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Come si comporta chi non riesce a dire “basta” al trading online

maggio 12, 2017 Mariarosaria Marchesano

La dipendenza dagli investimenti in Borsa è come quella dalle sostanze stupefacenti e il fenomeno si sta espandendo sempre di più. Intervista all’esperto Paolo Cavedini

Si può diventare “drogati” di Borsa? Quando e perché accade? Domande impensabili qualche anno fa ma d’obbligo oggi, dopo alcuni recenti episodi di cronaca di cui sono state protagoniste persone il cui comportamento è apparso fortemente condizionato da attività di investimento solitarie e spregiudicate. E così si scopre che dietro un fenomeno di gran moda si nasconde il rischio di sviluppare una dipendenza, proprio come quella che danno le sostanze stupefacenti. Ne è convinto il dottor Paolo Cavedini, uno dei maggiori esperti in Italia di questo tipo di patologie (è vice direttore scientifico del Cedans, centro che studia le malattie da stress e responsabile del Centro europeo per i disturbi ossessivo compulsivi, dopo aver lavorato per vent’anni al San Raffaele di Milano in questo ambito).

Negli ultimi anni Cavedini ha visto crescere il numero di pazienti che sviluppano dipendenze comportamentali associate agli investimenti on line. «L’evoluzione tecnologica e un cambiamento sociale che ha modificato gli strumenti di accesso – spiega a Tempi –, hanno creato condizioni favorevoli alla diffusione massiva di questa pratica che, in alcuni casi, può generare una vera dipendenza. Quando si fa trading su titoli e prodotti finanziari entrano in gioco nell’organismo sostanze come la dopamina e la serotonina. Se non si ha padronanza di sé e capacità di razionalizzare, si rischia di perdere il controllo con conseguenze anche gravi».

Ovviamente, questo non vale per tutti. Ma la preoccupazione è che, nel giro di qualche anno, si arrivi anche per il trading on line a registrare disturbi del comportamento al pari di quelli generati dal gioco d’azzardo e dalla pornografia. Se ne parla poco perché si tratta di malesseri spesso non rilevati clinicamente, ma anche per il timore di criminalizzare un intero settore. E questo non sarebbe corretto. Non è neanche giusto però ignorare il tema.

Quali sono i campanelli d’allarme? Cavedini spiega: «Uno principalmente: quando non si riesce a smettere e si sente il bisogno di sedersi davanti al pc anche di notte, per esempio, per provare sensazioni di eccitazione mentale. In questi casi parliamo di comportamento compulsivo all’investimento. Ma anche l’incapacità di accettare le perdite è una caratteristica comune. Molto spesso, invece che chiudere una posizione, il che equivale a dire “basta”, si va avanti fino a depauperare ingenti somme».

Il punto è che il trader compulsivo agisce proprio come un giocatore di poker, facendosi guidare dall’istinto invece che dalle competenze e dalla ragione. La particolarità del trading on line è la velocità delle transazioni e la solitudine dell’operatore di fronte al computer. Entrambi questi aspetti possono creare un contesto in cui le componenti emotive hanno il sopravvento su quelle cognitive che sono quelle che normalmente guidano gli investimenti finanziari (fare analisi tecniche, osservare regole, calcolare i rischi, decidere).

Foto Ansa

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