come “per me tutto ciò che una persona desidera e che non reca danno ad altri (NB: poi qui sarebbe da ragionarci…) può anzi deve poterlo fare”. in fondo per voi è semplicemente così: avete certi scopi, non vi frega di capire se sono giusti tantomeno le conseguenze a lungo termine, ma aspettate che il legislatore vi accontenti. vi fermate qui. e se qualcuno vi stesse strumentalizzando tramite certi scopi (=certe idee) non ve ne accorgereste mai. salvo quando ormai sarebbe tardi.

        • Paolo says:

          Vede sig. Mike la sua risposta è un pò come le manifestazioni colme di vittimismo di queste “sentinelle” contro leggi a tutela degli omosessuali o leggi che garantiscano doverosamente pari diritti: in una parola ipocrisia. Così come teorie senza basi quali strumentalizzazioni o similia. Allo stesso modo non è in base a cosa ritiene giusto un credo religioso (che è pura ideologia di per sè) a poter condizionare la vita di cittadini o a poter stabilire cosa è giusto o cosa no e neanche è legittimata o ha gli strumenti per farlo.
          Su una cosa ha ragione però “chi condivide certe idee non ha interesse a cercare ciò che è vero ed ha senso'” riflessione che le giro in pieno (anche al Sig. Cisco che commenta sopra). Considerazione che si adatta benissimo a queste “sentinelle” del nulla e a chi ne condivide le posizioni.

          • Gmtubini says:

            Poi un giorno ci spiegherai cosa c’entra quella che tu chiami “ideologia religiosa” con la constatazione del fatto (questo sì) scientificamente e razionalmente inoppugnabile che due persone dello stesso sesso non possono in alcun modo generare la vita umana per cui è semplicemente scellerato che il loro rapporto si possa anche solo paragonare al matrimonio.
            Lo so bene che voialtri rintronati dall’ideologia avete la necessità di individuare dei responsabili per giustificare le sberle che prendete ogni volta che le vostre masturbazioni cerebrali sbattono il grugno contro la realtà effettuale, ma ti assicuro che, una volta che ti sarai fatto restituire il cervello dall’ammasso al quale l’hai conferito, ti accorgerai che le sacrosante obiezioni alle vostre bischerate ideologiche stanno perfettamente in piedi anche senza ricorrere agli insegnamenti delle varie religioni.

            • Paolo says:

              ehhhh vede sig. tubini purtroppo per lei chi sbatte continuamente il muso contro la realtà dei fatti è proprio chi chi sostiene le posizioni ideologiche a lei tanto care. E il problema è che non riesce a farsene una ragione (starebbe meglio mi creda).
              Posizioni che afferiscono sempre e comunque all’ideologia religiosa che pretende, a torto, di poter influenzare la vita delle persone normali (omo e etero che siano).
              Il fatto di genarare o meno è del tutto ininfluente per quanto concerne i diritti e il riconoscimento giuridico e sociale di una famiglia. Non per nulla molti eterosessuali non procreano (e sono cmq famiglie) e molti omosessuali creano famigliw vere e proprie crescendo figli.
              Capisco che per l’ideologia religiosa la procreazione deve essere la scusante per garantire non condannasre in pieno il peccaminoso atto sessuale (alla fine il nocciolo è lì) ma una volta che si sarà liberato la mente dalle sue “bischerate ideologiche” capirà che altro non c’è anche se, immagino, al momento le piacerebbe tanto.

            • cornacchia says:

              @GmTubini
              Il punto non è diversificare il rapporto omosessuale dal matrimonio, ma non penalizzarlo, nel senso che è giusto che venga rispettato nelle sue peculiarità e diversità.
              Intendo dire che la diversità non è un motivo di disprezzo, ma di protezione, al pari di ogni caratteristica umana.
              Quello che non sono ancora riuscito a capire che cosa significa che non bisogna normalizzare l’omosessualità.
              Se sia normale o no è valutazione di fatto, variabile a seconda dei punti di vista (statistico, medico, fisiologico, etc…), che non è certo influenzato dal comportamento umano. In altre parole, la libertà di anormalità è pari alla libertà di normalità, proprio perché l’individuo deve poter scegliere.
              Camminare all’indietro non è normale, ad esempio, anche se, per ipotesi, una legge dicesse il contrario.
              Diversamente, nel caso dell’omosessualità, sembra che, per poter definirla anormale, vogliate sacrificare spazi di libertà, come se aveste paura di confrontarVi con la realtà.
              Boh, forse sono io a non aver capito, chissà!

          • mike says:

            beh paolo che le devo dire? il mio ed il suo commento in fondo sono parole e le parole sono interpretabili in un senso o in un altro. anche in un senso sbagliato. e qui mi riferisco al suo definire i veilleurs sentinelle del nulla. non sono d’accordo. magari il loro agire non porterà a nulla ma qualcosa di vero per me lo dicono. poi alla fine veniamo al dunque: se cosa è giusto non deve deciderlo un credo religioso che o chi cosa deve deciderlo? secondo quale criterio? cioè se non c’è un criterio allora domani come mi alzo ed ogni cosa che voglio è un mio diritto. il giusto così si stabilisce? e per me è così che i fautori dei diritti civili ragionano. non hanno criterio. perlomeno i veilleurs possono dire (trovandomi d’accordo) che anatomicamente uomo e donna si completano, e che è un fatto oggettivo. chi vuole nozze gay, ed adozioni gay, non credo possa vantare una cosa altrettanto oggettiva. in fondo chi vuole le cose per gli omosessuali parte da un presupposto assunto per scontato ma appunto non dimostrato, ossia che l’omosessualità sia secondo natura. l’APA declassificando l’omosessualità (fatto su cui in parte mi trova d’accordo, cioè definirla malattia mentale mi sembra pesante ma al contempo abbia pazienza dire che oggettivamente sia secondo natura mi pare contro l’evidenza) non ha mai spiegato le ragioni oggettive per tale decisione. che forse il giusto e lo sbagliato si decidono a votazione come quella volta nel 1973? mi dica lei se forse non sta diventando tutto arbitrario. io sono perplesso e diciamo che come minimo lo sono.

            • Paolo says:

              vede sig. mike mi perdoni se trovo il suo modo di scrivere apparentemente conciliante un pochino stucchevole dato le “argomentazioni” da lei fornite.
              L’omosessualità è secondo natura e non vedo secondo quali principi (se non quelli prettamente ideologici di una confessione religiosa) non dovrebbe esserlo.
              Il problema è proprio questo la pretesa di trovare oggettività per quello che un’ideologia non evoluta quale quella confessionale considera “peccato” (sulla base del nulla).
              La sua perplessità deriva dal fatto che le informazioni in suo possesso e che lei riporta sono totalmente inesatte ed errate. Mi perdoni ancora ma non credo che lei lo sappia già.
              L’Apa cancellò doverosamente il naturale orietamento omosessuale sulla base di studi scientifici (cerchi evelyn Hooker tanto per comuniciare). La votazione fu volutà in seguito da una minoranza, legata ad ambienti di stampo religioso, che come si dici “si tirò la zappa suoi piedi”.
              Cosa sia giusto e cosa no viene stabilitò sulla base di una morale laica, scevra da condizionamenti di stampo confessionale.
              Ora dato che è fatto scientifico e e oggettivo che l’omosessualità è una normale variante della sessualità e affettività umana così come lo è il fatto che le famiglie omoparentali crescono prole bene quanto quelle formate da persone di due sessi diversi, opporvisi è solo pura ideologica (non per nulla la provenienza è sempre e solo qualla).
              Il nostro corpo di per sè è bisessuale è l’orintamento sessuale con il quale nasciamo (etero, omo o bsx) a stabilire verso chi proveremo attrazione ed affetto di tipo romantico.

  3. antonio says:

    Si puo’ ancora dire omosessuale o e’ vietato ?

  4. Remo says:

    Sì, ma così non si otterrà mai nulla: servono dei Venner italiani!

  5. Italo Sgrò says:

    La dittatura del totalitarismo LGBTQI avanza a grandi falcate, sostenuta dalle corbellerie come quelle ripetutamente inserite in queste pagine da Remo e Bifocale.

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