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Giappone. A Nagasaki un museo racconterà le storie dei “cristiani nascosti”, che tramandarono la fede di padre in figlio

maggio 17, 2014 Redazione

A causa delle persecuzioni erano stati uccisi tutti i sacerdoti. Per questo trasmisero il battesimo di padre in figlio. Ecco chi sono i “Kakure Kirishitan”

Li chiamano “Kakure Kirishitan”, cristiani nascosti, perché per due secoli hanno coltivato la loro fede in via clandestina, in un Giappone che ha fatto di tutto per perseguitarli. A 150 anni dalla loro “riemersione”, nella città di Nagasaki nascerà il prossimo gennaio un museo che ricorda la testimonianza di fede di questi credenti, su iniziativa di un’editrice, la 66enne Chiyoko Iwanami, che già in passato ha raccontato le vicende della Chiesa in Giappone.

I SIMBOLI SACRI. La struttura sorgerà nel distretto Heiwamachi di Nagasaki, in un edificio di 140 metri quadrati in una zona vicina alla cattedrale di Urakami e al museo sorto per ricordare il bombardamento del ’45. Come spiega AsiaNews, la scelta non è casuale: «Moltissimi cattolici morirono durante il bombardamento, e questo ha creato una dispersione della memoria dei Kakure Kirishitan», afferma la Iwanami. «Voglio mostrare alla gente quanto sia difficile proteggere la propria fede se non c’è libertà religiosa».
Nelle sale troveranno spazio medaglie e icone religiose: tutti oggetti particolari, che uniscono i simboli cristiani a quelli buddisti. Un’eredità di un’epoca in cui i fedeli erano rimasti senza preti e, per pregare senza essere scoperti, nascondevano le croci dietro ai Buddha, oppure s’affidavano alla “dea” Cannon, simbolo del Buddha misericordioso assai simile alla Madonna.

LE PERSECUZIONI. Lo scorso gennaio anche papa Francesco ha ricordato i “Kakure Kirishitan” nel corso di un’udienza generale. Il Pontefice ha spiegato il valore del battesimo proprio attraverso le storie di questi cristiani: tra Seicento e Ottocento hanno portato avanti il proprio legame con Cristo, battezzandosi clandestinamente di padre in figlio. Di sacerdoti sull’isola non ce ne erano, erano stati tutti espulsi o uccisi. Prima sotto lo shogunato Hideyoshi, poi con i Tokugawa, la Chiesa, vista come un braccio dell’Occidente per entrare nell’isola, fu perseguitata: tanti furono i martiri (26 nel 1597, altri 188 degli anni successivi), diverse le comunità familiari che si nascosero e portarono avanti la loro fede in clandestinità. Quando nell’Ottocento il Giappone riaprì i suoi porti ai missionari francesi, padre Petitjean, uno di loro, si stupì per la messa del Venerdì Santo del 1865: attorno a lui c’erano quasi diecimila fedeli, che avevano tramandato il loro credo di padre in figlio, per due secoli.

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2 Commenti

  1. EquesFidus scrive:

    La vicenda del bombardamento di Nagasaki è piena di punti oscuri, che forse non saranno mai spiegati del tutto ma che gettano delle ombre inquietanti sugli interessi e sui moventi dell’attacco. Anzitutto, perché sganciare un secondo ordigno nucleare dopo solo tre giorni dal primo su Nagasaki, per giunta ben più potente del primo (si parla di 21 Kilotoni contro 15)? E, soprattutto, perché proprio sulla città più ricca di cristiani del Giappone? Perché non Tokyo o quantomeno altre cittadine parimenti popolose, come era stato previsto per successivi attacchi? Perché proprio quella, rinomata e ben conosciuta in Occidente proprio per la sua fiorente comunità cristiana (composta per giunta quasi esclusivamente da cattolici), e che dopo l’attacco nucleare sarà dispersa e perderà parte della propria memoria culturale? Domande a cui, credo, sarà difficile trovare risposta; a tutto questo, inoltre, si aggiunge l’inquietante simbolo nella bandiera di Nagasaki, di cui non sono riuscito a trovare la data di fabbricazione ma che, in ogni caso, ricorda sospettosamente un pentacolo.

    • Piero scrive:

      In realta’, caro Eques, punti “oscuri” ce ne stanno pochi. Era tutto molto chiaro. Permettimi, ti prego, di chiarire i vari punti che tu hai elencato, sperando di esserti d’aiuto:

      1)perché sganciare un secondo ordigno nucleare dopo solo tre giorni dal primo su Nagasaki?
      Perche’ l’Imperatore non si era arreso, anzi il consiglio di guerra aveva decretato “fino all’ultimo uomo”. E questo gli USA non potevano permetterselo, di perdere 1.000.000 di uomini nell’invasione del Giappone.

      2)per giunta ben più potente del primo (si parla di 21 Kilotoni contro 15)?
      Perche’ la prima (Hiroshima) era all’URanio 235, questa era al plutonio, ottenuta mediante il collassamento di una sfera cava. Occorreva testare questa nuova possibilita’.

      3) E, soprattutto, perché proprio sulla città più ricca di cristiani del Giappone?
      Nagasaki era un obiettivo di riserva, l’obbiettivo primario della mission era Kokura, ma quel giorno era nuovoloso li’, e la missione richiedeva bombardamento a vista (anche se, alla fine, anche su Nagasaki si ricorse agli strumenti)

      4) Perché non Tokyo?
      perche’ a Tokyo gli avrebbe “fatto un baffo”, essendo gigantesca, ne avrebbe raso al suolo solo qualche quartiere. E occorreva, per la propaganda, la spaventosa impressione che “una sola bomba ha raso al suolo un’intera citta'”

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