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Formigoni a tempi.it: «Cosa ho da dire sull’amicizia con Daccò e Simone»

aprile 24, 2012 Roberto Formigoni

Lettera del presidente della Regione Lombardia ai lettori di Tempi. SimoneAmiconeCesana

Cari amici,

nessuno come questo giornale ha trovato le giuste parole per definire la montagna di diffamazioni che si stanno riversando sulla mia persona, il mio ufficio di rappresentante del popolo lombardo, i miei amici del movimento di Comunione e Liberazione.
Non ho niente da rimproverare ai magistrati, chiedo soltanto di fare bene e presto il loro mestiere.
La carcerazione preventiva quando è ingiustificata e i processi mass mediatici sono una barbarie italiana, da cui non riusciamo a liberarci, tant’è che, diversamente da quello che è successo molte volte nei tribunali, nei processi mass mediatici non ci sono mai innocenti: sono sempre tutti colpevoli, difetti e debolezze sono sempre reati.
Oltre ad annunciare agli amici e lettori di Tempi che il mio avvocato sta per depositare una serie di querele per diffamazione, colgo l’occasione per dirvi cosa c’è di reale in tutta la montagna di fango che mi è stata riversata addosso e che, cara Carla Vites, dovrebbe a tuo avviso provocare a Cl “un sussulto di gelosia per la propria identità”.

C’eri talvolta anche tu, in quelle vacanze al mare, in quelle cene e lo sai e l’hai anche detto tra le righe dei tuoi sfoghi alla stampa.
Nessun festino, nessuna occasione per tramare ai danni di chicchessia, nessuna riunione di affari.
Mi rimproveri di essere stato trascinato mio malgrado in vacanze spendaccione, nel lusso e nello sfarzo.
Scusate, plotone di esecuzione della stampa politicamente avversaria, non è un reato. Le spese delle carte di credito di Daccò sono elevate perché si riferiscono a conti collettivi. E se ci sono biglietti aerei e una settimana di vacanza alle Antille con cifre importanti, scusate tanto, non sono Brad Pitt ma me le posso pagare, me le sono pagate col mio stipendio.

Le ricevute dei rimborsi delle spese anticipate da Daccò? Non le ho tenute, le ho buttate; scusate, è un reato?
Scusate, esiste una legge che fa obbligo di tenere gli scontrini dei viaggi se questi viaggi non sono per lavoro, non vengono scaricati sulla Regione e, giustamente, rientrano negli affari del privato cittadino?
Carla, l’hai confessato tu, pur nella tua rabbia furibonda nei miei riguardi: niente stupidaggini lussuriose, niente combutte alle spalle del cittadino contribuente. Cara Carla, perché a scatenare la tua ira è bastata quella fotografia del Governatore “mollemente adagiato su un letto megagalattico del salone del Mobile”?
Faccio un brutto mestiere, lo sai, un po’ come il chirurgo che deve entrare in sala operatoria e andare avanti a operare anche la mattina in cui avesse saputo che un amico ha perso il lavoro, ha avuto un lutto o, come mi hai severamente richiamato tu, è stato arrestato.
Ti assicuro, quella foto al Salone del Mobile rende ragione al dovere che io ho, specie in questo frangente in cui le fabbriche chiudono e la disoccupazione brucia la vita di tante, troppe persone, di dare supporto, partecipazione e, diciamolo, anche immagine all’Italia che tira la carretta, che cerca di ripartire, che lotta per ricreare posti di lavoro.

E’ un delitto, secondo te, secondo voi, amici, che un Governatore accetti di farsi riprendere positivo e sorridente a simbolico sostegno in un salone dove si espone e si cerca di promuovere il lavoro delle nostre imprese in un momento in cui le imprese sono in crisi, l’esportazione langue e gli imprenditori suicidi non si contano più?
E’ un delitto che un Governatore accetti di mettersi in posa, anche per fotografie che sulle prime possono apparire ridicole, ma che servono a promuovere il lavoro dei nostri imprenditori, operai, la nostra gente che oggi fa fatica a produrre e a mantenere le fabbriche aperte?

Lo so che in un’altra dimensione, quella personale e prossima della nostra vita, la vicenda di Simone è importante almeno quanto il mio dovere istituzionale. E dunque, se anche nel mio tentativo di questi giorni – di fronte ad un bombardamento di domande in diretta con la redazione del Corriere della Sera e altrove – di difendere il buon operato e il buon nome della Regione Lombardia, trovi qualcosa di superficiale e affettato, mi scuso con te e con tutti gli amici.

E’ vero, Simone è mio grande amico da 40 anni. Come mio amico – da meno tempo – è Piero Daccò, sia pure, e su questo Piero so che ne converrà, in una dimensione che non è, non può essere quella con chi, come Antonio, ha condotto le battaglie umane, politiche e culturali di una vita.
Non ti voglio Carla, non vi voglio amici, star qui ad annoiare con la rievocazione degli anni Settanta, quando con Antonio si resisteva in università contro quelli che ci sprangavano (e guarda caso oggi sono qui a darci lezioni di buona educazione civica). Né rievocare i primi passi in politica, quando Antonio entrava in Consiglio regionale in Lombardia sostenuto dall’entusiasmo di decine di migliaia di compagni di università, ciellini e non. Quando io stesso, entravo al parlamento di Strasburgo con quasi mezzo milione di preferenze, evidentemente di popolo e non soltanto della gente del movimento.

E’ così, a un certo punto le nostre strade si sono divise perché Antonio fu spazzato via ingiustamente e ingiustamente recluso da inchieste che poi lo dichiararono innocente. Io salivo ai vertici della Regione Lombardia e ci sono rimasto in questi quasi vent’anni, non perché sono stato attaccato alla poltrona o a un ruolo, ma perché così, liberamente e democraticamente, la volontà popolare espressa a larghissima maggioranza degli elettori lombardi ha voluto che fosse.
In questi anni Antonio ha lavorato soprattutto all’estero e, come hai raccontato tu, ci si è incontrati talvolta durante le vacanze o a tavola, in quel posto dove ogni persona umana ritrova la convivialità.
Può qualcuno dire che in questa amicizia Antonio abbia approfittato, nella professione che poi ha svolto all’estero e nelle società che ha condotto con Piero, della mia posizione di potere?
Qualcuno lo ha detto, certi giornali scrivono che se uno fa il Governatore e i suoi amici si occupano anche di sanità, certo ci sarà del losco tra loro. Affarismo e familismo amorale, scrivono. Ebbene, la pensino come vogliono: se si trovasse quel che non c’è, e cioè che sono stato corrotto, con soldi o quant’altro; se si documentasse con una sentenza, non con le illazioni e le sole ipotesi d’accusa, che io ho fatto una sola cosa di ciò che mi addebitano aver fatto per distrarre uffici e denaro pubblico solo per fare un favore ad amici incapaci e incompetenti, ne pagherò tutte le conseguenze del caso.

Ma c’è un’altra e non meno importante dimensione della realtà, mia personale ma, soprattutto, sociale, comunitaria, civile, a cui devo anche qui ritornare e accennare, rimandando evidentemente altrove, in sede politica e di giudizio popolare, tutta questa vicenda. E la vicenda è questa regione italiana che, con tutti i nostri limiti e, mi auguro, la perfettibilità che noi o altri dopo di noi realizzeranno, è sotto tutti i profili una delle regioni, se non la regione come suggeriscono i dati complessivi, meglio amministrata in Italia.
Non voglio qui rinnovare l’elenco di quanto abbiamo fatto e volto in vento favorevole alla costruzione di più solidarietà, più uguaglianza, più progresso per i cittadini lombardi.
Però non voglio neppure sminuirla.

Guardate i saldi positivi e gli encomi internazionali della nostra sanità. Analizzate l’immenso sforzo profuso dagli amministratori di questa parte d’Italia per dare al proprio popolo libertà di scelta, di educazione e di cura, servizi più che decenti, costi contenuti dell’amministrazione, battaglie per il lavoro.
Ecco, cercate di analizzare punto per punto quanto è stato fatto dalla regione Lombardia in questi diciassette anni e provate a domandarvi se, in tutta onestà, non dovremmo andare più che orgogliosi, ripeto, dentro tutti i nostri limiti e perfettibilità, di quel pezzo di civiltà e di promozione umana e civile che abbiamo realizzato dentro uno stato che non raramente ci ha remato e ci rema contro, impedendoci la libertà di agire in comparti decisivi della società, sottraendoci risorse che in tante altre regioni sono invece state elargite a larghe mani, impedendoci di reinvestire in Lombardia il frutto dei sacrifici e del lavoro dei cittadini lombardi.
Esaminate con quanta generosità, come anche è stato ricordato su questo giornale, la Lombardia si è messa a disposizione e ha offerto una concretissima solidarietà alle regioni italiane più disagiate: ha fatto più la Lombardia, in termini di risorse e fondi attivati per il sud, che tutte le altre regioni d’Italia messe insieme.
Ripeto, non voglio qui ribadire quello che ogni cittadino informato e osservatore onesto sa e, spesso, troppo spesso, viene dimenticato o escluso dai riflettori per ragioni che ovviamente posso immaginare e che fanno riferimento alla barbarie con cui è condotta la lotta politica in questo paese.

Sfido i presunti puri che credono di sapere e promettere di fare meglio della Lombardia, a offrire ai propri occhi e a quelli dei loro eventuali seguaci, la radiografia scientifica di quanto è stato fatto in questi miei diciassette anni di governo di questa Regione.
Sfido a pubblicare i dati degli organismi indipendenti. I dati delle authority italiane e delle istituzioni internazionali al riguardo della Lombardia.
Sfido chiunque a comparare questi dati con la situazione del resto dell’Italia e a contestare la nostra eccellenza.
Sono a volte caduto e cado in qualche eccesso di narcisismo o di personalismo? E’ così. E allora?

C’entra qualcosa il mio personale modo di atteggiarmi, i miei limiti personali, i miei gusti o non gusti, con l’oggetto proprio della valutazione di un buono o cattivo amministratore?
Che cosa si deve giudicare: le mie camicie o i miei atti di governo?
Le mie giacche o le mie leggi?
I miei limiti di uomo o la mia concreta attività al servizio dei cittadini e il fatto che abbiamo reso questa Regione la più avanzata, moderna, efficiente in Italia?

Non vi fate accecare dal buono o cattivo gusto delle mie cravatte sgargianti, o dall’antipatia, o simpatia che un Presidente della Lombardia il cui temperamento e carattere può destare sentimenti quali che siano.
Giudicatemi sui fatti, soltanto sui fatti di quanto è stato realizzato in questa nostra terra lombarda.

E non soltanto da Formigoni, ma da una compagine di governo, dal Pdl alla Lega che, con tutti i difetti e i problemi giudiziari che adesso hanno alcuni dei suoi uomini, è lì, squadernata, osservabile, valutabile serenamente e spassionatamente da tutti coloro che sono realmente interessati a giudicare le cose per quelle che sono e non per quelle che vengono oggi rappresentate distorcendo, mistificando, cancellando i dati elementari della Lombardia motore economico, civile e di regione rinomata in tutto il mondo.
Naturalmente i tanti e vistosi risultati conseguiti sono anche frutto di uno straordinario coinvolgimento e collaborazione di migliaia di dirigenti e funzionari della Regione e del sistema regionale.

E riflettete serenamente sul perché, per quattro volte di seguito, il popolo lombardo ci ha riportato sugli scudi al governo di questa grande, grandissima regione.
Non sono inebriato dal successo.
Non sono avido di chissà quale altro potere.
Non ho fatto il Governatore per andare a Roma e preparare chissà quali altri trampolini di lancio.
Sono qui, al mio posto e alle mie responsabilità da quasi vent’anni, a sessantacinque anni.
Cosa credete che mi preoccupi alla mia età e dopo questa lunga cavalcata al servizio della gente?

Dice un salmo biblico, «gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, passano presto e noi ci dileguiamo». Non coltivo deliri di onnipotenza o di immortalità. Conto soltanto di aver servito il mio popolo con la coscienza di un incontro, di una educazione, di un affetto per Cristo, dentro l’umiliazione di tutti i miei tanti e tanti peccati.
Non sono un uomo perfetto, non sono un uomo sempre all’altezza dei miei amici e degli insegnamenti che ho ricevuto. Mi perdonerete, ma non direte mai che non è vero.

E così, debbo anche dirvi, che alla modesta menzogna di chi scrive e dice che nella sanità come nel mondo dell’impresa generica io avrei favorito i miei amici, rispondo: andate e guardate se i Rotelli, i Veronesi, i Rocca, i Garattini hanno ricevuto da noi un trattamento diverso.
Andate e verificate se anche personalmente questo Governatore non si è speso per ciascuno e per tutti gli imprenditori e i lavoratori della sua terra.
Andate e chiedete se non ho battuto questa Regione palmo a palmo cercando di rispondere alle attese e domande di tutte indistintamente le opere di solidarietà e di carità sociale.
Andate e parlate col popolo che mi ha conosciuto, la gente per la quale mi sono battuto, le fabbriche in crisi dove ho cercato e cerco di dare risposte all’altezza del bisogno. In verità abbiamo cercato di fare tutto per il bene di tutti, qualunque fosse il colore politico o la fede o la cultura che professasse.
Lo abbiamo fatto avendo come unico criterio la buona salute, la buona impresa, la buona amministrazione.
Abbiamo commesso errori? Sì.
Tutto quello che abbiamo fatto è riformabile? Sì.
Bisognerà prendere atto puntualmente dei limiti di questo nostro amministrare? Sì.
Ma questo dovrà deciderlo il popolo elettore, non i tribunali, né tantomeno le campagne denigratorie e diffamatorie .

Ma ribadisco: l’amicizia non è un reato, anzi è il segreto della vita buona, la normalità del nostro essere nel mondo e per il mondo, il posto dove ogni uomo e donna desiderano ardentemente abitare e dove ciascuno di noi, qualunque professione svolga e responsabilità abbia nella vita, può trovare il necessario paragone e la prima correzione per essere quello che deve essere nella professione e responsabilità che è chiamato a svolgere.

Per il resto, faccio tanti auguri, a te Carla e a tutti gli amici di continuare a combattere insieme la buona battaglia. E ai legittimi avversari e persino a coloro che mi considerano un nemico, anche a loro auguro un rapporto, nei miei confronti e nei confronti dell’amministrazione che rappresento, che sia da uomini e perciò all’altezza della ragione e delle ragioni e non del pregiudizio, dell’ipocrisia e dei fanatismi che troppe volte abbiamo visto finire in intolleranza e violenza.
Roberto Formigoni

Ps. Inutile dire che non mi dimetterò: sarebbe da irresponsabili piegarsi al ricatto dei calunniatori e dare soddisfazione a lobby a cui sembra non importare niente del dramma della crisi che sta devastando l’Italia e a cui interessa soltanto la mia poltrona per i loro affari di potere.

 

 

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56 Commenti

  1. Marco Corradini says:

    Formigoni, sei un pagliaccio!!! tanto o ti dimetti tu o prima o poi la finanza viene a prenderti a casa!!

    • sandro says:

      ma chi sei tu Marco per fare certe affermazioni? Hai prove in mano? Se le hai sei pregato di andare in magistratura, altrimenti pagliaccio ci sarai tu!

    • Giovanni says:

      Questo e’ proprio il il tempo dell’odio codardo che si maschera, privato dell’uso della sana ragione, con il pur giusto desiderio di giustizia. Guardiamo ai fatti e non all’idea che sui fatti ci siamo costruiti. E’ cosi che si impara dalla storia. Percio’ Formigoni continua a dimostrare con forza e lealta’ le tue ragioni.

  2. Carlo Martinelli says:

    Nella lettera al ” Corriere ” della signora Vites Simone c’è un’affermazione che mi lascia assai perplesso e che mi spinge a una considerazione probabilmente scarsamente lenitiva delle afflizioni alla bile di donna Carla.
    Spero che non me ne voglia, ad ogni modo, per l’ovvietà della riflessione.
    ” Cl, a mio avviso, deve avere un sussulto di gelosia per la propria identità, per quello che Don Giussani pensava al momento della fondazione ” .
    E: ” A questo punto, bisogna domandarsi, con Benedetto XVI: ‘ Perché facciamo quello che facciamo ? ‘ ”
    Se il punto a cui si fa riferimento è l’arresto del marito, mi chiedo se le denunce debbano sempre esternarsi dopo l’esperienza di un pesante scacco personale.
    Non sarebbero più credibili se pubblicizzate in una situazione più serena?
    Vorrei inoltre precisare che lo sfogo della moglie, nelle mie intenzioni, non rientra nella definizione di ” fuoco amico ” citata nel mio precedente commento.

    • Leo says:

      Ho letto una bella battuta di un francescano, “CL, buoni quelli, comunione fra di loro e Liberazione dagli altri”, ecco questo è quello che passa del Vostro movimento!!

  3. matteomatteo says:

    Da persona vicina al mondo di CL (tantissimi amici, la scuola) mi interrogo, una volta di più, su quello che di CL mi ha sempre convinto poco: la fede retta sui legami, sulle amicizie, su quella che voi chiamate tanto spesso “compagnia”. Perchè il rischio è che la fede legittimi tutto. anche quello che non è legittimo. Diventa giusto, in nome della fede e dell’esperienza comune affidare il posto in specialità allo specializzando “del movimento”. Diventa giusto scegliere, tra diversi candidati, quello “del movimento”. Perché quello lì condivide la fede! dunque perché non dovrei preferirlo?
    In fondo, tutto si regge sulla portata (auto)legittimante della fede.
    Il problema è che siamo e siete uomini. E in questi circuito tanti se ne approfittano. Quanti professionisti si avvicinano al vostro mondo perché siete una fantastica e ricchissima fonte di clienti?
    Vi rendete conto che il ciellino vota solo il candidato di CL (sponsorizzato dai giovani studenti delle vostre scuole che volantinano gratis senza capir nulla di politica… ma l’importante è votare quello di cl, non può essere che il migliore!), è curato dal medico di CL, è difeso dall’avvocato di CL!!!
    E allora perché non usate questa occasione per fare una riflessione sul movimento. Dove state andando? Dove vi sta portando questa troppo stretta vicinanza tra professione/potere/ricchezza e credo religioso? Non vedete il rischio che la vostra fede dal fine stia diventando il mezzo? Ripeto, dico questo con affetto e, per tantissimi di voi, infinita stima.

    • stefano says:

      La penso esattamente come Matteo,
      Anche io nutro molto affetto verso il movimento. l’incontro col movimento ha per fortuna forgiato il mio modo di essere e mi ha insegnato a paragonare tutto con il desiderio di felicita e verita del mio cuore.
      Ma appunto per questo da un po di anni ho dovuto allontanarmi. Ragazzi, per me e’ una questione di fedelta a me stesso, al mio cuore e alla bellezza che ho visto anche grazie a cl.

      Lo ha espresso bene matteo nel suo commento: il rischio e’ che la fede legittimi tutto, anche cio che non e’ legittimo, che non e’ giusto.

      In questi giorni sono andato alla ricerca su vari siti legati al movimento di un commento del tipo:
      Ok che siamo tutti peccatori, ok che la regione lombardia e’ stata ed e ancora probailmente amministrata benissimo, ok tutto. pero per onor del vero diciamo le cose come stanno, e chiamiamo le cose col loro nome: che ci sia stato un legame cosi stretto con vacanze e giri di regali tra il presidente della regione e una persona con la funzione di dacco non va bene, e’ stato un errore ed e’ sbagliato.
      Ecco, non ho trovato niente del genere e mi e’ spiaciuto.

      con affetto e stima
      stefano

    • don Nicola says:

      Concordo pienamente al 100 per 100, da non ciellino, ma da credente

  4. Valter says:

    Caro Roberto,
    Vai avanti anche con tutte le difficoltà che hai E che avrai sia interne che esterne.
    Quello che hai fatto per la Regione Lombardia portandola ad una eccellenza, riconosciuto anche da chi all opposizione è aperto e serio, nessuno potrà cancellarlo.

  5. diodoro siculo says:

    da iscritto siciliano alla fraternita di cielle sono moltoamareggiato nel constatare che molti nel difendere le costose vacanze dell’ottimo Presidente Formigoni (magari lo avessimo in Sicilia) affermano che sono fatti suoi …ma che stiamo dicendo …il Movimento nel 1976 mi ha affascinato perche’ vi vedevo e vi vedo una rara dimensione comunitaria che riportava alle origini del cristianesimo . Comunione di Giudizio,di Beni e di vita ..mi ricordo che il prete del Movimento mi invito’ a fare un festa di mtrimonio parca e dare il risparmio alle missioni..gesto che io e mia moglie abbiamo fatto di buon grado. anzi eravamo felici di questo gesto che “rompeva” con i barocchi e costosissimi matrimoni alla siciliana. Ebbene il Movimento ma soprattutto il magistrale insegnamento di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI mi hanno sempre piu’ convinto che siamo chiamati a testimoniare in qualsiasi momento della vita…pertanto da uno del gruppo dei Memores Domini mi aspetto un uso francescano del tempo , delle vacanze insomma della vita perche’ nasciamo solo per arrivare i Paradiso…stando meno possibile in Purgatorio. Condivido al cento per cento la lettera della della signora Dones in Simone…anche se ci dovrebbe spiegare perche’ stava in Costa Smeralda e non a fare volontariato in Uganda……od in qualche quartiere del milanese …oppure fra noi terroni….
    In noi deve risplendere il Volto di Cristo Sole della Storia…non il sole delle antille…..

  6. Giorgio says:

    Presidente Formigoni,
    credo che questa vicenda, dimostri ancora una volta che Lei è una brava persona, che però fa il mestiere sbagliato.

    Mi spiego meglio. Innanzitutto questa “situazione”, definita anche dal direttore Feltri come inesistente da un punto di vista penalistico, è una fase all’interno di un meccanismo nel quale non poteva non esserne vittima. I Poteri Forti in Italia, hanno deciso che la classe politica ha fallito, e pretendono una rivoluzione, “un cambio del personale”. La cosiddetta “casta” sarà sempre più vittima di tranelli e gossip, per metterli in situazioni imbarazzanti da un punto di vista moralistico. Lei ne è un esempio: stanno facendo terra bruciata attorno alla Sua figura per attendere che Lei si dimetta, crolli; in quanto se non hanno ancora attaccato in maniera corposa il target, Lei, c’è da aspettarselo che lo faranno in seguito. I Suoi collaboratori e CL non sono che dei versanti della montagna per arrivare in cima, ne troveranno altri. E ne soffrirà ancora, perchè quando si è alle Sue altezze (anche solo allegoricamente mi viene da pensare al Pirellone) difficilmente ci sono fette della propria vita personale che si riesce a celare.

    A dire la verità sono troppo giovane per sapere quando in Italia sia nata la moda a chi è più moralista. Sono nato dopo le ideologie che tanto hanno animato anche le lotte universitarie degli anni Settanta, ma evidentemente oggi ci si è dimenticati il monito: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra.”
    Al momento la massa di popolazione italiana, è sfruttata da tutti, come pecoroni: le ideologie sono svuotate, in favore di una generica “caccia alle streghe!”. Un piazzale Loreto della moralità.
    Quindi a mio avviso, serve a poco l’appello al ricordo che Lei è Presidente della Regione perché votato dalla gente: non sarà la popolazione a difenderLa da assalti di giornalisti inopportuni (che scambiano quotidiani nazionali, per riviste da parrucchiere).

    Concludendo, è con un caloroso incoraggiamento che La invito a non mollare, a credere nella Magistratura e nella Legge dello Stato, e a non presentarsi più di fronte a giornalisti, opinionisti o quant’altro perché Si farebbe venire solo degli inutili mal di pancia.
    La invito a sedersi e a riprendere le normali attività della Sua carica istituzionale.
    Il fattore morale non è rilevante ai sensi della legge.
    Il discorso dell’ignorante presuntuoso lo lascerei ascoltare a chi ha tempo da perdere.
    Se c’è una cosa che Comunione e Liberazione, e nello specifico il CLU, mi hanno insegnato, è che noi siamo i primi, perché prima di tutto uomini, che riconoscendo i nostri limiti, ed abbracciandoli, nella realtà concreta, abbiamo una marcia in più, sulle ideologie di ogni tipo, ieri come oggi.

    Cordiali saluti.
    Giorgio

    • leo1962 says:

      Il fattore morale non è rilevante ai sensi della legge! Bravissimo vai avanti cosi’ che vai bene Giorgio farai carriera anche tu in CL.

  7. Giovanna says:

    Sono d’accordo che la strumentalizzazione dei media nei processi abbia la conseguenza di creare una tagliente opinione pubblica, che non aspetta la sentenza per dichiarare chiunque colpevole..
    e` comunque DIRITTO di ogni cittadino informarsi su cosa succede ai vertici dell’organizzazione del loro paese. Non dimentichiamoci dell’art 54 della costituzione, che reca “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge». Noi abbiamo il diritto di vedere con chiarezza negli affari dello stato e delle persone che lo governano. Abbiamo il diritto di pretendere che tutto quello che succede sia chiaro, che si sappia esattamente chi si sta mettendo d’accordo con chi, quanto ci guadagna e cosa ci guadagna il popolo. Il compito del giornalista e` di informare: non di muovere l’opinione pubblica! Come il compito del politico e di governare limpidamente agli occhi di tutti, non di cercare di suscitare commozioni facendo leva sul proprio orientamento religioso. Perche` l’importante e` essere uomini ONESTI. non importa la religione, il tesserino politico che si tiene in tasca, la regione di provenienza.
    E` ASSURDO pensare di far leva sul supporto popolare tramite questioni religiose personali. Si valutino i fatti, le proposte di legge, l’onesta` della persona, le effettive AZIONI.
    Aspettero` comunque l’esito delle indagini della magistratura (nella` cui veridicita` confido). Mi appello al buon senso di tutti: aspettiamo ad accanirci inutilmente e SEGUIAMO LE INDAGINI, CHIEDIAMOCI DI OGNI CONTO CHE NON QUADRA.

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    …non credo ci sia nessun e/c da far vedere, perchè non mi pare vi sia – su quel punto – nessun reato da dimostrare..anzi, così fotocopiando – io credo – si darebbe soltanto spago al giustizialismo acerrimo avversario della sussidiarietà. Questo è il punto da tenere ben presente. Questo vuol essere l’assalto finale alla sussidiarietà in Lombardia, e al tempo stesso una sonor

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