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La stampa è tutta asservita a Monti ma i suoi miracoli sono narrati con il condizionale

gennaio 23, 2012 Luigi Amicone

La militarizzazione del consenso che si sta creando intorno a un governo tecnicamente guidato da Berlino inquieta un po’. E fa un po’ impressione il plauso generale espresso con paginate su “1800 euro di risparmi a famiglia” che “potrebbero venire”. Singolare che l’ottimismo enfatico dei titoloni sia assistito da altrettanto poco enfatico uso dei verbi al condizionale

«Il contagio dell’effetto Monti. Dal Manifesto al Financial Times». Così titola il Corriere della Sera una doppia, graziosa (e forse anche molto sintomatica dell’attuale stato di grazia tra grandi giornali e grandi tecnici) intervista di Fabrizio Roncone ad Alberto Asor Rosa e Alfonso Signorini. Articolo condito con gli sperticati elogi espressi a Mario Monti dall’organo principe della finanza internazionale, tutto improntato a sottolineare il consenso ecumenico di cui godrebbe il governo dei Professori.

Nel caso del famoso intellettuale veterocomunista, che dalle colonne del Manifesto ha fatto molti complimenti al nuovo esecutivo, si tratta poi di una notizia che «desta davvero stupore». In effetti, come non stupirsi del “rivoluzionario” che ha invocato un colpo di Stato contro un governo eletto dal popolo e adesso applaude «all’eleganza dignitosa e riservata dell’italiano Monti»? Fino al 16 novembre scorso, giorno della salita a Palazzo Chigi del probo Mario, Asor Rosa non aveva mai abiurato alla richiesta di «uno stato di emergenza che si avvale di Carabinieri e Polizia di Stato». Adesso il prode antifascista sintetizza la generale sensazione di ritrovata democrazia e libertà dichiarando «notevole interesse per l’esperimento Monti». Che delicatesse.

A dire il vero, è da tempo che il quotidiano di via Solferino traina consenso verso il suo ex editorialista e alto burocrate bruxellese. Fin dalla fallita “operazione Fini” del dicembre 2010, e, poi, nelle concitate ore del secondo semestre 2011, il giornale di Ferruccio De Bortoli era stato il primo a spendere il nome di Monti come sostituto di Berlusconi. Dallo scorso luglio, poi, quando tutta l’editoria di finanza e di banca, di calcestruzzo e di cliniche, si mise di buzzo buono a far intendere agli italiani che “bisogna fare presto”, che “i mercati bocciano il governo” e che “lo spread corre”, il Corriere della Sera è stato in trincea nella buona battaglia che avrebbe condotto alla “nomina” quirinalizia di Supermario.

Certo, fa un po’ impressione questo plauso generale espresso con titoloni e paginate (quelle per esempio dedicate dal Corriere al tema delle liberalizzazioni) su “1800 euro di risparmi a famiglia” che “potrebbero venire dalla fase 2”. Singolare che l’ottimismo enfatico dei titoloni sia assistito da altrettanto poco enfatico uso dei verbi al condizionale (minor spesa per la Rc auto “potrebbe arrivare”, i prezzi al commercio “potrebbero diminuire”, il vantaggio per in consumatori “arriverebbe”, la diminuzione delle bollette luce e gas “potrebbe essere ottenuto” e via con tutti i condizionali del caso). E notevole anche il fatto che, sullo sfondo di un clima mediatico tutto concentrato sull’apocalisse del Concordia (sull’ormai consueta ricerca del capro espiatorio e di tutto il peggio che la stampa italiana ha da comunicare a quella estera), si tenda a convincere l’opinione pubblica che il governo dei tecnici è tutto ciò che di buono e speranzoso abbiamo oggi in Italia.

Insomma, inquieta un po’ questa militarizzazione del consenso che si sta creando intorno a un governo tecnicamente guidato da Berlino. Dov’è finito il famoso mastino del Quarto Potere che fece vedere i sorci verdi a un ventennio di governi eletti dal popolo? Possibile che si sia tramutato nello yorkshire di compagnia a un esecutivo che certamente può rappresentare di tutto – e rappresentarlo anche bene – tranne che democrazia e voto degli italiani? Ma se perfino il berlusconissimo settimanale “Chi” di Alfonso Signorini sente l’urgenza di scrivere l’agiografia del Commissario, cosa dobbiamo pensare: che non ci resta che andare a bere il caffè con Travaglio e dare la caccia alle farfalle con Santoro? Non ce lo eravamo scordati, ma più passano i giorni da quel 16 novembre, più la buona stampa tecnica e le buone inchieste giudiziarie ce lo rappresentano in un quadro sintetico e chiaro: in guardia popolo, chi ama la res publica avrà le mani mozzate.

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