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Quanto impegno e quanto lavoro per l’Expo. Ma qualcuno si è chiesto perché? La Chiesa sì, ed ecco come risponde

giugno 6, 2014 Piero Gheddo

Il libro del cardinal Scola su “Cosa nutre la vita?” dà alla manifestazione una lettura laica, puntualizzando i molti temi che il titolo richiama, sempre avendo l’uomo al centro di tutto

Negli ultimi mesi, almeno a Milano, è venuta alla ribalta l’Expo 2015, l’avvenimento (1 maggio – 31 ottobre 2015) che porterà a Milano e in Italia circa 20 milioni di turisti stranieri e che dovrebbe segnare la ripresa economico-sociale del nostro paese. Mi pare che, con le molte preoccupazioni e sofferenze che sono il nostro pane quotidiano, l’opinione pubblica diffusa non si è ancora resa conto dell’importanza unica dell’Expo, che ha come tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Se ne parla poco, l’attenzione è più attenta agli scandali di tangenti e appalti, che non all’impegno che l’Expo richiede a tutta l’Italia e in particolare a Milano e alla Lombardia.

Nei circa 100 ettari in zona Rho-Pero alla periferia occidentale di Milano (non distante dal Pime di via Monterosa e via Mosè Bianchi) si lavora giorno e notte in tre o quattro turni continuativi. Milano e l’Italia non possono fallire questo appuntamento; ma non è altrettanto facile interessare e appassionare i milanesi e gli italiani sulle tematiche che sono alla base dell’Expo 2015, fondamentali per il futuro dell’umanità.

Il tradizionale “Discorso alla Città” che gli arcivescovi di Milano tengono ogni anno alla vigilia della Festa di Sant’Ambrogio, il 6 dicembre dell’anno scorso 2013 l’arcivescovo e cardinale Angelo Scola l’ha tenuto sul tema “Cosa nutre la vita?”, la cui edizione integrale è stata pubblicata dal Centro Ambrosiano, in un volumetto di 94 pagine. Una lettura interessante e profonda dell’Expo, perché le parole del titolo: alimentazione, energia, pianeta e vita hanno al centro una quinta parola: l’uomo. Tutto si riferisce all’uomo, alla vita dell’uomo, tutto è creato per l’uomo e all’uomo è affidato compito di usare i beni della Creazione, evitando i due estremi: l’ecocentrismo (la natura prima dell’uomo) e la distruzione del creato.

angelo-scola-flickrOccorre rileggere le prime pagine della Bibbia, il racconto della Creazione e i racconti del Libro della Genesi, scrive l’arcivescovo, per rendersi conto che Dio ha creato un mondo “imperfetto”, che richiede la responsabilità dell’uomo per portarlo a compimento. E allora Angelo Scola si chiede: “Cosa nutre la vita dell’uomo?”. Non solo il cibo naturalmente e la Chiesa propone la sua risposta a quella domanda col Padiglione della Santa Sede “Non di solo pane”, che rimanda a Dio Creatore e Padre, senza il quale la vita dell’uomo non ha senso.

Il volumetto Cosa nutre la vita? dà dell’Expo una lettura laica, puntualizzando i molti temi che il titolo richiama, sempre avendo l’uomo al centro di tutto: il mito della tecnocrazia, la tragedia della fame, gli aiuti alimentari, la “sovranità alimentare”, le “piante geneticamente modificate”, i mercati e la finanza; e invita all’urgenza educativa, nelle scuole, sui mass media e in tutti gli altri enti e associazioni educativi (Chiesa compresa), su “La responsabilità di quanto ci è stato consegnato” (la custodia del creato) e “La comunione fra le generazioni”: «Tutto quello che riceviamo porta l’impronta dell’altro (dell’Altro), è a disposizione della generazione presente che, con le sue scelte quotidiane, lascerà alle generazioni future un mondo trasformato. Le motivazioni si trovano qui più potenti. Il denaro è un mezzo necessario, ma il vero intraprendere è mosso da queste più cogenti ragioni. Senza il desiderio di bellezza e di senso, infatti, il denaro è sterile o addirittura controproducente».

Il cardinal Scola è filosofo e teologo e sviluppando questo concetto afferma: «Non si potrà pertanto, rispondere alla domanda “Cosa nutre la vita?” in modo efficace senza assumere in prima persona il compito di educare ad una rinnovata concezione dell’essere uomini». Non è possibile ridurre in poche battute un volumetto di quasi 100 pagine, che dalla metà alla fine sviluppa appunto questa traccia: «educare ad una rinnovata concezione dell’essere uomini», attraverso la trattazione di questi temi: Uno sguardo nuovo sull’uomo – Nuovi stili di vita – Un nuovo umanesimo – La cultura dell’incontro – Le risorse di Milano – Milano in Europa.

Scola sintetizza quasi il suo pensiero quando scrive: «Senza ripensare l’uomo, senza riproporsi la questione della grammatica dell’umano, l’unico sapere e saper fare di cui l’uomo contemporaneo si sente certo è quello tecnico-scientifico. A livello della gestione su grande scala questo significa primato dell’economico-finanziario… In esso i criteri del potere tecnico condizionano tutti gli altri (politici, sociali, etici, culturali, religiosi) privandoli della risorsa prima e indispensabile di un soggetto umano capace di mettere in discussione anzitutto se stesso».

L’arcivescovo riafferma che «l’Expo 2015 è un’occasione privilegiata per trovare nuove sinergie tra capacità, risorse, progetti per una società civile come quella lombarda, che patisce una frustrante sproporzione tra le sue grandi potenzialità e le sue effettive possibilità». E tale frustrazione non dipende da situazioni e condizioni strutturali e istituzionali esterne, ma da «una difficoltà intrinseca all’epoca che stiamo vivendo, in cui né l’energia spirituale e morale per unificare l’esistenza, né la capacità ideale e affettiva di progettare il futuro sono beni facilmente reperibili». E richiama l’ultimo dopoguerra, quando c’erano nel nostro popolo grandi energie, speranze e operosità, che hanno risollevato Milano e l’Italia dalle macerie, accogliendo le comunità di immigrati «che collaborano sempre più a dare volto ai milanesi del futuro». Ma allora nei milanesi c’erano «grandi capacità di lavoro e di solidarietà» e «una fedele appartenenza alle proprie radici». Ecco, oggi, i valori del «dialogo sul bene comune» e «la costruzione di una società che valorizzi le realtà intermedie e le loro libertà».

Per concludere il cardinal Scola scrive: «La Chiesa pensa umilmente di custodire da secoli i tratti essenziali di una grammatica dell’umano, non per sua capacità e merito, ma per l’evento di quella suprema rivelazione dell’uomo che è Gesù Cristo… Per questo la Chiesa porta in sé una permanente risorsa di rinnovamento e di ricomposizione dell’unità dell’uomo in tutte le culture e in tutte le circostanze storiche… Appare qui, nella giusta luce, l’apporto che anche oggi le religioni possono dare alla vita buona, che genera pratiche virtuose, all’interno di una società plurale come la nostra. Ciò mostra l’inadeguatezza di una concezione e di una pratica della laicità che pretendono di neutralizzare le religioni».

Ho letto e meditato con gusto e con gaudio il volumetto del nostro arcivescovo. Manca esattamente un anno all’apertura dell’Expo 2015. I soggetti ed enti educativi milanesi, lombardi e italiani, sono ancora in tempo per trasmettere e concretizzare i valori di “Cosa nutre la vita?” al popolo italiano.

Tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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