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Ichino (Pd): «L’evasione fiscale può essere sconfitta in tre mesi»

settembre 2, 2011 Massimo Giardina

Il senatore del Pd Pietro Ichino critica a Tempi.it lo sciopero della Cgil, la manovra e il modo di agire del governo, proponendo un modo per azzerare l’evasione fiscale in tre mesi: «Il governo sta dando l’impressione di improvvisare, è sconcertante. La Cgil non otterrà nulla con lo sciopero. Per l’evasione la soluzione è il Bancomat»

Il senatore Pietro Ichino, tra i più autorevoli esperti di welfare, esprime a Tempi.it il suo giudizio negativo nei confronti dello sciopero indetto per il prossimo 6 settembre dalla Cgil. Si rivolge al governo in modo molto critico affermando che «sta dando la sconcertante impressione di improvvisare». Il politico del Pd propone delle soluzioni tempestive e originali: abolizione delle pensioni di anzianità, estensione a tutti i lavoratori del regime contributivo e preparazione di un nuovo Codice del Lavoro semplificato, ma in particolare caldeggia un deciso intervento sull’economia sommersa. Come? Con il Bancomat.

L’accordo di Arcore che aveva come tema dominante la riforma pensionistica è saltato. Che cosa ne pensa?
L’impressione che il governo sta dando è quella di improvvisare e questo è sconcertante: una ridda di misure vengono proposte un giorno e ritirate il giorno dopo, per essere sostituite con altre. Non è certo in questo modo che potremo riconquistarci la fiducia dei mercati internazionali. Osservo, poi, che una valutazione politica non può essere espressa sulle singole misure proposte, separate dal contesto. L’intervento di riduzione della spesa su una categoria deve essere paragonato ad un principio di equità nei confronti di altre riduzioni che colpiscono altre categorie.

Per quanto riguarda gli interventi sullo Statuto dei lavoratori, il governo sembra aver fatto un passo indietro rispetto ai proclami d’agosto. A suo giudizio, l’esecutivo su cosa non dovrebbe mollare la presa in merito ai temi del lavoro?
L’articolo 8 del decreto-legge va riscritto da cima a fondo. Non si può delegare in blocco la riforma del diritto sindacale e del lavoro alla contrattazione aziendale: in questo modo si producono soltanto dei pasticci. Mi stupisce molto che Confindustria, Cisl e Uil non se ne siano accorte subito. La riforma è necessaria e urgente. Occorre un disegno organico, anche nel segno di una drastica semplificazione della legislazione in materia di lavoro. Nello stesso tempo, il legislatore dovrebbe sapersi confrontare con le parti sociali ma anche assumersi la piena responsabilità delle scelte. Per quel che mi riguarda, con i disegni di legge n. 1872 e 1873/2009 ho indicato come potrebbe essere redatto un nuovo Codice del Lavoro semplificato, sostitutivo di cento leggi oggi in vigore, realmente applicabile in modo universale a tutto il lavoro dipendente. È solo così che possiamo proporci di superare il regime attuale di vero e proprio apartheid tra protetti e non protetti nel mercato del lavoro.

E in materia di pensioni?
Occorre innanzitutto estendere il regime “contributivo” introdotto dalla riforma Dini del 1995, valida solo per i lavoratori che hanno incominciato la carriera dopo il 1978, anche a coloro che hanno incominciato prima l’attività lavorativa. Come seconda cosa, bisogna abolire gradualmente, ma rapidamente, le pensioni di anzianità. Quando dico rapidamente, intendo in tre o quattro anni. Così facendo, almeno la metà dei risparmi ottenuti può essere destinata a garantire una decente continuità contributiva alle generazioni più giovani, che altrimenti si troveranno ad avere pensioni da fame.

La Cgil ha indetto uno sciopero generale per il 6 settembre. Le critiche sono state molte, soprattutto dagli altri sindacati. Qual è il suo giudizio?
I motivi della protesta della Cgil mi sembrano troppo incentrati sulla difesa dell’esistente: qui c’è poco da difendere. Quanto allo strumento della protesta, in qualità di iscritto alla stessa Cgil non condivido la scelta dello sciopero a causa del suo carattere non unitario e per la sua inidoneità a produrre, sia pure solo in parte, il risultato voluto. In altre parole, anche guardando alla questione dal solo punto di vista degli interessi dei lavoratori che fanno riferimento alla Cgil, mi sembra che il rapporto costi-benefici di questo sciopero sia sfavorevole.

In questo momento di crisi causata dal debito pubblico e dalla necessità di pareggio di bilancio, sarebbe opportuno introdurre l’Ici per i sindacati? Come considera l’introduzione di norme che eliminino i privilegi di cui godono i rappresentanti dei lavoratori?
In una situazione di stretta drammatica si può anche decidere di introdurre l’Ici a carico delle organizzazioni no-profit; ma in tal caso la misura dovrebbe riguardare anche le istituzioni religiose. Niente da obiettare. Osservo solo che ci sono anche molte altre misure assai più efficaci per il pareggio di bilancio e l’abbattimento del debito pubblico: la dismissione delle partecipazioni pubbliche in una miriade di imprese, incominciando da Eni – dove basterebbe che lo Stato conservasse una partecipazione di controllo – e Rai, fino alla miriade di partecipazioni regionali, provinciali e comunali. Altro punto che potrebbe generare alle casse dello Stato molta liquidità riguarda la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico male utilizzato: basti pensare ai valori enormi immobilizzati per il demanio militare nelle zone centrali delle nostre città. Oltre a questo, va ricordato la messa a gara delle frequenze televisive e delle concessioni per gli stabilimenti balneari su tremila chilometri di coste. Ma la regina delle misure da adottare è un’altra ancora.

Quale?
L’eliminazione dell’evasione fiscale e il lavoro nero nel giro di tre mesi. Sarebbe possibile dotando gratuitamente tutti i cittadini di un conto corrente e di una tessera Bancomat e tutti gli operatori economici di un terminale mobile “pos” (point of sale), vietando severamente i pagamenti in contanti superiori ai 100 euro e riducendo corrispondentemente la circolazione di contante. Banche e Poste, grazie al notevole vantaggio che avrebbero in termini di liquidità generato dall’aumento dei depositi, si accollerebbero volentieri il costo della generalizzazione del servizio. Certo, la fase di avvio comporterebbe qualche disagio, ma se la cosa venisse presentata bene dal Governo, spiegando che questo è l’unico modo per guarire davvero la piaga dell’economia sommersa, e se venisse accompagnata con una riduzione automatica delle aliquote Irpef e Iva, in corrispondenza con l’aumento del gettito fiscale che ne deriverebbe, sono convinto che una larga maggioranza degli italiani la accetterebbe. A questo serve la buona politica.

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