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Cosa c’è dietro i numeri Istat sul calo demografico in Italia

giugno 14, 2017 Francesca Parodi

Secondo l’Istat, nemmeno gli stranieri riescono a portare in positivo il saldo naturale tra nascite e decessi. Eppure la classe politica sembra non preoccuparsene

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Aumentano gli stranieri in Italia, ma questo non basta a fermare il calo demografico che il nostro paese sta vivendo da anni. Secondo il Rapporto demografico relativo al 2016 dell’Istat, la popolazione straniera aumenta di 20.875 unità (di cui soprattutto uomini), mentre quella italiana cala di 96.981 unità. Al 31 dicembre 2016 in Italia si contano 60.589.445 milioni di persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera (circa l’8, 3 per cento, la maggior parte dei quali risiede nel centro-nord). Lo scorso anno sono state registrate 473.438 nascite e 615.261 decessi, dunque il saldo naturale è negativo per 141.823 unità.

MENO FIGLI. Non abbiamo superato il livello record di mortalità del 2015, ma nel 2016 il numero di decessi è in linea con il trend degli anni precedenti, dovuto all’invecchiamento della popolazione. Aumenta invece il calo delle nascite, un declino avviatosi nel 2008 con l’inizio della crisi economica. Secondo un’analisi fatta dalla rivista Limes, l’aumento delle disponibilità economiche che l’Europa ha vissuto a partire dal Novecento ha portato ad un incremento di consumi attraverso due fasi: inizialmente, «si è trattato di consumi elementari, come cibo, medicine ed energia, che hanno determinato la discesa della mortalità e l’allungamento della vita»; solo successivamente si è scelto di preferire la qualità alla quantità anche per quel che riguarda i figli, cosicché si è preferito avere meno figli, ma più istruiti e meglio curati e vestiti. È chiaro poi che il calo delle nascite si lega a diversi fenomeni, come la diminuzione della fertilità di coppia, del numero di donne in età riproduttiva e dei matrimoni. Le nascite oggi restano sotto il mezzo milione, ma sono gli stranieri a mantenere un saldo positivo, mentre per i residenti italiani il deficit è più marcato. Il saldo naturale della popolazione complessiva è negativo in tutte le regioni, con l’unica eccezione della provincia autonoma di Bolzano, dove le nascite sono maggiori dei decessi.

EMIGRATI E IMMIGRATI. Bisogna inoltre considerare i flussi migratori di cittadini italiani. È in lieve crescita rispetto al 2015 il tasso di italiani che rientrano nel nostro paese dopo un periodo di emigrazione all’estero (quasi 38 mila). Tuttavia ancora molti nostri connazionali si trasferiscono all’estero (nel 2016 sono partiti quasi 115 mila cittadini italiani), così come aumentano gli italiani nati all’estero (più di 23 mila nel 2015 e circa 27 mila nel 2016), ma si tratta prevalentemente di cittadini italiani di origine straniera che, dopo aver acquisito la cittadinanza, emigrano in una nazione terza o tornano al loro paese d’origine. Continua anche l’emigrazione storica, sia da parte di italiani sia da stranieri, dal sud al nord Italia.

PRIORITÀ NAZIONALE. Come rileva Limes, è interessante notare il salto dell’Italia nella graduatoria mondiale per numerosità di popolazione: nel 1950 si situava al decimo posto, mentre nel 2017 è arretrata fino al ventitreesimo. Eppure, scrive la rivista, la classe politica e l’opinione pubblica non sembrano voler dare le priorità a politiche sociali che supportino le giovani coppie e le famiglie e incentivino la crescita. Ma non sono sufficienti incentivi economici, servono anche mutamenti strutturali: servono politiche che favoriscano l’occupazione femminile, l’ingresso dei giovani nel mondo lavoro e la selezione di migranti con alte qualifiche e buone specializzazioni. «C’è necessità di prendere coscienza – sia pure tardivamente – del fatto che la questione demografica è una priorità nazionale, non una mera questione di contabilità di anime, ma un fondamento della coesione, della stabilità, del rinnovamento della società».

Foto Ansa

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