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Essere amici di Formigoni non è come essere amici di Bersani

aprile 26, 2012 Luigi Amicone

Comparate le due vicende, quella dell’indagato Penati e quella del non indagato Formigoni, e confrontate cosa è successo.

Quando nel cuore dell’estate scorsa scoppia il caso Penati (e, don’t forget, trattasi proprio di quel Filippo Penati che nel 2010 fu candidato dalla sinistra contro Formigoni per la poltrona di Governatore della Lombardia) succede che, sulle prime, ci si interroghi su un sistema di potere, giro d’affari, presunte tangenti, per «centinaia e centinaia di milioni».

Giorgio Bocca (e chi più di lui è autorizzato a esprimere tutta l’indignazione morale dell’Editoriale Repubblica-Espresso?) confessa a Silvia Truzzi del Fatto Quotidiano che «tra il Pd e i tempi d’oro del Psi piglia-tutto» non vede analogie. «Vedo un’assoluta identità». Rimaniamo tutti basiti. Però Luigi De Magistris e Marco Travaglio ci ricordano che sì, in effetti, Penati era il capo della segreteria di Bersani. Maleducati. E allora? Allora il Corriere della Sera e La Repubblica si defilano immediatamente dal classico concerto di domande alla Giannini e scoop alla Sarzanini.

Benissimo. Il 26 luglio 2011, a una settimana dallo scoppio del caso Penati, il segretario del Pd Pierluigi Bersani rompe il silenzio con una lettera al Corriere della Sera. Non nega «il turbamento che ci viene dalle indagini in corso», ma rivendica «la diversità politica» del Pd. E cosa risponde Bersani a chi, invece, tenta di approfondire la notizia sui legami tra il politico Pd Filippo Penati, il partito di Filippo Penati e il segretario del partito di Filippo Penati? Bersani risponde ribadendo le due “diversità” (sua personale e quella del Pd), si indigna, minaccia querele. Infine, e siamo solo 24 ore dopo la lettera al Corriere, Bersani cala la minaccia della famosa e gioiosa macchina da guerra: «Sto facendo studiare la possibilità di fare una class action da parte di tutti gli iscritti al Pd».

Da quel 27 luglio la cresta dei grandi giornalisti-editorialisti a caccia di scandali si abbassa. Le chiacchiere inutili sul contorno politico penatiano scompaiono. E finalmente, pur emergendo nuove accuse di corruzione a riguardo dell’esponente Pd (nel frattempo dimissionario dal partito, ma non dalla poltrona che occupa in Regione), ai primi di settembre del 2011 i magistrati inquirenti “precisano” che non c’è alcun bisogno della sua custodia cautelare. A quel punto i moralizzatori si tacciono. La stampa degli indignados sta contenta. Tutti noi aspettiamo fiduciosi che la giustizia faccia il suo corso evitando gogne e processi sommari.

Ricostruzione affrettata e malandrina? Può darsi. Siamo di parte, ed è facile che siamo noi ad esserci persi qualche puntata del caso. Perciò, cari lettori e cari Bersani, Penati e Pd, potete farci la gentilezza di inviarci gli stralci di verbali che avete letto sui giornali, le lettere dal carcere dei coinvolti nell’inchiesta, le intercettazioni e le immagini dei tantissimi microfoni che vi hanno sbattuto in faccia per saperne di più sui vostri rapporti, le cene, le vacanze e i conti del partito all’epoca del capo segreteria Filippo Penati? Ci fate la cortesia di farci avere le dieci domande che vi ha rivolto Repubblica? Ci mandate le fotocopie degli articoli del Corriere della Sera contenenti allusioni, ammonimenti, indignazioni, Severgnini, sulla “questione morale” e  conseguenti richieste di dimissioni ai vertici del Pd?

Ecco, fate con calma le vostre ricerche su google e inviateci la rassegna stampa. Intanto, nell’attesa di riscontri, comparate le due vicende (quella dell’indagato Penati e quella del non indagato Formigoni) e confrontate cosa è successo il giorno dopo che Bersani ha perso le staffe e minacciato la mobilitazione del partito con la pazienza di Formigoni che (da persona non indagata) ha perso solo qualche staffa e minacciato querele solo negli ultimissimi giorni, dopo che per mesi ha imbarcato, sul proprio conto e sul conto della Regione Lombardia, tonnellate di fango. E non finisce qui.

Vi sembra che ultimamente, dopo mesi di pazienza e solo qualche staffa saltata, i giornali abbiano smesso di imbarazzare perfino i cardinali sul caso del non indagato Formigoni? Vi sembra che si sia placato il piacere dello sputtanamento privato e pubblico? Vi sembra che sia finito il linciaggio mediatico a causa di certi suoi amici? Vi sembra che, come fecero l’istante dopo con Bersani (persona non indagata) che li minacciò di querela, i cronisti abbiano smesso di assediare la persona non indagata di Formigoni? Vi sembra che abbiano smesso di processarlo per i suoi sodalizi, le sue cravatte, le sue vacanze? Vi sembra che abbiano smesso l’assalto fondato sulla presunzione di colpevolezza di Formigoni, pur non essendo Formigoni indagato? Vi sembra che abbiano smesso di scrivere di lui come di un capo cosca e se non lo è a lui l’onere della prova contraria? Vi sembra che, a cominciare dall’articolo di Gad Lerner del 1 dicembre del 2011 su Repubblica e finire a quello di stamattina, 26 aprile 2012, a firma di Beppe Severgnini sul Corriere, si sia interrotta la lunga catena di editoriali che condanna Formigoni a prescindere, anche se ad oggi egli non ha ricevuto alcun avviso di garanzia, anche se c’è una gara fantastica per chi arriva primo a convincere la Procura a emettere un avviso qualsiasi, e così la storia la chiudiamo lì, basta scoop, chiacchiera, gossip, Formigoni è morto e morta lì?

E adesso rispondete voi, cari lettori, alla domanda che mi ha posto questa mattina Radio Popolare: «Quali sarebbero secondo lei i poteri editoriali, economici e finanziari di cui parla il Governatore Formigoni quando a Matrix denuncia una campagna orchestrata contro di lui, per farlo fuori dopo che hanno fatto fuori Berlusconi?».

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4 Commenti

  1. stella says:

    Condivido senza dubbio , non è giusto investigare sulla vita personale delle persone.

  2. Giovanni says:

    direttore, sei stato il più bravo.
    continua così, alziamo il tiro: basta difendere Formigoni, iniziamo a guardare chi lo attacca.

  3. marco53 says:

    Stupefatto perchè certuni si firmano opinionisti, non troverei male guardare chi lo attacca: Severgnini non avverte l’esigenza, anche lui, “in attesa di conoscere la responsabilità giudiziaria, di prendersi la responsabilità (politica: non può, ma quella) civile e morale” di rifiutarsi di scrivere dal pulpito di una testata la cui editrice ha azionisti indagati, non tempo addietro, ma solo il 19 aprile scorso (20% di Premafin, Ligresti indagato per aggiottaggio) ?

  4. michele says:

    innanzitutto grazie per l’articolo – beh vi invito a leggere il commento di gramellini sulla stampa http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1162&ID_sezione=56 siamo al crucifige. veramente lo strabismo di questi moralisti inizia veramente ad irritare oltremisura

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