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Il segreto di Andreotti è che non aveva segreti (a parte il gelato)

maggio 9, 2013 Renato Farina

«La sua scatola nera è stato il suo senso religioso. Desiderio continuo, meticoloso, di dialogare con il Mistero». Farina svela un Andreotti inedito

In questa occasione, in nome del sentimento universale dell’amicizia e della pietà, ospitiamo, nonostante il procedimento in corso presso l’Ordine dei giornalisti, questo articolo di Renato Farina.

Nella camera ardente il volto di Andreotti era roseo, riposato. Non è mai stato così bello. Il profilo è quello di un capo Sioux addormentato. Vi ho scorto l’impronta di una luce che gli è stato consentito di vedere gli ultimi istanti, per poter dire comunque grazie per quello che ha vissuto. Aveva parlato spesso di Paradiso negli ultimi anni, confidando che le prove cui era sottoposto purificassero le colpe e alleggerissero i ciondoli delle onorificenze terrene della gloria, che portano lontano dal vero bene.

Sono consapevole che sono così tanti gli articoli a lui dedicati in questi giorni, le frasi famose, gli aneddoti pittoreschi, che il troppo stroppia, e uno vorrebbe essere lasciato in pace. Non dico del lettore, ma proprio di lui, di Andreotti. Ma anch’io lo tormenterò. E vorrei comunicare agli amici di Tempi quel tormento che mi dà ora, contagiare questa inquietudine calma che non mi molla. Un fuoco che non abbandona mai, neanche in vecchiaia. Ho notato che la famosa gobba non c’era più, o forse era nascosta nella seta. Non ridete, per favore, anche se Giulio riderebbe. In una lontana edizione del Meeting, Angelo Rinaldi (eravamo ancora al Sabato) dedicò una vignetta al Divo Giulio. Si vedeva la sua immensa gobba, quasi una rotonda collina del Ruanda. E vi scrisse accanto questa frase: «Sempre caro mi fu quest’ermo colle». L’Infinito di Leopardi. Il senso religioso incorporato in forma di gobba, una cosa sola con lui, i suoi misteri. La famosa scatola nera che tutti volevano smontare e che Giannelli sul Corriere ha immaginato che Andreotti consegnasse a san Pietro davanti a “quella” porta.

La scatola nera di Andreotti è stata il suo senso religioso. Non posto accanto alla sua azione, ma come desiderio continuo, meticoloso, dentro ogni istante, di dialogare con il Mistero. Anzi, lui direbbe «con il buon Dio». In questo è stato esempio di politico cristiano. Ricordo il comunicato scritto da don Giussani quando fu incriminato. Disse proprio che veniva messa sotto accusa la maniera cristiana di intendere la politica. Brandì le sue difese, mentre altri movimenti, dove pure Andreotti era cresciuto e aveva rivestito cariche nazionali, prudenti tacevano. Don Gius espose il proprio fianco senza esitazioni, perché Andreotti era Andreotti, ma anche perché Giulio era la concretezza della Chiesa cattolica, apostolica, romana. Avevano due temperamenti diversissimi. Don Giussani lo conoscete tutti meglio di me, era travolgente, aveva nelle sue espressioni, anche quelle di tenerezza, una violenta concisione romantica. Andreotti era il minimalismo spirituale, nelle forme. La Messa vissuta senza tremori di abbandono. Gesù e i santi trattati nelle sue parole come fanno i bambini (di una volta…) con le figurine dei calciatori. Cose da album. Guai a chi gliele tocca però. Gli ultimi quindici anni viveva un entusiasmo nuovo partecipando alle Messe e ai sacramenti di Battesimo e Cresima di don Giacomo Tantardini.

Siamo fatti di piccole cose e grandi incontri. Andreotti ha versato i grandi incontri della sua vita (la mamma, che forse però non ha mai baciato – mi disse –, De Gasperi, i papi, i santi, i potenti tutti del mondo, i barboni della Messa la domenica mattina con la busta con le diecimila lire e poi i dieci euro) nelle piccole cose quotidiane. Piccole anche se c’era da incontrare Bush padre o Arafat. Grandi anche se la porta del suo studio si apriva ed entrava un bidello ciociaro. Viveva il suo dovere immenso di statista con la dignità di una sartina o di una operaia di filanda. Conta se dentro c’è quell’offerta di sé «a Nostro Signore» (usava questa formula). Piccole cose perché le sminuzzava tutte, per rendersele digeribili. Piccole per modo di dire. Ci sono le trattative per la pace vera tra Est e Ovest. Il tentativo di riconciliare ebrei e palestinesi. La decisione su Moro, il no formale alle trattative e invece l’appoggio totale all’ultimo tentativo di Paolo VI. E anche lì una frase che lo rese ridicolo nella sua ingenuità. «Se si fosse salvato avevo fatto il fioretto di non mangiare più gelato». Fioretto-gelato! Abbastanza per meritarsi la tortura di una decina di stroncature delle anime belle e tragiche. Lo capii dopo. Il gelato era per lui il riposo del guerriero. Chiamare fioretto tutto questo dice la qualità della sua fede fanciulla. Non potendo dare la vita, offriva il gelato per sempre.

Ho passato gli undici anni del processo (anzi, dei processi) cui fu sottoposto accanto a lui. Ho girato l’Italia per seguirlo. Conservo nel cuore la sua gratitudine quando mi diede il merito di aver insistito con lui per sopportare anche le udienze più dure, quelle dove inventavano di tutto, e che lui smentì minutamente. Sorbì le requisitorie dei pm come fiele, ma non si mosse.

A Padova replicò alle dichiarazioni di Buscetta (il quale onestamente ammise che erano “deduzioni” le sue sulla colpevolezza di Andreotti) con la solita ironia. A questo punto l’avvocato Coppi, furibondo, si rivolse a me: «Lei che è suo amico gli dica che non può dedicarsi alle spiritosaggini. Rischia l’ergastolo!». Glielo dissi nei dovuti modi. Ma mi colpì questa definizione di Coppi: io ero suo amico. Ne avevo avuto un’altra prova. Per me sorprendente.

Il primo giorno del processo del secolo, a Palermo. Centinaia di giornalisti e televisioni. 26 settembre 1995. Era appena finita la prima udienza. Stavo ancora scrivendo la mia cronaca, ero in ritardo come sempre, non riuscivo a trasmettere dalla telefoneria antiquata dell’Hotel delle Palme. Mi cercò lui, e mi disse che ero invitato a cena nella sua camera. Mi aspettò. Aveva il cardigan blu, e le mani immense. Intorno c’erano gli avvocati. Discussero di strategia difensiva. Non ce n’era, salvo la sua volontà di partecipare al processo senza protestare. Condivisi i segreti dell’uomo più segreto nella riunione più segreta, e scoprii che non c’era alcun segreto. Salvo il suo dolore non ostentato. E la sua passione per la cassata gelato. Chiese ai camerieri la cortesia di andarne ad acquistare una enormità nella tal pasticceria a due passi da lì.

Dal 27 marzo 1993, allorché arrivò a Giovanni Spadolini, presidente del Senato, la richiesta di autorizzazione a procedere contro il sette volte presidente del Consiglio per “concorso esterno in associazione mafiosa”, fino alla definitiva sentenza della Corte di cassazione, il 15 ottobre 2004. Dai 74 agli 85 anni è durato il suo calvario visibile. Però vissuto senza rinunciare ai doveri di senatore e di amico.

Imparai il suo metodo durante la guerra di Serbia del 1999. Mi mandò in avanscoperta per vedere se intravedessi qualche via per le trattative. Mentre gli altri azzardavano proclami, lui mise se stesso nella ricerca di procedure, e si fece mandare la costituzione del Montenegro, allora federato alla Serbia, per spulciare e magari rinvenire una possibilità di trattativa internazionale separata. Il lavoro è questa umiltà. Portare grandi pesi, accettare di essere impiccato per i piedi, e lavorare. Come quando nell’autunno del 2002 giunse dalla Corte d’appello di Perugia la condanna per omicidio. Gli telefonai, quella domenica sera. Volevo dirgli vicinanza, portargli consolazione. Mi chiese di raggiungerlo. Pensavo dovesse dirmi chissà quale decisione. Invece mi propose di diventare direttore di un quotidiano romano. Nel momento abissale, aveva pensato a un amico.

A Rimini ogni anno conducevo un’intervista con lui. Due ore a fargli domande dinanzi al pubblico che più amava: quello del Meeting di Comunione e liberazione. Raccontò di sé così: «Non ho mai attraversato il buio della fede. Ho letto di certe notti tremende in alcune pagine di Madre Teresa di Calcutta e di Padre Pio. Io non ne ho avute, e devo per questo gratitudine a Dio. Ho sempre sentito una certa protezione. Sono un cattolico romano. Ho visto e frequentato le catacombe, i segni cristiani mi hanno colmato sin da bambino. Abito in corso Vittorio sul fiume e io dalla mia stanza da letto vedo le finestre del Papa, da un lato, e dall’altro Castel Sant’Angelo. So che il Papa alle 11 esatte dorme, perché si spegne la luce in Vaticano. Tutto questo finisce per essere un privilegio: mi rendo conto che sono stato formato alla memoria dei primi cristiani, a vedere come questo albero è nato su enormi sacrifici. Questo comporta grandissime responsabilità, però porta anche delle certezze. Come questo nel conto finale servirà non so. Ma ognuno di noi deve fare più affidamento sulla misericordia di Dio che sul proprio libretto di lavoro, almeno io penso così». E il processo, come entra in questo conto? «Io penso che non mi hanno fatto male».

Chi non gli ha fatto male? Loro. Gli accusatori, i pentiti, i probabili congiurati. Undici anni travolti, ma alla fine non gli hanno fatto male, entrano anch’essi nel libro mastro dove la voce decisiva è misericordia. Anche se alla fine, il 15 ottobre del 2004, il primo accusatore, Gian Carlo Caselli ha insistito: «Però è stato mafioso». Anche il giorno dopo la morte ha insistito: «Era colpevole. Reato prescritto». Non basta più neanche essere assolti per essere liberati dalla colpa. Eppure Andreotti insiste, mi dice ancora, con quella sua testa da capo Sioux: «Non mi hanno fatto male, è stato utile, forse necessario».

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21 Commenti

  1. Marco says:

    Ah ahahah ahahah ahhaha ahha ahah ahhahha hahah ahahhah

  2. Annarosa says:

    Io non sono in grado di dare un giudizio sulla sua corresponsabilità in tutto ciò di cui viene accusato, da cui è stato prosciolto o da cui non lo è stato. I giudici trovano una “verità processuale” che difficilmente collima con la “verità fattuale”: di questo sono certa e quindi, nella mia ignoranza nel merito, non so dare un giudizio che valga qualcosa. Quello che mi dà davvero fastidio è che, in ambito cattolico, si continua a dimenticare quella grandissima responsabilità che come politico cattolico Andreotti ha avuto nella storia dello Stato italiano: la firma per la promulgazione della legge 194/78. Ora, se vogliamo essere giusti, o diamo un giudizio su questo fatto (che non riguarda solo lui ma anche un Presidente della Repubblica e altri ministri dichiaratamente cattolici) misurandolo con l’obbligo di chi è Cattolico di NON essere responsabile di leggi contro il Diritto Naturale (e i famosi Principi non Negoziabili) oppure assolviamo a priori – per esempio – Letta quando si ritroverà a firmare, se il Parlamento la voterà, una legge sul “matrimonio omosessuale”. O i PNN valgono per tutti oppure sono una indicazione vaga che non vale davvero per nessuno. Poi, ovviamente, con il Padre Eterno e la Sua Giustizia e Misericordia se la vedrà lui, ma un giudizio umano sul quel fatto politico ci deve essere e deve essere chiaro. Vorrei sentirlo anche su queste pagine.

    • Marco says:

      Cara Annarosa, chi ha una posizione di fede, ragionevole, pacata, e lucidamente obiettiva come la tua, in questo blog viene insultato e fatto fuori. I post degli ultimi giorni lo dimostrano. Ci sono decine di altri siti di ispirazione cattolica più avvezzi al confronto.
      Qui dentro i cattolici non vogliono sentire parlare di obblighi propri, ma generalmente di obblighi degli ‘altri’.
      Per quel che mi riguarda sono completamente d’accordo con te. Inoltre, si sta sottovalutando l’importanza del messaggio di questo assolvimento a prescindere.
      Il tema è confrontare grandi politici e piccoli cattolici; poi ognuno decide quale dei due lati gli interessa di più. Basta riconoscerlo.

      Ricordo che comunque si sta commentando Renato Farina.

      • Paolo says:

        Scusa Marco, ragionevolmente, pacatamente e lucidamente, quali sono i post degli ultimi giorni che dimostrano quello che tu dici?

      • Su Connottu says:

        Marco, lei è veramente il mago del cerchiobottismo:
        – in un post sberleffo e dileggio totale, in un altro post richiamo alla pacatezza, alla ragionevolezza, alla obiettività.
        – all’interno dello stesso post, il top dell’auto-avvitamento, ditino alzato verso i “cattolici” che parlano di obblighi altrui, cioè esattamente ciò che sta facendo lei.
        In questi due giorni, seguiti alla scomparsa di Andreotti, lei, Fds, Tiziano, Gianni Rosso e il resto della banda bassotti avete allestito un mini tribunale da cui vi siete sentiti in diritto di somministrare sprezzanti giudizi sul piano politico, umano e cristiano ad Andreotti e a tutti quelli che capitavano a tiro.
        Passi l’analisi politica, su cui peraltro avete dato prova di una superficialità imbarazzante, ma la domanda che supera la mia modesta intelligenza è: chi cazzo siete voi per attribuire ad altri patenti di buono e cattivo cristiano, piccolo o grande cattolico?
        Volete farci capire quanto voi siete più umani, più giusti, più puliti e più cristiani degli altri?
        Ma allora, proprio perchè siete più puri e più giusti e più cristiani degli altri, accettate anche, serenamente e sportivamente, di essere mandati pacatamente a zappare, farisei dei miei stivali.

        Con cordialità, pacifismo ed ecumenismo da parte di un cristiano con la c minuscola 🙂

        • Monica says:

          Intanto nessuno ha ancora risposto ad Annarosa…..bah! Tutti bravi a chiudere gli occhi quando ci sono troppe cose evidenti! “Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità, poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore”!

          • Tiziano says:

            Appunto

          • Su Connottu says:

            Monica, provi a rispondere lei e ci illustri queste evidenze.
            A proposito di osservazione, lo sa che le risposte sono già ben presenti negli articoli e nei post dedicati all’argomento? Basta osservare, appunto. Si applichi 😉

          • Paolo says:

            Per quanto mi riguarda Annarosa ha completamente ragione e infatti alla fine ci tiene a sottolineare che “con il Padre Eterno e la Sua Giustizia e Misericordia se la vedrà lui” (chissà che non abbia diversamente riflettuto negli ultimi anni su quella vicenda).
            Chiarito questo, condivido altrettanto completamente il commento di Su Connottu

      • Gianluca Mariani says:

        Devo dedurre che lei non ha “una posizione di fede, ragionevole, pacata, e lucidamente obiettiva”, visto che su questo sito continua liberamente a dire la sua su quello che le pare?

        Se vi sono “decine di altri siti di ispirazione cattolica più avvezzi al confronto” cosa la spinge a continuare a leggere e commentare le notizie su questo sito?

        La sua idea di confronto è rappresentata dalla risata beffarda al commento? O dai giudizi spietati sui cattolici (che lei quindi deve conoscere uno per uno) di questo sito che “non vogliono sentir parlare di obblighi propri, ma generalmente di obblighi degli altri”? O dalla sua chiosa sprezzante con quel “ricordo che comunque si sta commentando Renato Farina”?

        Devo confessarle che mi colpisce l’esempio della delicata correzione fraterna da lei applicata ai suoi simili, del modo umile con cui sa individuare i “piccoli cattolici”, della certezza serena con cui sa distinguere colpevoli e innocenti. Beato lei che è così avanti nella fede ed è arrivato a questo grado di perfezione!

        Sarebbe davvero meschino prendere a pretesto una qualche notizia a caso per dare sfogo – chessò – al proprio livore, magari nato da vicende personali che ci hanno ferito.

        In merito a quanto scrive l’altra lettrice, mi verrebbe di pensare che bisogna essere cauti: andrebbero conosciute in modo non superficiale e nel loro complesso le vicende di quel periodo.

        Andreotti potrebbe aver commesso un grave errore ratificando quella legge; magari invece – è un’ipotesi – potrebbe aver ratificato quella legge per scongiurare un danno più grande provocato dall’approvazione di una legge ancora peggiore (come ha insegnato Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Evangelium vitae a proposito del caso in cui non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista già in vigore o messa al voto: «un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica»).

        Un po’ come avvenne tentativamente per il referendum sul divorzio, dove la proposta di Andreotti era quella di un quesito che ammettesse il divorzio nei matrimoni civili e NON nei matrimoni religiosi.
        Mentre altri tra i cattolici spinsero – ingenuamente, irrealisticamente o consapevolmente – a tutti i costi per il “tutto o niente” con il risultato che ne seguì.

        Da ultimo le vorrei ricordare che se la Chiesa fosse fatta di uomini senza peccato non ci sarebbe sicuramente posto né per me né per lei. Grazie a Dio sono invece proprio i peccatori i primi che accoglie ed abbraccia.

        • Su Connottu says:

          Gianluca,
          innanzitutto grazie per l’ultimo paragrafo, che provo a ricordare a me stesso continuamente.
          La tua nota sull’enciclica, che non ricordavo, non ha bisogno di ulteriori commenti.
          Mi permetto solo di aggiungere, a titolo di cronaca, che la suprema corte aveva già decretato l’incostituzionalità della norma che puniva penalmente l’aborto volontario.
          I radicali si lanciarono subito nell’organizzazione del referendum, sull’onda emotiva di quello per il divorzio, che sfumò, momentaneamente, per le continue crisi di governo.
          La rinuncia da Andreotti avrebbe significato la semplice abrogazione della norma penale e quindi:
          – niente consultori
          – niente tutela dell’obiezione di coscienza
          – niente limiti di età per l’aborto non terapeutico (anzichè 90 giorni)
          Andreotti ha contribuito a evitare il sacrificio di qualche migliaio di bambini, approssimando per difetto

          • Paolo says:

            Mi sembra di poter affermare che, ragionevolmente (ma anche pacatatamente) e con lucida obiettività dall’esito del confronto risultante dagli ultimi post devo onestamente rivedere il mio giudizio un po troppo perentorio (vedi sopra) per cui non mi sento più così d’accordo con Annarosa.
            Le ironie sono tutte x l’amico Marco che comunque ringrazio poichè la sua provocazione è stata suo malgrado utile x un confronto (a cui notoriamente siamo poco avvezzi) e conoscere aspetti che forse sia io che Marco non conoscevamo. Giusto Marco??
            A tale proposito ringrazio anch’io sia Gianluca che Su Connottu

          • grazie Connottu per questo tuo contributo… non avevo considerato la questione specifica sotto questo aspetto… ci rifletto.

    • Su Connottu says:

      Annarosa,
      la risposta alle sue perplessità è semplice e la può trovare, spiegata, in due testi: un manuale di diritto costituzionale e un vangelo (Lc 20,20-26).
      Nel cercare di essere fedeli ai due testi, lo ammetto per inadeguatezza mia personale, potrebbe verificarsi una distanza molto difficile da colmare, e lì in mezzo si gioca la libertà della persona. Questo vale per Letta e i matrimoni gay, in ipotesi.
      Per Andreotti e la 194 lei dovrebbe cortesemente riprendersi in mano anche un testo di storia contemporanea, della matrice ideologica che lei preferisce. Perchè, così come la pone, anche la domanda è sbagliata. Io non so se Andreotti ha fatto bene o male a non dimettersi il 22 maggio 1978. Non lo so perchè non sappiamo cosa sarebbe successo se lo avesse fatto. Anche se io un’idea me la sono fatta, abbastanza precisa, e dico che ha fatto bene a non dimettersi. E questa idea me la sono fatta anche per via del vangelo (Mt 25,14-30), oltre che dal cercare di conoscere gli accadimenti di quel periodo.
      Ma questo è secondario. Quello che non è secondario è che né io, né lei, né alcun altro può far derivare un giudizio di buono o cattivo cristiano, per Andreotti, a partire da questa circostanza.
      Per il resto concordo sulla sua considerazione ultima sulla misericordia di Dio. Visto che anche lei concorda con la sua affermazione, provi ad esserne logicamente conseguente 🙂

      • annarosa says:

        Io non dò nessun giudizio sulla “persona” Giulio Andreotti cosa che, ripeto, spetta al Padre Eterno e che non terrà certo conto solo della vicenda che ho tirato in ballo. Mi permetto però di darlo sul “politico cattolico” Giulio Andreotti. E, almeno su quella firma, in questa veste ha senza ombra di dubbio sbagliato. “Ma la responsabilità coinvolge anche i legislatori, che hanno promosso e approvato leggi abortive e, nella misura in cui la cosa dipende da loro” (Evangelium Vitae 59)

        • Su Connottu says:

          Annarosa, mi sembra che ne stia facendo una questione di etichetta, di bon ton.
          Vede, proprio quel passo dell’enciclica, unitamente a quello citato da Gianluca, “scagionano” Andreotti. Non in astratto, ma alla luce di quanto è successo in quei mesi.
          Conosce la biografia di San Giovanni Bosco? Non approfondisca, potrebbe inorridire 🙂

    • Renato Farina says:

      Cara Amica! Criticai sul “Sabato” molto duramente quella firma di Andreotti, contrapponendola al rifiuto di re Baldovino che, pur di non dare il suo assenso ad un “crimine abominevole” (Gaudium et Spes) si dimise per un giorno. A quei tempi, 1979-1980, Andreotti rispose che quello del re del Belgio gli pareva sì un gesto simbolico, ma in fondo transitorio, in fondo comodo. Più tardi, quando lo frequentai di più, si disse profondamente pentito di aver avallato una legge genocidiaria. Lo ammise anche in pubblico. Mi confidò che riteneva le accuse di mafia e altri attacchi da lui in coscienza ritenuti ingiusti, una pena in vita di quel tradimento. Cercherò le dichiarazioni pubbliche di Andreotti, ma credo stiano anche nel mio libro sui dieci anni trascorsi con lui. Di certo Andreotti se ne dichiarò colpevole con Madre Teresa e con Giovanni Paolo II.
      Non dimentichi mai però che sono pur sempre Renato Farina

  3. giuliano says:

    tutti sapete che le accuse ad Andreotti, erano fasulle:
    1) è stato dichiarato mafioso su dichiarazione di un pentito senza alcuna prova
    2) è stato accusato dal compagno magistrato Caselli che ha accettato le dichiarazioni del pentito rifiutando le prove a difesa dell’imputato
    3) è stato accusato, all’improvviso quando era la culmine la campagna mani pulite per delegittimare tutta la DC
    4) nel codice penale il mafioso è perseguibile se fa azioni criminose, mentre l’orrenda legge Mancino ha introdotto il “concorso esterno ad associazione mafiosa” che è una legge, tipica delle dittature, che mette in galera anche se tu conosci uno che è mafioso o perché se un parente
    5) dopo 10 anni di non prove si sono dovuti arrendere all’evidenza, cioè di innocenza, ma poiché i rossi sono dei vermi per natura, hanno trasformato l’assoluzione piena in una “prescrizione”, solo per salvare la faccia del compagno Caselli e del compare Violante

  4. Gatt says:

    comunque Farina che dice che Andreotti non aveva segreti è come se Chico dicesse che Groucho non aveva senso dell’umorismo: una grande battuta.

  5. Serena S says:

    “Mia dolcissima Noretta,
    dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo e incredibile comportamento. È sua va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. È poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati dalle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in un’unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.”

    • Su Connottu says:

      È giusto ricordare Aldo Moro nel 35o anniversario della sua morte. E credo che Andreotti si sia trascinato il tormento di questa tragedia con ben più sofferenza rispetto alla firma sulla 194.
      Detto questo, Serena, lei forse sa benissimo che sull’autenticità di quelle lettere c’è un dibattito tuttora irrisolto e che nessuno, tranne i brigatisti, le ha utilizzate come arma politica contro avversari. E spero nemmeno lei.
      Come sopra, chi è perfetto ha il diritto di sparare il primo colpo. Io non ho diritto.

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