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Feltri: «Perché con Farina il Tribunale ha acceso il turbo?»

luglio 12, 2012 Vittorio Feltri

Riportiamo alcuni passaggi dell’editoriale di Vittorio Feltri, dedicato alla condanna di Renato Farina, che appare oggi sulla prima pagina del Giornale col titolo “Tre anni di galera di una bugia. Il codice penale è da stracciare”.

Riportiamo alcuni passaggi dell’editoriale di Vittorio Feltri, dedicato alla condanna di Renato Farina, che appare oggi sulla prima pagina del Giornale col titolo “Tre anni di galera di una bugia. Il codice penale è da stracciare”.

Ho quasi paura a scriverne. Una paura generica, vaga. Non sarà che poi succeda qualcosa di brutto anche a me? Ma la notizia bisogna pur darla, accompagnata da un rispettoso commentino: Renato Farina (…) è stato ieri condannato dal Tribunale di Milano a 2 anni e 8 mesi di reclusione, senza condizionale.

Furto con scasso, rapina a mano armata, bancarotta fraudolenta? Nossignori. Per questi reati, l’onorevole Farina (Pdl) se la sarebbe cavata con una pena inferiore probabilmente.

In pratica, egli non ha fatto nulla di male. Nel senso che non ha recato danno ad alcuno, non c’è una parte lesa, non c’è una vittima, qualcuno che abbia sofferto. (…)

Farina, un cattolicone che ha le tasche piene di corone del rosario benedette e di immaginette della Madonna, ha deciso nello scorso febbraio di andarlo (Lele Mora, ndr) a trovare. È fatto così: quando non va in chiesa, va in prigione a consolare gli afflitti. Suppongo abbia messo piede in tutti i reclusori nazionali. Nei quali, essendo parlamentare della Repubblica, ha libero accesso nell’esercizio delle sue funzioni di controllo. Cosicché, un bel dì si è recato anche a Opera dove «risiede» il detenuto Mora.

(…) Sia come sia, Farina, per aver detto che l’accompagnatore era un proprio aiutante, è stato denunciato per falso in atto pubblico. E qui comincia la grana. La denuncia si trasforma in inchiesta, quindi in processo, che si è celebrato ieri mattina con l’esito drammatico riferito: 2 anni e 8 mesi di reclusione. (…) Se gli effetti prodotti dal codice sono questi, o c’è qualcosa che non va bel codice o c’è qualcosa che non va in chi lo ha interpretato.

(…) Affari di tutti che una vicenda tanto marginale si sia conclusa con un castigo degno di un criminale incallito, non di un omone placido reo di aver condotto con sé un ragazzo al colloquio – legittimo – con un poveraccio dietro le sbarre da tempo, benché non sia ancora stato processato. Siamo di fronte – da un punto di vista almeno umano – a una pena incongrua per eccesso, emessa con una rapidità insolita per la giustizia di casa nostra: cinque mesi soltanto sono trascorsi dal reato al giudizio di primo grado. Un record in un Paese nel quale domina la prescrizione per decadenza termini.

Come mai per Farina il Tribunale ha acceso il turbo? La domanda meriterebbe una risposta che, però, non avremo. Pertanto, rimarremo con il dubbio che per lui sia stata percorsa una corsia preferenziale di cui non sospettavamo l’esistenza. Motivo? Non ne ho idea. O meglio, ne avrei una ma non oso manifestarla per codardia, per piaggeria nei confronti della magistratura di cui ho terrore.

Mi auguro che le toghe dell’appello siano più miti e valutino con maggiore clemenza sia il reato (se di reato si tratta) sia la personalità di chi lo ha commesso.

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