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Carceri, Bernardini: «Anche per il ministro Cancellieri l’amnistia è l’unica soluzione»

giugno 20, 2013 Chiara Rizzo

Ecco le novità del pacchetto approvato in Commissione giustizia alla Camera: «La detenzione domiciliare da beneficio diventa una pena effettiva»

Dopo una lunga discussione in notturna, il 18-19 giugno la commissione Giustizia della Camera ha dato il via libera al testo sulle misure alternative al carcere e la messa in prova. È stato approvato anche un emendamento presentato dal Governo.
La radicale Rita Bernardini spiega a tempi.it «Questi provvedimenti, a parte l’emendamento presentato dal Governo, non risolvono grandi problemi. C’è stato l’ostruzionismo di Lega e M5S, ma alla fine lunedì 24 giugno il disegno di legge verrà calendarizzato per il voto in aula»

Quali sono le principali novità del pacchetto?
La cosa positiva di ciò che è stato votato in Commissione è l’emendamento del governo che prevede che la carcerazione ai domiciliari diventi una vera e propria pena, e quindi può essere erogata per reati con condanne massime a sei anni. Sino ad oggi, era considerato solo un beneficio concesso dai magistrati. È un buon passo avanti, anche se non risolverà il problema di fondo: la situazione di illegalità in cui versano le carceri. Il pacchetto prevede anche la messa in prova ai servizi sociali mantenuta per pene edittali massime fino a 4 anni, ma in questo modo si escluderebbero i reati legati agli stupefacenti ma di lieve entità, che hanno pene massime fino a sei anni. Non è stato ancora approvato il decreto governativo che interviene sulla ex Cirielli, che allo stato attuale impedisce l’accesso ai benefici e alle pene alternative a chi è recidivo: una legge che a mio avviso lascia una situazione assurda, dato che le analisi negli anni mostrano invece che chi sconta in carcere la pena senza accedere alle misure alternative ha recidiva dell’80 per cento, mentre chi ha usufruito di misure come l’indulto ha visto la recidiva diminuire sino al 20 per cento. Leggo alcune dichiarazioni fatte proprio in questo istante dal ministro Cancellieri che sintetizzano quello che penso anche del pacchetto votato ieri. Dice il Guardasigilli: «Al di là delle considerazioni che appartengono al Parlamento e che sono strettamente politiche, io credo che l’amnistia sarebbe l’unica soluzione, la strada maestra, per respirare un attimo e poter ripartire bene. Però il problema è squisitamente politico, ma sarebbe la soluzione tecnica più semplice e più efficace».

Il pacchetto di norme sulle carceri è stato stralciato dopo le perplessità sollevate dal ministro dell’Interno Angelino Alfano su eventuali problemi per la sicurezza, con la previsione di 3-4 mila detenuti fuori dal carcere. Cosa ne pensa?
Mi domando come si possa essere contrari al rispetto dei diritti umani facendo dichiarazioni antigarantiste come quelle fatte da Alfano, e cosa c’entrino queste con lo spirito liberale e garantista del Pdl. In questi giorni esponenti di primo piano del Pdl, come Francesco Nitto Palma, hanno espresso non solo la loro adesione personale, ma quella del partito, ai sei quesiti referendari sulla giustizia.

Ma è vero che sono aumentati alcuni reati come furti, rapine, scippi, e che se uscissero alcuni detenuti per effetto delle proposte Cancellieri aumenterebbero i rischi per la sicurezza?
È dimostrato che chi sta nelle nostre carceri per reati come furti o rapine ha residui di pene molto esigui da scontare. Allora io rispondo chiedendo se sia meglio lasciarli in condizioni di cattività contrarie ai diritti umani, con uno Stato che si comporta come un delinquente professionale dato che vìola le norme internazionali, oppure lasciare scontare la pena ai domiciliari, da cui non potrebbero uscire. Se osserviamo i dati del ministero della Giustizia per il 2012 si nota che le revoche per chi ha ottenuto i domiciliari, nel caso di commissione di nuovi reati, non arrivano nemmeno all’1 per cento: solo lo 0,84 per cento di chi è ai domiciliari ha ricommesso reati, lo 0,83 di chi è affidato in prova ai servizi sociali, lo 0,88 per cento di chi è in semilibertà.

Lei ha appena incontrato il ministro Cancellieri privatamente per discutere del problema delle carceri. Ci racconta perché è stata convocata e cosa vi siete dette?
Il ministro mi ha voluta incontrare perché mi ha detto che condivideva alcune delle critiche che avevo rivolto al suo ministero. Anzitutto il ministro Cancellieri mi ha confermato (lo sostengo da tempo) che i dati sulla capienza effettiva nelle carceri diffusi dal Dap sono gonfiati. Anche secondo il Guardasigilli i posti in carcere reali sarebbero inferiori a 47 mila. Abbiamo approfondito alcuni temi quale quello della magistratura di sorveglianza e parlato della sua idea di riaprire il supercarcere di Pianosa. L’ho avvertita che mettere 500 persone in una sorta di paradiso naturale, dove i detenuti di fatto sarebbero liberi, potrebbe creare complicazioni sociali. Lei ha convenuto che si potrebbe invece partire con numeri inferiori, per esempio 100 detenuti, e riprendere il caso positivo del penitenziario sull’isola della Gorgona, dove tutti i detenuti lavorano. Infine Cancellieri mi ha ribadito che in ogni sede avrebbe sottolineato che la misura che occorre per uscire dall’illegalità è quella dell’amnistia o dell’indulto, perché in questo momento abbiamo 66 mila detenuti in condizioni disumane e degradanti. Ho evidenziato che l’amnistia servirebbe non solo alle carceri, ma anche a smaltire i 5 milioni di procedimenti penali pendenti e che sarebbe il caso di svolgere degli studi per capire quanti di questi potrebbero cadere con un’amnistia. Di fatto oggi subiscono già una sorta di amnistia, quella delle prescrizioni in cui cadono.

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2 Commenti

  1. ragnar says:

    L’amnistia non é una soluzione, i lavori forzati sí. Molte opera pubbliche verrebbero completate.

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