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In Inghilterra non è più il 2017 dopo Cristo, ma il 2017 dell’era comune

ottobre 3, 2017 Leone Grotti

La misura è stata presa da alcune scuole del Sussex e dell’Essex per non «offendere gli studenti musulmani». Un bel paradosso, visto che l’Arabia Saudita ha appena adottato il calendario gregoriano

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Sul Corriere della Sera Pierluigi Battista critica una «provocazione decisamente ridicola» dettata dal «politicamente corretto»: quella di molte scuole del Sussex e dell’Essex, contee della Gran Bretagna, che hanno deciso di sostituire la sigla del calendario gregoriano “aC/dC”, prima e dopo Cristo, con un più neutro “bce/ce”, avanti l’era comune ed era comune. Il tutto per «non offendere gli studenti musulmani».

«GRANDE VERGOGNA». La notizia purtroppo è vera. Il trend, scoperto per la prima volta da un’inchiesta del Mail on Sunday, è stato descritto come una «grande vergogna» dall’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, che afferma di non aver «mai incontrato un singolo leader musulmano o ebraico offeso dal calendario gregoriano». Nel programma di religione 2017, pubblicato dal Consiglio dell’East Sussex, si legge che «i termini BC (avanti Cristo) e AD (anno domini) rimarranno di uso comune ma BCE (avanti l’era comune) e CE (era comune), utilizzati per la prima volta nel sesto secolo, saranno d’ora in poi utilizzati per dimostrare sensibilità nei confronti di coloro che non sono cristiani».

NESSUNO È OFFESO. Secondo Chris McGovern, a capo della Campagna per la vera educazione in Inghilterra, siamo davanti a una «capitolazione davanti al politicamente corretto». Anche il presupposto secondo cui la classica dicitura del calendario gregoriano sarebbe offensiva per i non cristiani è stato negato dal portavoce degli ebrei britannici: «Non penso che a qualcuno interessi se le scuole usano le diciture “avanti Cristo” e “anno domini”». Lo stesso concetto espresso dall’imam Ibrahim Mogra: «Non credo che costituisca un’offesa nei confronti dei musulmani».

CALENDARIO GREGORIANO IN ARABIA SAUDITA. Che l’imam abbia ragione lo dimostra anche il comportamento dell’Arabia Saudita, il regno ultraconservatore islamico che ospita le sacre moschee dei musulmani, Mecca e Medina. L’anno scorso Riyad ha deciso che a partire dal primo ottobre il calendario gregoriano sarebbe stato utilizzato in tutti gli uffici pubblici, mandando in soffitta quello islamico. Il motivo ovviamente non è religioso, ma economico: il calendario islamico è lunare e ha 10 o 11 giorni in meno rispetto a quello gregoriano. In questo modo i funzionari lavoreranno 11 giorni in più, senza che lo Stato debba spendere un solo riyal in più.

RAGIONI ECONOMICHE. Il calendario islamico parte dal 622 dopo Cristo, anno in cui è cominciata l’egira, cioè l’abbandono della Mecca da parte del profeta Maometto. L’anno islamico corrente sarebbe il 1438. La misura fa parte del piano di sviluppo Saudi Vision 2030, che ha come obiettivo quello di sganciare la prosperità saudita dalle esportazioni petrolifere, che oggi rappresentano il 46 per cento del Pil nazionale, l’84 per cento delle esportazioni e l’87 per cento delle entrate fiscali. Il piano prevede anche il taglio dello stipendio dei dipendenti pubblici e la decurtazione delle agevolazioni per casa e automobile.

COME IN COREA DEL NORD. Il risultato paradossale è che mentre nel paese più islamico del mondo Gesù scalza Maometto, anche se solo sul calendario, in Europa, un tempo considerata culla della cristianità, Gesù viene scalzato per non offendere Maometto. Le scuole del Sussex e dell’Essex entrano così a far parte di quei pochissimi luoghi del mondo dove non si data il tempo a partire dalla nascita di Gesù Cristo. Si avvicinano paradossalmente a un paese come la Corea del Nord, che parte dalla nascita del padre della patria Kim Il-sung. Attualmente, a Pyongyang, non è infatti il 2017 ma il Juche 106. Nel Sussex e nell’Essex invece è il 2017 dopo l’era comune.

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