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Ecco come il comunismo crocifigge i cattolici, oggi. Storia del vescovo cinese Ma Daqin

luglio 10, 2015 Leone Grotti

Rinchiuso nel seminario di Sheshan tre anni fa, il vescovo di Shanghai ancora non è stato liberato. Piuttosto che rinnegare la fede e l’obbedienza a Roma è disposto a morire

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Per il terzo anno consecutivo, monsignor Ma Daqin non ha potuto pregare per i martiri cinesi insieme al resto della Chiesa universale, che festeggia Agostino Zhao Rong e compagni ogni 9 luglio. Il vescovo di Shanghai, infatti, si trova agli arresti domiciliari nel seminario di Sheshan dal 7 luglio 2012, giorno della sua ordinazione episcopale a vescovo ausiliario e giorno del suo arresto per mano del partito comunista.

APPLAUSI E MANETTE. Monsignor Ma era stato arrestato alla fine della Mesa dalla polizia per aver pronunciato queste parole: «Con questa ordinazione, io consacro il mio cuore e la mia anima al ministero episcopale e all’evangelizzazione. Voglio dedicarmi ad assistere il vescovo (Jin Luxian, allora 96enne, morto nel 2013, ndr) e per questo ci sono alcune posizioni che mantengo e che risulterebbero sconvenienti. Da oggi in poi, dunque, non sarò più membro dell’Associazione patriottica». I fedeli hanno reagito con uno scroscio di applausi, il partito con le manette.

ASSOCIAZIONE PATRIOTTICA. L’Associazione patriottica è un surrogato della Chiesa cattolica creato da Mao Zedong nel 1958. Tra i suoi scopi c’è quello di istituire una Chiesa indipendente dalla Santa Sede e dal Papa, considerato un capo di Stato straniero e ostile. Non a caso è stata definita da Benedetto XVI un organo «inconciliabile con la dottrina cattolica». Sacerdoti e vescovi in Cina, però, sono chiamati ad aderire alla cosiddetta “Chiesa ufficiale”, che pretende di stabilire cosa si insegna a catechismo, chi deve essere ordinato, cosa si deve studiare nei seminari e cosa devono dire i parroci durante le omelie. Ma Daqin ha deciso coraggiosamente di obbedire al Papa e non al partito comunista, e ha voluto dirlo pubblicamente a tutti i suoi fedeli.

MILIONI SCOMPARSI. Da tre anni, la diocesi di Shanghai si trova senza un vescovo ed è attualmente guidata da una commissione di cinque persone. Secondo alcuni cattolici locali, citati da Ucanews, nell’ultimo anno questa commissione ha deciso di trasferire decine di milioni di yuan di proprietà della diocesi a conti governativi dell’Ufficio affari religiosi. Nessuna spiegazione è stata fornita per il trasferimento di denaro. Il partito comunista deve alla Chiesa cattolica miliardi di yuan per tutte le terre e le proprietà che ha confiscato dopo la rivoluzione maoista. La diocesi di Shanghai è una delle pochissime a cui è stata restituita parte dei suoi averi ed è, di conseguenza, molto benestante.

DUE POSSIBILITÀ INACCETTABILI. La precaria situazione della diocesi ha bisogno di essere risolta, secondo un cattolico locale: «Non siamo ottimisti per il futuro», spiega. «O la Chiesa guidata dal governo di Pechino ci assegna un vescovo oppure ne eleggerà un altro tra i nostri preti. Ma entrambe queste soluzioni per noi sono impossibili» da accettare. Secondo alcune indiscrezioni, il partito comunista ha fatto una proposta a monsignor Ma per fargli riavere il suo posto da vescovo.

TITOLO REVOCATO. Il governo di Shanghai, infatti, ha costretto la diocesi a sospenderlo, impedendogli di concelebrare la Messa per due anni e revocandogli l’incarico di prete parrocchiale della chiesa Nostra Signora di Lourdes di Tangmuqiao. Infine, la Conferenza episcopale della Chiesa cattolica cinese, non riconosciuta dal Vaticano perché nello statuto indica come autorità ultima un’assemblea democratica di prelati e non il Papa, ha revocato a monsignor Ma il titolo di vescovo ausiliario di Shanghai.

«PIUTTOSTO LASCIATEMI MORIRE». Il partito comunista avrebbe «offerto a monsignor Ma la possibilità di tornare vescovo. In cambio, però, lui sarebbe dovuto diventare leader dell’Associazione patriottica», la stessa che ha deciso di abbandonare il giorno della sua ordinazione. «Il vescovo Ma però ha rifiutato questa offerta spiegando che “preferisco piuttosto che mi lasciate morire”».

 

CORSO DI AGGIORNAMENTO. Mentre continua la persecuzione di monsignor Ma, l’Ufficio affari religiosi ha richiesto a tutti i sacerdoti e le suore di Shanghai di partecipare a un corso di aggiornamento sullo “stato di diritto e lo sviluppo della Chiesa cattolica”, un tema di cui si è molto discusso durante la quarta sessione plenaria del 18esimo Congresso nazionale del partito comunista.

IL CROCIFISSO DI MORALES. I cattolici cinesi di Shanghai hanno reagito così: «È una presa in giro fare un corso su questo tema. Dovremmo chiedere in base a quale legge il nostro vescovo è detenuto indefinitamente senza alcuna accusa». L’incarcerazione di Ma Daqin è la dimostrazione di quanto il partito comunista sia insincero quando dice di voler dialogare con il Vaticano e di come l’ideologia comunista sia incompatibile con la Chiesa cattolica.


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