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Hart, il segreto per diventare il migliore ha un nome italiano: Battara

ottobre 22, 2012 Emmanuele Michela

L’emblema della vittoria del City sul Wba sta tutto nella manona aperta di Joe Hart sulla rovesciata di Lukaku: il tempo è agli sgoccioli, il continuo capovolgersi di fronte anima un match parcheggiato sull’1-1 per le reti di Long e Dzeko, la giovane punta belga prova un potente colpo a sorpresa. Ma il portierone inglese […]

L’emblema della vittoria del City sul Wba sta tutto nella manona aperta di Joe Hart sulla rovesciata di Lukaku: il tempo è agli sgoccioli, il continuo capovolgersi di fronte anima un match parcheggiato sull’1-1 per le reti di Long e Dzeko, la giovane punta belga prova un potente colpo a sorpresa. Ma il portierone inglese vola a dirgli di no, compiendo una delle parate più belle della giornata. Il resto è cronaca: i Baggies battono male il corner, il City ribalta velocemente l’azione con Aguero che serve in mezzo Dzeko, freddo a fulminare Foster per un incredibile 2-1.

SUPERMAN CONTRO IL BORUSSIA. La parata di sabato è stata l’ennesima prova del valore di Hart, la risposta più azzeccata ai maligni che ancora gli rinfacciavano il gol subito mercoledì a Varsavia in Nazionale. Non ne aveva bisogno il portierone del City: quell’uscita errata è stata un piccolo incidente di cammino, nulla in confronto a quanto finora Hart ha fatto vedere. «For me best keeper in the world» twittava qualche settimana fa l’amico-rivale Wayne Rooney, senza parole di fronte alla marea di interventi decisivi che il portiere snocciolava uno dietro l’altro in quella magica serata di Champions contro il Borussia. 11 parate, le hanno contate, una più bella dell’altra: se non era per lui il City sarebbe andato incontro a una batosta colossale, e qualcuno non si fece problemi a definire la sua partita «la miglior prestazione mai vista fatta da un portiere». La foto che immortala uno dei suoi voli di quella sera è lì a ricordare che in un grande club non basta avere un’infinita sfilza di top player pagati profumatamente, ma per vincere serve tutta l’esplosività di questo ragazzo cresciuto ai confini tra Conference e Football League e fattosi le ossa attraverso una sana trafila di prestiti. Mancini ringrazia, si coccola quel fenomeno e gongola per l’avveduta mossa di scegliersi un bravo preparatore dei portieri, rigorosamente italiano.

LA FAMIGLIA BATTARA. Si chiama Massimo Battara, ex-portiere con quasi 100 presenze in Serie B e figlio d’arte: suo padre Piero ha difeso la porta di Vicenza, Sampdoria e Bologna, tra anni Sessanta e Settanta. Proprio ai liguri è maggiormente legato il nome di quest’ultimo, avendo svolto anche il ruolo di preparatore nell’anno dello Scudetto doriano: qui deve aver conosciuto Mancini e qui è diventato famoso per aver puntato forte su Pagliuca, convincendo la società blucerchiata a tenerlo quando era destinato a finire in prestito in C. «Tra dieci anni sarà il migliore d’Italia» disse al presidente Mantovani. Singolare pensare che l’occhio lungo di Piero con Pagliuca fu lo stesso che il figlio Massimo ebbe più di vent’anni dopo con Hart, nell’estate 2010 al City. Mancini e Battara sono da un anno a Manchester, il titolare dei Citizens pare il fortissimo Shay Given e mentre a Hart sembra spettare il ruolo di riserva, dopo un discreto prestito al Birmingham. Invece, ecco la scelta più inattesa: in panchina ci finisce l’irlandese, in campo l’inglese, che per tutti i mesi lontano da Manchester è stato seguito e osservato da Battara. «Roberto si era trovato nella stessa situazione all’Inter, con Toldo e Julio Cesar», racconterà mesi dopo il preparatore. «Prese Julio Cesar che era appena stato in prestito al Chievo e lo mise titolare. E ora Julio Cesar è uno dei migliori portieri in circolazione». Il Mancio si fida ciecamente di lui, avendolo voluto al suo fianco fin dai primi mesi di panchina alla Fiorentina: voleva il padre Piero, che però aveva detto basta col calcio. Così s’affidò al figlio. I suoi metodi si basano su allenamenti molto intensi, con grandissima attenzione alle palle alte, al bloccaggio della sfera, ad attaccare sempre il pallone.

SCUOLA INGLESE. Strana terra l’Inghilterra. Gli inventori del calcio non hanno mai avuto grandissimi portieri: in tanti ricordano Gordon e Shilton, protagonisti decenni fa di grandi successi made in Uk, (il primo vinse il Mondiale del ’66, il secondo parava per il grande Nottingham Forrest di Clough). Poi ci sarebbe poco altro, se si considera che dietro di loro viene citato il buon David Seaman, ottimo portiere sì, ma mai del tutto convincente. Dopo di lui la Nazionale ha vissuto un difficile decennio, alternando James, Robinson, Carson, Green. Non ha una grande scuola di portieri la Gran Bretagna, ma con il portiere del City forse è arrivata un’inversione di tendenza. «Immagina di avere una Ferrari. In Italia diciamo: “Non puoi guidare una Ferrari come guideresti una 500″. Capisci?», le potenzialità di Hart sono chiare a Battara. «Joe è una Ferrari e voglio che lui scopra a fondo tutte le sue potenzialità. Voglio vedere quando in alto riesce ad arrivare, i suoi limiti sono decisamente alti. Può davvero diventare un campione».

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2 Commenti

  1. Hansen88 scrive:

    Eddai, Ray Clemence non era così male…

  2. francesco taddei scrive:

    Hart si ricorda qualche volta in pubblico di ringraziare Battara?

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