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Ma chi comanda all’Onu? Ormai non ci sono più dubbi: l’Arabia Saudita

novembre 20, 2015 Leone Grotti

Riyad da una parte ha fatto approvare una mozione al Consiglio Onu per i diritti umani per condannare l’intervento del nemico russo in Siria, dall’altra ha nascosto le violazioni dei diritti umani in Yemen

Chi comanda alle Nazioni Unite? L’Arabia Saudita. È questa l’unica conclusione possibile dopo le ultime vergognose decisioni del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, presieduto proprio da Riyad. Da una parte, con una mozione ha condannato Russia e Iran per il loro intervento in Siria, dall’altra ha fatto sparire nel nulla la richiesta di inviare una missione in Yemen per verificare i responsabili delle violazioni dei diritti umani.

LE ACCUSE DI PUTIN. Dopo che il presidente Vladimir Putin ha apertamente accusato Arabia Saudita e altri paesi della Regione di finanziare l’Isis, ieri Riyad ha fatto approvare a tutto il Consiglio Onu per i diritti umani una mozione che accusa Iran e Russia di «favorire il cosiddetto Stato islamico e altri gruppi terroristici, come il Fronte al-Nusra (fazione siriana di Al-Qaeda, ndr)». Lo scopo politico della mozione è chiaro: al Re Salman non va giù che la Russia sia intervenuta in Siria, impedendo la caduta del governo di Bashar al-Assad e preservando così il governo sciita nemico dei sunniti sauditi.

TRAGEDIA YEMEN. Al contrario, gli sceicchi hanno fatto orecchie da mercante sullo Yemen, che non rientra certo tra le priorità mondiali, ma nel paese della Penisola arabica sono morte 5.700 persone dal 26 marzo, giorno in cui è cominciata l’offensiva dell’Arabia Saudita per eliminare i ribelli sciiti Houthi, che avevano conquistato il potere con la forza.
Su 5.700 vittime, ricorda il New York Times, almeno la metà sono rappresentate da civili, tra i quali 830 donne e bambini. La coalizione saudita guidata da Riyad, e appoggiata dagli Stati Uniti, ha prima bombardato a tappeto il paese e poi l’ha invaso con truppe di terra, cacciando gli Houthi da alcune importanti roccaforti ma lasciando campo libero per l’avanzata di Isis e Al-Qaeda, che hanno conquistato due importanti città.

EMERGENZA UMANITARIA. Ma la crisi yemenita non è finita qui: secondo un rapporto delle Nazioni Unite, che ha fornito anche il dato delle vittime, su 21,2 milioni di persone ben l’82 per cento ha bisogno di assistenza umanitaria. Ci sono 14 milioni che non hanno un accesso adeguato alle cure sanitarie e 1,8 milioni di bambini non possono andare a scuola da marzo.

VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI. La crisi di Sana’a non è causata solo dalla guerra ma anche dalla decisione dell’Arabia Saudita di bloccare nel paese tutte le importazioni di carburante e medicine. Secondo il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per lo Yemen, Johannes Van Der Klaauw, anche le scorte di cibo stanno per finire. Infine, ha dichiarato, 120 mila persone hanno già abbandonato il paese, 2,3 milioni sono sfollate internamente e almeno 8.800 violazioni dei diritti umani si sono verificate da marzo.

ARABIA SAUDITA. Il disastro non è paragonabile in alcun modo alla guerra siriana, ma i numeri elencati dalle Nazioni Unite giustificherebbero almeno un’indagine ufficiale per determinare i responsabili. Lo stesso Van Der Klaauw ha più volte chiesto al Consiglio per i diritti umani dell’Onu di dare il via libera a una missione nel paese, ma non se ne è mai fatto niente. Come mai? Come già detto, proprio l’Arabia Saudita è a capo di questo Consiglio Onu e secondo quanto dichiarato da Human Rights Watch «è la fortissima pressione di Riyad» che ha affossato la proposta di avviare l’indagine. Ennesima dimostrazione che non tutte le violazioni dei diritti umani sono uguali e che all’Onu comandano i petrodollari sauditi.

Foto Ansa/Ap


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1 Commenti

  1. Sebastiano says:

    Non ricordo se l’avevo già detta o se era diversa, comunque la ripropongo: “hanno messo il topo a far la guardia al formaggio”

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