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Il paradossale ultra-clericalismo di certi fan del “cambiamento”

luglio 31, 2017 Luigi Amicone

Per Andrea Riccardi la mancata approvazione dello ius soli segna «la sconfitta dei cattolici». Condannati ai ruoli della pura «testimonianza». Addirittura

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Andrea Riccardi, pastore laico e primo diplomatico dell’ambasciata di Sant’Egidio in Roma, è molto preoccupato. Dice che la mancata approvazione dello ius soli segna «la sconfitta dei cattolici». Addirittura. Riccardi è irritato. Dice che a causa della mancata approvazione di quella legge «i cattolici rischiano l’irrilevanza». Condannati ai ruoli della mera «esortazione» e della pura «testimonianza». Addirittura. Il che fa supporre che se lo ius soli fosse stato approvato i cattolici sarebbero qui a inscenare feste e balli in onore della ritrovata egemonia. Ma di cosa stiamo parlando? In che paese sogna di vivere Riccardi? In effetti irritazione e confusione dominano la scena. Tra cattolici e non. Sono gli italiani che sembrano sconcertati anche a causa della repentina scomparsa di un elementare realismo in casa cattolica. E dire che alla gran scuola dei maestri gesuiti il realismo è sempre andato di pari passo con la virtù della prudenza.

“Molto ascoltare, molto dissimulare, poco correggere”, dicono che sia il segreto degli alti ufficiali della Compagnia. Tant’è, papà Francesco insegna. Sul suo conto ne han dette di tutti i colori e, infine, hanno scomodato da morto pure Martini per insinuare che il gesuita di Milano nel conclave che elesse Ratzinger scongiurò i cardinali di non votare Bergoglio, altrimenti ci sarebbero voluti altri cent’anni ai gesuiti per riconquistare il loro buon nome. Una fesseria ovviamente. Ma è tale il livello di incanaglimento entro una stessa comunità di gente messa insieme dal Battesimo cristiano, che non sorprende più il terribile richiamo che una volta fece papa Ratzinger ai vescovi supplicandoli «almeno» di «non morderci come cani». Oggi ci si morde peggio dei cani. Però l’idea che il cambiamento nella Chiesa derivi dall’innesco di “processi” invece che di “avvenimenti”, questo in effetti è preoccupante. I “processi” implicano scienza e strategia. Ma nelle cose umane non funziona così. E non funziona neanche la scienza e strategia dell’ortodossia dogmatica. Müller l’ha messa giù troppo dura. Non si fa i primi della classe e non ci si loda per imbrodarsi. Sotto questo profilo una ennesima lezione di astuzia viene da papa Bergoglio. Che non ha concesso nessuna illazione e non ha replicato alla scomposta irritazione del disarcionato capo della Congregazione della Dottrina per la fede.

Lo sfogo di Spadaro
Altra irritazione confusa l’ha dimostrata il buon padre Antonio Spadaro. Che per attaccare il clero renitente e la base cattolica antipatizzante con il nuovo corso in Vaticano è arrivato all’esagerazione scapigliata di qualificare il feeling tra evangelisti e ratzingeriani americani come «ecumenismo dell’odio». Stimando opportuno paragonare il fondamentalismo dei telepredicatori americani a quello dei tagliagole dell’Isis. Una enormità sconfessata dai fatti prima che dal ridicolo. Bisogna andarci piano con le similitudini. E comunque no. Non si è mai visto un predicatore del “Vangelo della prosperità” incitare allo sgozzamento dei non cristiani e nessun pentcostale fan di Trump ha mai detto che bisogna mozzare le lingue degli eretici, neppure quelle dei teologi della liberazione. Com’è che uno spirito poetico che per molti anni si dedicò alla più sofisticata e pregnante interpretazione della letteratura americana e che ci ha fatto commuovere presentandoci in maniera sublime la poesia del confratello Hopkins, oggi che è direttore della Civiltà Cattolica ci offre prova di occhiuto e spigoloso tutore dell’ordine, insofferente a ogni conversazione e animoso fino all’inquisizione? Non esistono uomini della provvidenza. Ma esiste una provvidente diplomazia, sostiene il gesuita capo di Civiltà. A questo sarebbe chiamato il cristianesimo: a servire il servizio. Però anche Riccardi dice: rischiamo di ridurci a irrilevanza, tra esortazione e testimonianza. Non ci dica Spadaro che considera Sant’Egidio un imbroglio clericale.

Intanto Riccardi ha appena fatto, a spese della Merkel, un bel raduno in Germania di colletti bianchi ell’ecumenismo. In effetti con la crisi dei movimenti una volta definiti da Giovanni Paolo II «coessenziali» alla vita della Chiesa, metà della coessenzialità è venuta a mancare. Sono tornate in grande spolvero l’uggia, la petulanza e la polvere clericale. Intellettuali che mettono cappello a un autoritarismo speculare a quello preconciliare. Reddituari della posizione di diplomatici petrini che lamentano di essere rimasti soli e incompresi dal popolo. D’altra parte è proprio così: quando ci si dimentica in che paese il corpo storico di Cristo ha scelto di porre la propria Santa Sede e si sogna un altro mondo possibile fuori da ogni realtà, un velo di irritazione scende e grande è la confusione anche in cielo. Dunque, la situazione è eccellente.

Foto Ansa

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